Contenuto tratto dal numero di ottobre 2026 di Forbes Italia. Abbonati!
Alle 7.18 del mattino, Marco si accorse che stava succedendo qualcosa nel magazzino fuori Bergamo. Due dozzine di suoi colleghi erano in piedi in cerchio in mezzo al piazzale. Alcuni ridevano. Altri filmavano con i telefoni. “E se investe qualcuno?”, “Chi è responsabile se sbaglia?”. Poi arrivò la domanda che cancellò il sorriso da qualche volto: “Allora noi cosa ci stiamo a fare?”. Al centro del cerchio c’era il nuovo collega: due bracci meccanici, telecamere al posto degli occhi, ruote al posto delle gambe. Non sembrava un granché, e non aveva idea di aver scatenato una discussione. Prese una scatola e continuò il suo lavoro.
Pochi minuti dopo scese il direttore del magazzino. “Ci vediamo tutti dopo pranzo, con i rappresentanti dei lavoratori”. Qualcuno chiese: “Per dirci chi sta sostituendo?”. Il direttore si fermò: “Per parlare d’altro. Se la nuova tecnologia ci permette di fare di più, più in fretta e in maggiore sicurezza, allora le persone che ottengono quel risultato insieme alle macchine devono condividerne i benefici. Parleremo di formazione, produttività e di un nuovo sistema di bonus annuale”. Il magazzino si fece più silenzioso. Il robot tornò per la scatola successiva.
Dall’armadietto intelligente all’automazione della logistica
Per capire come Omnic sia finita dentro quella conversazione bisogna tornare indietro. Omnic è nata con l’armadietto intelligente, il terminale dove un pacco incontra una persona. È l’anello più corto della catena logistica e il più difficile: è qui che un sistema automatizzato si scontra per la prima volta con il comportamento umano reale. Le persone hanno fretta. Dimenticano i codici. Arrivano con i bambini. Tornano due volte.
Il team ha osservato per anni, misurato, riprogettato e imparato come si comporta un sistema fisico sotto la pressione dell’uso quotidiano, nel caldo di luglio, in una coda di sabato. La domanda successiva: cosa succede alla merce prima che arrivi al terminale? Magazzino. Smistamento. Movimentazione. Consegna. Omnic ha ripercorso la catena all’indietro, un passo alla volta, ciascuno costruito su ciò che il precedente aveva insegnato. L’azienda non fa logistica, ma costruisce macchine per ogni punto in cui la merce cambia mano: stoccaggio, movimentazione, smistamento, consegna, ritiro. Il terminale era semplicemente il primo di questi.
Il design come parte dell’innovazione tecnologica
C’è un dettaglio di questa storia su cui vale la pena di soffermarsi. A un certo punto il team si è posto una domanda che non aveva nulla a che fare con la logistica: perché alcuni oggetti fisici entrano a far parte della cultura, mentre altri restano infrastruttura? Per rispondere, gli ingegneri hanno preso un oggetto che quel salto lo aveva compiuto senza dubbio – la Ferrari Testarossa – e lo hanno studiato come un caso: i disegni, le proporzioni, il modo in cui ingegneria, prestazioni ed emozione si sono rivelati una sola decisione anziché tre reparti separati.
Poi si sono dati un esercizio: progettare, seguendo la stessa logica, l’oggetto meno affascinante del mondo: un armadietto per pacchi. Rosso. Costruito. Con uno schermo. Ne è emerso un principio di lavoro: un oggetto fisico non finisce dove finisce l’ingegneria, ma dove una persona smette di notarlo, perché funziona esattamente come dovrebbe. Omnic applica quel principio ai robot.
Log Os, il software che coordina robot e macchine
Oggi qualsiasi azienda può comprare robot. La parte difficile è farli pensare insieme. È questo il problema che Omnic ha affrontato. L’azienda ha robot specializzati per diverse fasi – sollevare, spostare, smistare, consegnare -, ma la vera scommessa è sullo strato software che li coordina. Log Os è un sistema operativo per il mondo fisico, che riunisce robot, automazione di magazzino e armadietti intelligenti in un unico ambiente. Un ordine entra nel sistema, il software coordina ogni passaggio fisico. Per il cliente è un’unica operazione, per quante macchine vi prendano parte.
Nella robotica, a vincere non sono le aziende con il miglior hardware, ma quelle che controllano lo strato software. Nella logistica, uno strato del genere non esiste ancora. Omnic lo sta costruendo, da una posizione che pochissimi possono rivendicare. “Abbiamo scelto la strada lenta: prima l’hardware, poi la produzione, poi il software, poi i robot”, dice Julia Lockman, junior partner di Omnic. “Ma ora che le macchine cominciano a vivere tra le persone, non dobbiamo immaginare nulla. Lo abbiamo già visto”.
La physical AI e il ruolo del Made in Italy
C’è una ragione per cui questa azienda è italiana. Non geografica, ma legata al modo in cui le cose vengono fatte. L’Italia sa come unire ingegneria, produzione, design ed esperienza umana in un unico oggetto, fino a far sparire le cuciture tra loro. Una macchina accanto alla quale una persona lavora otto ore al giorno deve essere progettata in modo diverso da una che lavora in isolamento. Quando i robot cominciano a vivere tra le persone – sui piazzali dei magazzini, ai terminali di ritiro, per strada – quel principio smette di essere gusto estetico e diventa un requisito ingegneristico. Omnic si definisce un’azienda italiana di physical AI: il mondo fisico della tecnologia dovrebbe essere non solo efficiente, ma umano.
Omnic ha già l’hardware, lo strato software, la produzione e l’esperienza operativa. La fase successiva richiede capacità diverse: designer che capiscano come le persone interagiscono con le macchine in ambienti reali, ingegneri che lavorino al punto d’incontro tra meccanica, elettronica e software; aziende di IA che hanno bisogno di un ambiente fisico reale; produttori pronti per una nuova categoria di prodotto; imprenditori capaci di vedere applicazioni che ancora non esistono. Questa non è una lista di posizioni aperte: è la mappa di uno spazio in cui sta prendendo forma qualcosa di nuovo.
Le prossime sfide della robotica nella logistica
Un pacco arriva a un magazzino alle sei del mattino. Non c’è nessuno ad accoglierlo. Il sistema sa già cosa fare. Ma dietro alle macchine che lavorano come un’unica entità ci sono persone che hanno passato anni dentro il mondo fisico, costruendo, smontando e costruendo di nuovo. La physical AI sta solo iniziando a formarsi come categoria, e i prossimi anni decideranno chi ne getterà le fondamenta. Omnic sta costruendo in quello spazio e porta con sé la domanda da cui era partita 13 anni fa, al primo terminale: come dovrebbe essere il mondo fisico, perché le persone vogliano viverci accanto alle macchine?
L’articolo Non basta costruire robot: questa azienda tech italiana vuole farli lavorare tutti insieme è tratto da Forbes Italia.