Il Bluenergy Stadium di Udine, casa dell’Udinese Calcio, ha ospitato la tappa friulana di Forbes Small Giants, l’evento di Forbes Italia dedicato alle piccole e medie imprese.
Tre tavole rotonde, condotte dal giornalista di Forbes Italia Edoardo Prallini, che hanno raccontato un territorio. Il giornalista ha presentato la rilevazione che Forbes realizza in ogni territorio toccato dal tour, grazie alla startup CogitAI. Il Reputation Index unisce i numeri prodotti dal territorio a ciò che persone, social e giornali ne raccontano. Per Udine il risultato è 70,6 su 100, “un ottimo numero”, sinonimo di reputazione solida.
La sicurezza sul lavoro al centro di un approfondimento
Nel corso della giornata, Forbes Small Giants Udine ha affiancato alle tavole rotonde un momento dedicato alla sicurezza sul lavoro. L’incontro, introdotto da Davide Rasconi, senior project manager di Forbes Italia, e organizzato con lo studio Cagnola e Associati, è il quarto di una serie di appuntamenti su temi verticali per le imprese. Gli avvocati penalisti Filippo Ferri e Roberto Soardi hanno offerto agli imprenditori un vademecum pratico su come comportarsi in caso di infortunio e su come strutturare deleghe e nomine, con un principio ribadito più volte: “Ciò che non è scritto non esiste”.
L’Udinese Calcio, un modello che guarda al futuro
A dare il benvenuto è stato Franco Collavino, direttore generale dell’Udinese Calcio, società nata nel 1896 e riconosciuta tra le più sostenibili d’Europa. Il direttore ha sottolineato la necessità continua di “lavorare meglio, cercare di innovare e soprattutto cercare, ove possibile, di anticipare il cambiamento”, attraverso scouting internazionale, sviluppo dei talenti, infrastrutture, internazionalizzazione e sostenibilità. Lo stadio, ha spiegato, “è diventato sempre di più piattaforma di servizi” e oggi connette oltre 250 aziende in un network che offre alle Pmi relazioni e visibilità internazionale.
L’analisi di Confindustria Udine
Annalisa Paravano, presidente di Piccola Industria di Confindustria Udine e ceo di Idrotermica Buttrio, ha portato i saluti del presidente Luigino Pozzo. Ha descritto “un comparto industriale molto forte, diversificato e resiliente”, costruito su manifattura, legno, tessile e agroalimentare e favorito dalla posizione centrale per l’internazionalizzazione. Le difficoltà arrivano dai costi dell’energia e delle materie prime e dal rallentamento del mercato tedesco. Sul lavoro, con un tasso di disoccupazione “bassissimo, intorno al 4,2%”, la strada passa dal legame con le scuole, con iniziative come Fabbriche Aperte e il Pmi Day, e da imprese capaci di offrire più del contratto: “Bisogna creare anche un ambiente attraverso il welfare, attraverso flessibilità orarie”.
Le leve della crescita sono tre: internazionalizzazione, intelligenza artificiale e digitalizzazione, sostenibilità intesa non come “un’etichetta che serve all’impresa” ma come economia circolare e risparmio.
Prima tavola rotonda: capitale umano e competenze
La prima tavola, “Capitale umano e competenze: il fattore persone per la crescita delle Pmi”, ha riunito Fanny Paviotti, hr manager di Metalworld, Marco Falciglia, sales manager di SD Worx, Nicola Collino, ceo di Meccanotecnica, e Alessandro Cesco, direttore commerciale di Umana.
Paviotti ha festeggiato i 50 anni di Metalworld, fondata dal padre con altri quattro soci e oggi alla terza generazione. Per trattenere i talenti, l’azienda punta su flessibilità oraria e formazione finanziata: “Quello che ci interessa di più è farli lavorare in un ambiente pulito, dove non ci siano contrasti”. Anche il suo ruolo è cambiato: da “semplici amministrativi” a una funzione chiamata ad anticipare le necessità aziendali attraverso programmi di reskilling e upskilling e il dialogo con università e scuole, anche tramite i Pcto.
Falciglia ha citato i dati Excelsior: in Veneto il 50% delle selezioni è di difficile reperimento, in Friuli la quota supera il 55%. Le risposte sono flessibilità e comunicazione fin dai primi giorni. Sulla retention ha messo al centro la busta paga: ha invitato a riunire buste paga, premi e welfare in un’unica piattaforma e a usare la tecnologia per cogliere il disagio prima che si manifesti. L’intelligenza artificiale va usata per abbattere la burocrazia, chiudere i cedolini in un giorno invece che in tre e liberare tempo, perché “la tecnologia aiuta a umanizzare ancora di più le aziende”.
Collino, alla guida della seconda generazione di Meccanotecnica, ha indicato il nodo comune a molte imprese: “Il calo demografico, l’assenza dei giovani e delle conoscenze che vanno via via estinguendosi per limiti di età”. L’azienda coinvolge i ragazzi dagli stage scolastici e li recluta d’estate, “cercando di farli innamorare un po’ di quello che è il nostro lavoro”. Chi è entrato tra il 2000 e il 2010 oggi ha circa 40 anni e ha fatto la gavetta accanto alla vecchia guardia.
Cesco ha ricordato che Umana è presente in regione dal 1998 con 13 filiali e che gli strumenti della somministrazione danno alle imprese flessibilità e ai lavoratori tutela e sicurezza. Umana lavora su formazione finanziata e academy su misura, e su orientamento in scuole, Its e università, con una collaborazione consolidata con l’Università di Udine. Il capitolo più originale è la mobilità internazionale, con il Progetto Ghana, nato in Regione con Confindustria Alto Adriatico e ora esteso a Confindustria Udine: i primi lavoratori sono arrivati nelle scorse settimane, con contratti a tempo indeterminato. Con progetti analoghi in Marocco, Tunisia, Uzbekistan, India e Costa Rica sono state inserite oltre 100 persone.
Seconda tavola rotonda: attrattività, sostenibilità ed eccellenza
La seconda tavola, “Attrattività, sostenibilità ed eccellenza: la trasformazione del tessuto urbano ed economico di Udine”, ha visto confrontarsi Marco Bortolin, amministratore unico di Bortolin Gioielli, Indira Fabbro, amministratore unico di Leale, e l’avvocato Filippo Ferri, partner dello studio legale Cagnola e Associati.
Bortolin ha spiegato che l’alta gioielleria non gioca sul terreno dell’e-commerce e del prezzo: “Dobbiamo dare un’emozione”. Questo significa boutique curate e persone formate: con 13 collaboratori e 4 negozi, nel 2025 l’azienda ha investito in media 70 ore di formazione per ciascuno. Nel 2016 ha aperto a Udine la boutique Montblanc in franchising, “il primo negozio in Italia, ma anche il primo negozio in Europa, a metratura ridotta”, un format poi replicato altrove: “anche una città piccola può fare la differenzas”. Sulla sostenibilità, per il cliente del lusso “è parte integrante di un prodotto”, dalla tracciabilità di oro e diamanti alla scelta del packaging. Pochi giorni fa è stato selezionato tra i 55 migliori su 8.500 esaminati dall’Index Future Respect 2026. Per il futuro ha chiesto di restare “piccoli, ma unici e identificabili”, e di non trasformare la mobilità sostenibile in un ostacolo per chi deve raggiungere il centro storico.
Fabbro ha letto la riqualificazione urbana alla luce di due passaggi, il Covid e l’attuale fase geopolitica, che hanno cambiato l’idea di casa. Molti edifici friulani sono antecedenti al 1976 e vanno rigenerati: “Ristrutturare adesso è un qualcosa che dobbiamo fare per dare valore agli immobili, se vogliamo essere attrattivi sul territorio”. L’intelligenza artificiale può aiutare anche l’edilizia, in fase predittiva, sui consumi energetici. Servono inoltre “un’urbanistica più umana”, che metta l’uomo al centro, per evitare che Udine, città terziarizzata, si svuoti la sera, e più startup e studentati per trattenere i talenti dell’università.
Ferri, un avvocato penalista ha riportato l’attenzione sulla “G” di Esg, la governance, sottolineando il legame tra rischio legale e reputazionale. Sul passaggio generazionale, fase delicata che “presta il fianco alle contestazioni”, spesso anche di natura fiscale, ha evidenziato l’importanza di costruire una governance solida e anticipata. Adottare funzioni aziendali e modelli organizzativi, come il 231, comporta un costo, ma “questo costo è il risparmio di un costo molto maggiore”.
Terza tavola rotonda: l’eccellenza del Made in Friuli nel mondo
L’ultima tavola, “L’eccellenza del Made in Friuli nel mondo: design, innovazione e cultura d’impresa”, ha coinvolto Katia Bredeon, marketing manager di Solari di Udine, Lisa Tosolini, direttore marketing e sviluppo commerciale di Distillerie Bepi Tosolini, e Giovanni Gervasoni, presidente di Gervasoni.
Bredeon ha ricordato i 300 anni di Solari, nata nel 1725 come costruttore di orologi da torre. Oggi l’azienda continua a produrre orologi e tabelloni a palette, ora con tecnologia led e tft e attenzione al risparmio energetico, con lo slogan “Keep the world moving”. Ha rivendicato la scelta di produrre in regione, con lo stabilimento di carpenteria meccanica a Pesariis: “Siamo assolutamente contro tendenza da sempre”, perché è questo che “crea identità”.
Tosolini, terza generazione della distilleria fondata nel 1943 dal nonno, ha ricordato che “mantenere un’identità ti permette di attraversare il tempo”, ma che la tradizione può diventare una trappola se frena il cambiamento. Già negli anni Novanta l’azienda coinvolse stilisti come Missoni, Blumarine, Etro e Borsalino per bottiglie soffiate dai maestri di Murano: “La bottiglia deve parlare ancora prima di quello che c’è dentro”. Sul consumo consapevole il messaggio è rivolto alle aziende: “Non bisogna avere paura dei giovani, anzi devono essere pronte ad ascoltarli”. I giovani cercano esperienze e qualità, e la mixology è il linguaggio giusto per raggiungerli.
Gervasoni, alla guida di un marchio con circa 140 anni di storia, ha riassunto la formula del successo in “passione, dedizione, innovazione e Paola Navone”. L’architetto e designer Paola Navone, incontrata circa trent’anni fa, ha diretto l’art direction per 25 anni e ha cambiato “la pelle all’azienda” dai vimini del nonno a un’offerta internazionale per tutta la casa. Il suo arrivo, nel 1997, ha favorito un passaggio generazionale brusco ma riuscito: il padre cedette il timone da un giorno all’altro. Nel 2015, insieme al fratello, ha scelto un club deal con 15 partner privati, e non un fondo, per dar vita a un polo del design: in otto anni sono state aggregate circa dieci aziende e nel 2023 è arrivata la quotazione alla Borsa di Milano, con il sostegno di Giovanni Tamburi e della sua Tip e con Andrea Sasso alla presidenza. Oggi il gruppo conta 13 aziende e 16 marchi tra arredamento, cucina, illuminazione e arredi su misura per negozi. Sul Friuli ha scelto la risposta sincera: “È un piccolo paradiso”, con qualità ed etica del lavoro, costi immobiliari inferiori a quelli di Pordenone e Treviso e il sostegno di Regione, Friulia e Mediocredito.
L’evento ha avuto come hospitality partner il Bluenergy Stadium e il patrocinio di Confindustria Udine. La serata è stata resa possibile grazie a Acqua Chiara Collection, Cagnola e Associati, CogitAI, Fiuggi, Leale Immobiliare, Ploom, SD Worx, Specogna Vignaioli in Rocca Bernarda (Corno di Rosazzo, Friuli, Italia), Toblàr, Udinese Calcio e Umana.
La gallery dell’evento:
Le foto dei protagonisti:
L’articolo Small Giants Udine: al Bluenergy Stadium le imprese friulane raccontano le loro strategie di crescita è tratto da Forbes Italia.