Inizia ufficialmente un nuovo capitolo per Iveco Group, gruppo italiano specializzato in camion, autobus e veicoli commerciali, entrato a far parte della galassia di Tata Motors. A darne comunicazione sono state entrambe le aziende, con una nota pubblicata lo scorso 30 ottobre, diramata dopo la fine del periodo di adesione all’Opa promossa dal colosso indiano.
Ha così pagato la strategia di Tata che, lo scorso 9 ottobre, quando le adesioni alla sua offerta da parte degli azionisti di Iveco continuavano a languire, ha annunciato la decisione di alzare il prezzo dai precedenti 14,10 a 14,40 euro per azione, facendo salire il valore complessivo dell’operazione sull’intero capitale a 3,9 miliardi di euro.
Il rilancio dell’offerta a 3,9 miliardi
Il rilancio ha convinto gli azionisti di Iveco, che si sono affrettati a consegnare i loro titoli al gigante indiano. Finalizzata all’acquisizione del gruppo e al suo delisting da Piazza Affari, l’Opa ha consentito a Tata di rilevare 238.157.212 azioni ordinarie, pari a circa l’89,42% del capitale sociale ordinario di Iveco Group, dedotte le azioni proprie.
Il passaggio da Exor a Tata Motors
L’operazione tuttavia non si è ancora conclusa. Al fine di consentire ai soci di Iveco che non hanno consegnato i titoli nel periodo dell’Opa, Iveco e Tata Motors hanno annunciato che l’offerta è stata riaperta per cinque giorni di Borsa a partire da lunedì 2 novembre fino a venerdì 6 novembre.
L’operazione, ormai alle sue battute finali, ha decretato il passaggio di uno degli attori più importanti del tessuto industriale italiano, che faceva capo a Exor, la holding della famiglia Agnelli-Elkann, nelle mani degli indiani di Tata: una transizione che apporta una grande modifica alla mappa dell’automotive del made in Italy, e che ha ricevuto immediatamente il placet della famiglia Agnelli.
Fin da subito, quando Tata aveva annunciato la sua Opa il 30 luglio 2025 Exor, principale azionista di Iveco con una quota pari al 27,06%, si era impegnato irrevocabilmente a conferire la propria partecipazione. Il management di Iveco e Tata avevano spiegato la ratio del deal con l’obiettivo di creare un “gruppo di veicoli commerciali con la portata, il portafoglio prodotti e la capacità industriale necessari per affermarsi come leader globale in questo settore dinamico”. Va precisato che Tata ha conquistato il ramo civile di Iveco, mentre il business della difesa dell’azienda è stato ceduto separatamente a Leonardo.
Cosa succede ora? Intanto, gli investitori non dovranno attendere molto per ricevere ulteriori informazioni sul significato industriale dell’operazione. Martedì 3 novembre Iveco pubblicherà i propri conti, dopo aver deciso di anticiparne la pubblicazione rispetto alla data inizialmente prevista del 5 novembre. Si tratta di un appuntamento chiave non solo per conoscere i risultati del terzo trimestre del 2026, ma anche per capire meglio la nuova strategia del gruppo.
Il nuovo consiglio di amministrazione di Iveco
Nel frattempo, il management di Iveco è stato interessato da rilevanti trasformazioni, che sono state comunicate in concomitanza con l’annuncio della migrazione di Iveco nell’orbita di Tata Motors. Il cda ha cambiato pelle: a partire dallo scorso 30 ottobre, il Consiglio di Amministrazione di Iveco Group è stato rinnovato, con variazioni che hanno interessato anche il numero degli esponenti, passato dai precedenti 9 a 6.
Spicca la presenza dei manager di Tata Motors, ma anche la continuità della gestione operativa, con la conferma di Olof Persson, che resta amministratore delegato. La presidenza è passata invece da Suzanne Heywood a N. Chandrasekaran, così come i nuovi amministratori non indipendenti del board saranno P.B. Balaji e Girish Wagh.
Le posizioni di amministratori indipendenti saranno ricoperte infine da Guenter Butschek e Charles Nichols. Un nuovo cda a forte impronta indiana, dunque, chiamato a guidare un’integrazione che punta a creare uno dei principali gruppi mondiali nel settore dei veicoli commerciali, con stime di ricavi combinati per circa 21 miliardi di euro e di oltre 590mila veicoli venduti all’anno.
Gli investimenti in Italia e la strategia industriale
Nell’incontro al Mimit del 13 ottobre, il ceo di Iveco Olof Persson ha confermato gli investimenti previsti per il 2026, con oltre 76 milioni di euro destinati agli stabilimenti italiani, mentre Tata Motors ha ribadito la centralità dell’Italia nel futuro del gruppo. Dal canto suo, Tata beneficerà dell’ingresso di Iveco rafforzando la propria presenza in Europa – e dunque la leva competitiva contro le rivali cinesi – e in America Latina, valorizzando il know-how tecnologico e le competenze dell’azienda italiana.
La limitata sovrapposizione delle attività, sia sul piano industriale che su quello geografico, dovrebbe favorire l’integrazione e contenerne i rischi. Si attendono a questo punto le dichiarazioni che il ceo Persson rilascerà domani nella conference call con cui commenterà la trimestrale della società, e nel corso della quale sarà chiamato a rispondere anche agli interrogativi sul futuro della “nuova” Iveco.
L’articolo Tata Motors conquista Iveco per 3,9 miliardi: cosa cambia per il gruppo italiano è tratto da Forbes Italia.