28 Settembre 2026

Poste conquista Tim ma manca il 90%: ora il delisting passa da una nuova strada

Di PNA

Poste Italiane ha conquistato il controllo di Tim, ma la strada verso il delisting da Piazza Affari della compagnia di tlc sarà più lunga di quanto sperato. Lo confermano i risultati provvisori relativi al periodo della riapertura dell’offerta, pubblicati nella serata di venerdì scorso. Nel giorno del rilancio dell’Opas, quando ha annunciato di avere aumentato il corrispettivo proposto agli azionisti di Tim di 30 centesimi cash per azione, Poste aveva comunicato di fatto la riapertura dei termini dell’offerta a seguito della scadenza dell’Opas dell’11 settembre, per cinque giorni di Borsa aperta, dal 21 al 25 settembre 2026.

Così è stato, con gli azionisti di Telecom Italia che hanno avuto più tempo per consegnare i loro titoli. Le cifre provvisorie annunciate (quelle definitive arriveranno entro le 7.29 di giovedì 1° ottobre) confermano che il rilancio dell’Opas da parte di Poste Italiane ha prodotto i suoi effetti: con la riapertura dell’offerta sono state portate in adesione 409.957.676 azioni Tim, pari al 19,195% del capitale.

Sommando i titoli già consegnati all’Opas e quelli precedentemente detenuti, Poste è salita così all’85,822% di Tim. Ora che ha il controllo di Tim, Poste potrà dunque avviare l’integrazione industriale e lavorare sulle sinergie.

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Manca la soglia del 90% per lo squeeze-out

Tuttavia, per quanto elevata, la partecipazione acquisita è inferiore alla soglia del 90%, che avrebbe aperto a Poste la strada dello squeeze-out, consentendo di acquisire le azioni residue e di accelerare il delisting di Tim.

Poste lo ha scritto, precisando che “non si sono verificati i presupposti per il Diritto di acquisto ai sensi dell’art. 111 del Tuf o per la Procedura Congiunta”. Spiegato, per il gruppo – che pur ha superato in misura netta la condizione soglia del 66,67% precedentemente stabilita, poi rimossa – il mancato raggiungimento della quota del 90% rende necessario valutare altre strade per centrare in modo spedito l’obiettivo del delisting di Tim.

Lato Tim, gli azionisti che hanno deciso di non aderire all’Opas deterranno titoli, ha fatto notare Equita Sim, molto meno liquidi. Quali scenari si aprono, a questo punto, per il dossier?

Le strade per il delisting di Tim

Era stato lo stesso gruppo di Matteo Del Fante a contemplare la possibilità del mancato raggiungimento della soglia necessaria per lo squeeze out e dunque per un delisting più celere di Tim, lo scorso 22 marzo. Nel comunicato con cui aveva annunciato l’Opas, Poste aveva scritto che, nel caso in cui non fossero stati centrati i presupposti per avviare il delisting, non avrebbe posto in essere “misure finalizzate a ripristinare le condizioni minime di flottante per assicurare un regolare andamento delle negoziazioni delle azioni di Tim”. Piuttosto, l’azienda avrebbe valutato “azioni e/o operazioni” volte a puntare in ogni caso all’addio a Piazza Affari di Telecom Italia.

La stampa italiana aveva poi riportato indiscrezioni secondo cui Poste avrebbe potuto decidere di agire attraverso una fusione di Tim con una società del suo gruppo, come PosteMobile. Un’altra possibilità presentata era stata quella di effettuare ulteriori acquisti di azioni sul mercato. Tuttavia, Equita ha ricordato oggi in una nota che l’ipotesi di altri acquisti sul mercato presenta alcuni vincoli scrivendo che, nei prossimi sei mesi, Poste non potrà acquistare sul mercato azioni Tim a un prezzo superiore al prezzo implicito dell’offerta, individuato dalla Sim in circa 6,65 euro per azione. Il mercato attende dunque informazioni dal gruppo di Del Fante per capire le prossime eventuali mosse.

Cosa dicono Equita e Intermonte

Mentre le azioni di Telecom Italia oggi sono sotto pressione sul Ftse Mib di Piazza Affari, gli analisti di Equita e Intermonte hanno analizzato i possibili sviluppi dell’operazione.

Secondo Equita, il mancato squeeze-out non cambia la direzione industriale dell’operazione: Poste può ora concentrarsi sulla “generazione delle sinergie e strutturare l’integrazione delle due realtà, in preparazione del nuovo piano che sarà presentato nel primo trimestre del 2027”. Intermonte sottolinea che l’85,822% rappresenta una quota di ampio controllo, indicando la presenza di un ulteriore margine di rialzo per le azioni per Poste, nel citare le sinergie con Tim, previste a 700 milioni. Intermonte ha menzionato anche “ulteriori opportunità che stimiamo in 8,6 miliardi complessivi (di ricavi annui in 3-5 anni) e che sono solo parzialmente incluse nel nostro target price di 33 euro, che riflette lo scenario futuro in cui Poste raggiunga il 100% del capitale di Tim”.

Centrale sarà insomma la capacità di Poste di trasformare il controllo acquisito di Telecom Italia in creazione di valore. Le prossime tappe saranno dunque la definizione di una strategia per velocizzare il delisting di Tim, l’integrazione industriale e la capacità di estrarre le sinergie attese.

L’articolo Poste conquista Tim ma manca il 90%: ora il delisting passa da una nuova strada è tratto da Forbes Italia.