Contenuto tratto dal numero di ottobre 2026 di Forbes Italia. Abbonati!
Negli ultimi anni la transizione energetica europea ha dovuto fare i conti con uno scenario molto diverso da quello in cui era nato il Green Deal. Le crisi energetiche e geopolitiche hanno riportato al centro del dibattito non soltanto la riduzione delle emissioni, ma anche la sicurezza degli approvvigionamenti e la capacità dell’Europa di mantenere una propria base industriale. Il rischio è che, nel percorso verso la decarbonizzazione, alcune dipendenze dall’estero vengano ridotte mentre ne emergono di nuove, dalle materie prime critiche alle tecnologie per la mobilità.
Lo studio Eni-Teha: i biocarburanti come scudo per l’industria e l’occupazione Ue
È in questo scenario che Eni e Teha Group inseriscono il tema dei biocarburanti. Lo studio strategico Sustainable biofuels as a strategic lever for industrial competitiveness, energy security and decarbonization, presentato al Forum di Cernobbio, individua nei biocarburanti da materie prime rinnovabili, come hvo (hydrogenated vegetable oil) e saf (sustainable aviation fuel), una soluzione già disponibile per diversificare gli approvvigionamenti, ridurre le emissioni lungo la filiera e preservare capacità e competenze industriali europee.
A sostegno di questa tesi, lo studio fotografa alcune vulnerabilità dell’industria europea. Tra il 2015 e il 2025 le importazioni di veicoli finiti sono più che triplicate, raggiungendo circa 166 miliardi di euro, mentre la perdita potenziale di valore aggiunto per l’automotive europeo è stimata tra 30 e 60 miliardi all’anno. Dal 2009 l’Europa ha inoltre perso il 21% della propria capacità di raffinazione, aumentando la dipendenza dalle importazioni di diesel e jet fuel. Una contrazione che, secondo il rapporto, avrebbe comportato anche la perdita di 90mila-130mila posti di lavoro qualificati.
La dipendenza riguarda anche le materie prime: il 100% delle terre rare pesanti raffinate utilizzate nell’Unione proviene dalla Cina. Parallelamente cresce la domanda di elettricità. Secondo le stime dello studio, nell’Ue i consumi dei data center potrebbero passare dai 96 TWh del 2024 a 236 TWh nel 2035, anche per effetto dello sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Dal trasporto pesante al parco auto: i biocarburanti come leva immediata da 66 miliardi per il Pil europeo
Per Eni e Teha Group, diventa quindi necessario utilizzare le diverse tecnologie negli ambiti in cui possono produrre il maggiore beneficio. Nel trasporto, i biocarburanti potrebbero avere un ruolo soprattutto nei comparti più difficili da elettrificare, come trasporto pesante, aviazione e settore marittimo. Ma il potenziale riguarda anche il parco auto esistente: oltre 170 milioni di veicoli diesel Euro 5-V ed Euro 6-VI in Europa sono già compatibili, se validati dal costruttore, con biocarburanti come l’hvo, utilizzabile in purezza, senza modifiche ai motori o alle infrastrutture di distribuzione. Nel trasporto aereo il Saf può invece essere miscelato con il jet convenzionale fino al 50%.
“Una delle principali sfide per l’Europa è coniugare la transizione energetica con la competitività industriale e la sostenibilità economica e sociale”, ha dichiarato Stefano Ballista, amministratore delegato di Enilive, la società di Eni per la trasformazione della mobilità. “In questo contesto, i biocarburanti rappresentano una soluzione immediatamente disponibile per ridurre le emissioni del settore dei trasporti lungo l’intera filiera, poiché sono ampiamente disponibili, possono essere distribuiti con le attuali infrastrutture e sono utilizzabili in gran parte delle motorizzazioni diesel oggi in circolazione”.
La partita riguarda anche la tenuta della base industriale. Eni ha già convertito in bioraffinerie gli impianti di Porto Marghera, nel 2014, e di Gela, nel 2019. Secondo il rapporto, gli investimenti privati nel settore potrebbero generare in Europa fino a 66 miliardi di euro di Pil e sostenere oltre 33mila posti di lavoro. Il dato viene confrontato con i circa 49 miliardi di risorse pubbliche destinati alla mobilità elettrica tra il 2016 e il 2030, di cui, per la struttura delle catene del valore, la Cina rischia di essere tra i principali beneficiari.
Agricoltura, nuove regole e autonomia: la ricetta dei biocarburanti per la sicurezza europea
Un altro nodo riguarda il rapporto con l’agricoltura. Oltre a rifiuti e materie prime di scarto, le bioraffinerie possono utilizzare oli vegetali ottenuti da colture intermedie in rotazione con quelle alimentari e coltivazioni su terreni degradati. Secondo lo studio, il potenziale globale sarebbe pari a circa cinque volte il fabbisogno europeo, senza sottrarre terreni alla produzione di cibo. Nei primi anni del prossimo decennio, inoltre, i progetti promossi da Eni, principalmente in Africa, potrebbero coinvolgere oltre un milione di agricoltori.
“L’Europa deve evitare di ripetere gli errori del passato”, ha dichiarato Valerio De Molli, managing partner e ceo di Teha Group. “Una transizione che sostituisce una dipendenza con un’altra non rafforza il continente, ne trasferisce soltanto la vulnerabilità. I biocarburanti rappresentano una leva concreta di decarbonizzazione dei trasporti, nonché di diversificazione, sicurezza e politica industriale”. Lo studio avanza alcune proposte per i policy maker europei: passare da una valutazione concentrata sulle sole emissioni allo scarico a una misurazione lungo l’intera filiera, sostenere la conversione delle raffinerie esistenti in bioraffinerie e verificare la sostenibilità delle produzioni agricole attraverso dati sul campo e sistemi di tracciabilità.
Tra le ipotesi figura anche una nuova classe di veicoli ‘low-carbon’ alimentati esclusivamente con biocarburanti in purezza. Il confronto va quindi oltre la contrapposizione tra motore elettrico e termico. La questione è quale combinazione di tecnologie possa permettere all’Europa di raggiungere gli obiettivi climatici senza perdere ulteriore capacità produttiva e aumentando la propria sicurezza energetica. Nella prospettiva dello studio, i biocarburanti non sostituiscono l’elettrico, ma lo affiancano, portando la decarbonizzazione dei trasporti anche sul terreno della politica industriale europea.
L’articolo Non solo elettrico: la scommessa dei biocarburanti per salvare l’industria e il clima in Europa è tratto da Forbes Italia.