28 Settembre 2026

L’ospitalità come investimento: il metodo Giglio che sta ridisegnando il lusso in Costiera

Gto Resorts – BRANDVOICE | Paid Program

C’è un modo di intendere l’albergo che non si esaurisce nelle camere, e non è un caso che sia proprio lungo la Costiera — terra di mito turistico per eccellenza — che questo modello stia prendendo forma con più chiarezza. Francesco Giglio, fondatore di Gto Resorts, ha costruito negli anni un gruppo alberghiero che ragiona più da investitore immobiliare illuminato che da semplice albergatore: comprare, riqualificare, moltiplicare i centri di profitto. Il risultato è una crescita che non conosce soste, nemmeno nei momenti in cui il mercato ha rallentato.

I dati raccontano una traiettoria solida: il fatturato del gruppo aumenta mediamente tra il 15 e il 20% ogni anno, un ritmo accompagnato da un progressivo miglioramento della redditività e del valore patrimoniale degli asset. Oggi Gto Resorts conta sei strutture distribuite tra la Costiera e Capri — Nastro Azzurro Resort (122 camere), Atlantic Palace (95), Alimuri Bay Resort (93), Hotel Admiral (57), Maya Beach Resort (31) e Vista di Capri (20) — per un totale di 418 camere, 914 posti letto e circa 500 collaboratori. Ma il vero motore dell’espansione, spiega il gruppo, non è tanto l’allargamento del portfolio quanto la capacità di far crescere costantemente il valore di ciò che già si possiede.

Metà real estate, metà hospitality

Alla base di tutto c’è un approccio ibrido che intreccia due mondi solitamente distinti. Da un lato la logica immobiliare, che individua proprietà dal potenziale ancora inespresso; dall’altro quella alberghiera, che le riposiziona attraverso investimenti mirati in riqualificazione e nuovi concept. L’obiettivo non è semplicemente rivalutare un immobile, ma trasformarlo in una destinazione capace di generare valore su più fronti contemporaneamente, mescolando ospitalità, proposta enogastronomica ed entertainment.

È una strategia finanziaria precisa, quella che guida le scelte del gruppo: diversificare le fonti di ricavo e ridurre la dipendenza dalla stagionalità. Per questo gli spazi accessori delle strutture — un tempo semplici servizi complementari — sono stati trasformati in veri e propri centri di profitto autonomi. A completare la bellezza del posto ci sono tre beach club di proprietà: il Maya Beach Club, l’Alimuri Beach Club e il Lido Parthenope.

Maya, il caso studio di un’idea più grande

Se c’è un luogo che racconta meglio di ogni altro la filosofia del gruppo, è il Maya Beach Club. Concepito come un vero e proprio lifestyle destination concept, supera la classica idea di stabilimento balneare fondendo alta ristorazione, mare ed entertainment, con l’obiettivo dichiarato di attrarre una clientela sempre nuova e alzare la redditività dell’asset. Non a caso la quota di ricavi extra-camera è in costante crescita, segno di un modello di business sempre più resiliente.

Il Maya Beach Experience, in particolare, è diventato un magnete per una clientela individuale, internazionale e di fascia alta, con una domanda che arriva da Stati Uniti, Regno Unito, Medio Oriente e Sud America. Ciò che attira non è solo l’ospitalità in senso stretto, ma un’identità riconoscibile, fatta di design, ristorazione, beach experience, wellness ed entertainment. Con questo format, avviato nella fase post-pandemica, Giglio ha di fatto anticipato lungo la Costiera un’evoluzione che porta il resort oltre il tradizionale paradigma alberghiero, verso l’idea di destinazione olistica.

Un modello che si replica, senza fotocopiarsi

Quella filosofia oggi si estende, declinata di volta in volta in format diversi ma coerenti tra loro. Le strutture vengono pensate per essere vissute non solo dagli ospiti dell’hotel, ma anche da una clientela esterna, attraverso outlet dedicati, proposte gastronomiche, percorsi wellness, beach experience ed eventi — ogni volta calibrati sul target e sulla vocazione specifica della singola proprietà, pur mantenendo una matrice comune.

Un esempio recente è il Sorrento Riding Club, nato all’interno della Tenuta Montecorbo: un progetto che unisce maneggio e scuderia, corsi ed esperienze equestri immersi in un contesto naturalistico di pregio, e che getta le basi per un futuro polo di ospitalità luxury legato alle esperienze outdoor del territorio.

“Il nostro modello non consiste semplicemente nell’acquisire o gestire strutture alberghiere — spiega Francesco Giglio — bensì nell’individuare asset dal potenziale inespresso e nell’incrementarne progressivamente il valore. La riqualificazione immobiliare rappresenta soltanto il punto di partenza: il valore autentico si genera intervenendo sulle linee di ricavo complementari, in primis il food & beverage. Questa visione si sviluppa oggi anche attraverso partnership con brand e fondi internazionali, con l’obiettivo di edificare realtà imprenditoriali in grado di competere sui principali mercati dell’hospitality”.

Gto Resorts sostiene la propria crescita reinvestendo milioni di euro ogni anno nelle proprie strutture, tra interventi di ristrutturazione, riqualificazione e sviluppo di nuovi outlet, servizi e concept. Non è una corsa ai volumi, ma la costruzione di una crescita duratura, attenta alla redditività, alla qualità del prodotto e alla creazione di valore patrimoniale nel tempo. Un modello che genera anche ricadute economiche concrete sul territorio, sostenendo una filiera locale fatta di fornitori, artigiani e produttori agroalimentari d’eccellenza.

L’articolo L’ospitalità come investimento: il metodo Giglio che sta ridisegnando il lusso in Costiera è tratto da Forbes Italia.