28 Settembre 2026

Audible e Dracula a Venezia: intervista a Rachel Ghiazza sul futuro dell’audio entertainment

L’ascolto italiano, come in ogni altro Paese, segue tendenze rapide, ma ha anche alcune caratteristiche peculiari. Il pubblico italiano è attratto dalla narrativa letteraria ben raccontata e, per ora, è un po’ più giovane e più femminile della media. Per la prima volta, nel 2026, Audible è approdata al Lido di Venezia come sponsor della Biennale Cinema, con l’adattamento in serie audio Audible Original di Dracula di Bram Stoker. Si tratta di un progetto audio first, con sound design e colonne sonore originali realizzato in Dolby Atmos. Sarà disponibile su Audible dal 1° ottobre 2026.

Audible, società del gruppo Amazon, è oggi tra i protagonisti della produzione e distribuzione di audio di alta qualità. A raccontare la sua storia Rachel Ghiazza, Chief Content Officer di Audible, per parlare in modo approfondito di Venezia, dei dieci anni di Audible.it e delle sfide del settore.

L’intervista completa:

Per la prima volta Audible è sponsor della Biennale di Venezia 2026. Quale progetto avete presentato?

Essere parte della Biennale 2026 è stato un momento incredibile per Audible, e arrivato al momento giusto per la creazione di contenuti audio. Abbiamo presentato l’adattamento di Dracula, una storia che molti conoscono benissimo. Il modo in cui la interpretiamo e la portiamo in sette lingue diverse, reimmaginando il testo scritto, le dà un tono nuovo e una freschezza inedita.

Il formato audio è molto intimo: lo hai nell’orecchio ed è un sentimento personale. Pensa a una storia un po’ spaventosa come Dracula, all’arte della seduzione e a come ti fa sentire. Averla trasportata a te in modo così personale, nell’orecchio, è qualcosa di piuttosto magico. Un singolo interprete in un audiolibro può essere fantastico, ma noi stiamo esplorando qualcosa di più vicino al cinema o alla televisione. Abbiamo un interprete per ogni personaggio del cast e un sound design che rende vero ciò che senti. Sfruttiamo poi la tecnologia oggi disponibile, così che mentre ascolti tu senta lo stesso che sentiresti trovandoti in quella stanza.

Quando ascolti Dracula ti vengono i brividi e ti senti parte della storia dall’inizio alla fine, che poi resta con te in modo diverso. Siamo entusiasti di aver collaborato con il Festival del Cinema di Venezia per portarla in vita e farla arrivare a tantissime persone nella loro lingua madre. Lavoriamo con un talento straordinario, con il nostro cast principale rappresentato da voci diverse in tutti i Paesi in cui portiamo la storia. Ho ascoltato anche la versione italiana, una piccola anteprima di Dracula, ed era davvero bellissima. Alcune scene mi hanno emozionata moltissimo.

Qual è l’idea alla base della fondazione e del successo di Audible, e quali esigenze cerca di soddisfare?

Audible ha circa trent’anni, una storia lunga per un’azienda di questo settore. Eppure gli audiolibri, in molti Paesi, sono ancora un fenomeno piuttosto nuovo. Nei mercati anglofoni siamo ormai ben consolidati, ma c’è ancora molta opportunità di portare più storie alle persone in tutto il mondo.

L’idea di fondo è che le persone vogliono spendere bene il proprio tempo e migliorare la propria vita. L’audio ha democratizzato queste storie straordinarie. Se sei un genitore impegnato e hai poco tempo nella giornata per leggere, puoi portarle con te: le ascolti quando accompagni i bambini a scuola, mentre sbrighi qualche faccenda in casa, se viaggi molto o se ti occupi del giardino. Magari sederti a leggere non è un lusso che puoi permetterti, mentre il formato audio ti permette di accedere alle storie dentro la tua vita quotidiana.

Questo principio è rimasto vero negli ultimi 29 anni, ma siamo sempre più entusiasti di farlo arrivare a più persone nel mondo, nella loro lingua madre. Gran parte di ciò che pensiamo per il futuro riguarda proprio questo: continuare a distribuire storie a tutti, in ogni lingua. Il nostro obiettivo è continuare a crescere in questa direzione. Mi sento molto fortunata a lavorare per un’organizzazione e in un formato che, a mio avviso, aggiungono così tanto valore alle persone. È un posto molto speciale per me.

L’industria dell’audio entertainment è cambiata molto: da un singolo narratore a una serie audio originale con una produzione internazionale ricca. Com’è avvenuta questa transizione?

È stato un mix di fattori: il momento giusto, il posto giusto, il formato giusto. L’ambizione di raccontare storie pensate per l’ascolto è antichissima, perché è così che le persone hanno sempre comunicato e condiviso cultura e vita. È il fondamento di tutto, ma abbiamo continuato a chiederci che cosa possiamo fare con questo formato e come valorizzarlo, insieme alle persone che lo ascoltano.

Il nostro hub di New York, la nostra area di riferimento, ha un teatro. Registriamo spettacoli dal vivo e li portiamo in audio, e continuiamo a pensare a come mettere in scena la performance attorno a queste meravigliose parole. Abbiamo talenti che non si limitano a narrare un libro, ma interpretano le parole e i personaggi. Poi si può aggiungere il sound design per renderlo davvero reale. Non è suono fine a sé stesso, che all’ascolto può sembrare spesso eccessivo. È un suono che potenzia la storia e la sensazione di essere lì. Fino a un decennio fa la tecnologia non ci permetteva di farlo.

Oggi la usiamo in studio: di recente abbiamo realizzato la serie di Harry Potter in inglese, e una parte del lavoro ha riguardato proprio la resa del suono. Se un personaggio adulto parla a un bambino, possiamo posizionare come suonerebbe lo spazio tra i due, creando un modo di ascoltare molto avanzato. Nel frattempo è cambiato anche il modo in cui i clienti ascoltano: l’evoluzione dei dispositivi smart, capaci di restituire questo tipo di suono all’orecchio, ci consente non solo di crearlo ma di offrirlo a sempre più persone nel mondo.

Ragioniamo sulla tonalità e sulle dimensioni dell’ascolto. Se qualcuno è in una stanza ma sul lato destro, è da lì che il suono deve arrivare. Pensiamo molto più a come avverrebbe in teatro, al cinema o in televisione, piuttosto che a una singola performance.

Lei è Chief Content Officer. Come si traduce questo ruolo nel suo lavoro quotidiano?

Quello che amo di più è che non ci sono due giorni uguali. C’è molta varietà in ciò che faccio e posso lavorare con persone di talento in tutto il mondo, il che rende tutto molto divertente. Alcuni giorni lavoro con uno dei nostri editori partner per decidere quali contenuti portare, come ampliare l’offerta e raggiungere i clienti con i loro titoli. Il giorno dopo posso essere in studio per vedere come produciamo un determinato show, quali sono le qualità del suono e come è configurato lo studio. Posso lavorare con artisti o creatori molto affermati, oppure con creatori che hanno appena iniziato il loro percorso. Questa combinazione aggiunge tante dimensioni al mio lavoro.

Si aggiunge poi la possibilità di farlo in tutto il mondo. È stato incredibile essere qui in Italia, conoscere il mondo italiano e il cliente italiano in modo diverso, e la prossima settimana sarò in Brasile per capire i nostri clienti e lavorare con loro. Un’opportunità davvero divertente. La costante di tutto questo è lavorare per individuare le storie più potenti e portarle in tutti i mondi.

Pensiamo a 1984 di George Orwell o a Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen: ci sono diverse serie originali. Che risultati state ottenendo con queste adattazioni?

Abbiamo avuto molto successo con queste adattazioni. Abbiamo realizzato 1984 e Orgoglio e pregiudizio, e abbiamo un bel catalogo in diverse lingue, scelte a seconda di ciò che ha più senso per ciascun titolo. Le adattazioni hanno un ruolo importante perché molte persone conoscono queste storie, ma magari sono più giovani e non le hanno mai vissute nello stesso modo. Creiamo un modo per far arrivare il testo come una storia moderna.

Prendiamo 1984: molti l’hanno probabilmente ascoltata o letta anni fa, ma oggi la raccontiamo in modo fresco e moderno, e credo che risuoni molto con il nostro momento storico. La cosa più straordinaria è che, dopo un’adattazione, vediamo persone tornare a consumare la storia integrale. Tutto si costruisce l’uno sull’altro.

Parliamo dell’Italia. Quali sono i titoli più ascoltati dal pubblico italiano?

L’ascoltatore italiano, come nel resto del mondo, ha le sue tendenze, ma ce ne sono alcune specifiche interessanti da segnalare. Una in particolare è che è molto attratto dalla narrativa letteraria ben raccontata: storie con trame e personaggi molto ben sviluppati, di alta qualità sia nella scrittura sia nell’interpretazione.

Vediamo che il pubblico italiano tende a essere un po’ più giovane e un po’ più femminile, ma penso che con il tempo si svilupperà anche in altre direzioni. Naturalmente gli italiani apprezzano anche le categorie tradizionali come fantascienza e gialli, ma sono attratti soprattutto da storie sofisticate. Stiamo lavorando perché il nostro catalogo risponda a queste attese del cliente italiano.

Le grandi produzioni audio somigliano sempre più a produzioni cinematografiche. Possiamo chiamarlo “cinema per le orecchie”?

Mi piace molto l’idea di “cinema per le orecchie”. Credo che questa tagline aiuti a capire che cosa siano queste produzioni. La verità è che finché non ne hai ascoltata una è difficile capire davvero cosa sia, ma una volta che l’hai vissuta lo sai subito.

È un ottimo modo di concettualizzare l’esperienza immersiva in cui senti di far parte della storia, grazie alla natura intima dello storytelling audio, ma con una complessità che cresce e si articola. In un titolo come Dracula, le dimensioni cinematografiche, le molteplici interpretazioni e il sound design ci permettono di lasciare che la storia ti conduca. Quando Dracula entra in una stanza, qual è il suo profilo sonoro? E quello di Mina, altra protagonista della storia? Sono dettagli sottili che alla prima volta non cogli, ma che arricchiscono il racconto e ti fanno sentire molto più presente e coinvolto.

L’idea del cinema per le orecchie è quindi un ottimo modo di pensare a queste storie, ma bisogna ascoltarle davvero per ottenere l’esperienza autentica e capire ciò che intendiamo. Nella serie audio si è completamente presenti.

Lo storytelling audio è un campo in continua evoluzione. Come restate al passo e costruite un modello sostenibile di fidelizzazione?

Rappresento una squadra di persone straordinariamente talentuose e con competenze molto diverse. Pensiamo naturalmente a come continuare a soddisfare i clienti con nuove storie e nuovi modi di fruire storie e letteratura che nel loro spazio non esistevano prima. Ma dedichiamo anche molto tempo a come questi contenuti possano essere scoperti e distribuiti ai nostri clienti.

Mentre reinventiamo il nostro spazio e arricchiamo il catalogo, i nostri team ragionano su come i clienti possano entrare e interagire. Abbiamo un nuovo strumento chiamato MAVEN, che permette di parlare in linguaggio naturale e cercare ciò che si desidera. Per esempio, se ho un viaggio in auto e voglio ascoltare un romanzo rosa, posso scrivere questa richiesta e MAVEN propone un sacco di storie da ascoltare.

Di recente abbiamo lanciato il nostro piano standard, a basso costo, che può essere un buon punto d’ingresso per chi vuole capire cosa significa questo panorama audio. Lavoriamo per avere il catalogo giusto, il modo giusto di scoprirlo e il punto d’ingresso adatto a incontrare i clienti. Vogliamo che la prima impressione di chi entra nel mondo dell’audio entertainment sia semplice e accessibile.

Tutti i nostri contenuti sono disponibili anche con acquisto à la carte, quindi non serve essere abbonati per provare qualcosa. Una volta che si comincia ad ascoltare, e i nostri clienti italiani ascoltano molte volte al mese, se questo diventa un comportamento abituale, forse un piano a basso costo è giusto per loro. Al crescere dell’uso, abbiamo alcuni clienti italiani che ascoltano più di quattro ore al giorno e per loro c’è un’offerta premium con moltissimi contenuti a disposizione. Cerchiamo di avere un’offerta che incontri ogni cliente là dove si trova nel proprio percorso audio, con la libertà per tutti di scegliere ciò che è meglio per sé.

Quali saranno, secondo lei, le prossime sfide e opportunità per il futuro dell’ascolto?

È una bella domanda, con molte dimensioni. La principale è probabilmente la quantità di contenuti disponibili in audiolibro. Ci sono poco più di 2 milioni di audiolibri, per lo più in inglese. Rispetto ai circa 100-150 milioni di libri esistenti, c’è ancora enorme spazio per crescere. Per questo pensiamo molto a far sì che ogni storia straordinaria sia disponibile in audio, e in ogni lingua in cui le persone vogliono ascoltarla.

Quando abbiamo lanciato in Italia, circa dieci anni fa, la categoria degli audiolibri offriva pochissimo. Oggi abbiamo circa 20.000 titoli in italiano, ma 20.000 rispetto a circa 150 milioni è un grande spazio: una crescita esponenziale, e stiamo lavorando per colmarlo. Una ragione del ritardo è che in passato produrre molti audiolibri in tutte le lingue con una domanda potenziale aveva un costo proibitivo.

Per questo usiamo tecnologie e strumenti che rendono il processo molto più accessibile. Penso alle traduzioni: con vari strumenti possiamo renderle molto meno costose e più efficaci di un tempo. Possiamo anche usare voci sintetiche o virtuali per ridurre i costi di produzione. Non è una scelta aut-aut, perché il nostro DNA sarà sempre la parola ben interpretata. Ma per un catalogo di contenuti che altrimenti non sarebbero mai stati creati, questi strumenti sono molto potenti.

Se pensiamo alla missione di rendere tutte queste storie incredibili disponibili a tutti, nella lingua che desiderano, sono un modo potentissimo per farlo. È un obiettivo grande e un lungo cammino, ma si può fare, anche grazie alle persone meravigliose che lavorano con noi in tutto il mondo.

L’articolo Audible e Dracula a Venezia: intervista a Rachel Ghiazza sul futuro dell’audio entertainment è tratto da Forbes Italia.