6 Novembre 2026

Petrolio a picco dopo il voto Usa: crollo del 16% per il Brent, ma S&P e Goldman Sachs alzano le stime a 105 dollari

I prezzi del petrolio si apprestano a terminare una settimana di contrattazioni da incubo. L’Onda blu che ha travolto gli Stati Uniti con il trionfo dei Democratici alle elezioni midterm ha mandato al tappeto non soltanto le azioni IA ma anche le quotazioni dell’oro nero.

Il crollo settimanale del greggio: i numeri di Brent e Wti

Il contratto Brent, che oscilla attorno a $97 al barile, si avvia a chiudere la settimana con un tonfo del 16% registrando, secondo i dati di Lseg, il calo settimanale più imponente su base percentuale dall’inizio della pandemia Covid-19 del 2020.

In termini assoluti, la perdita è la più significativa dal 1988. In forte ritirata anche il Wti (che viaggia attorno ai 90 dollari) che ha accusato una flessione superiore al 13%. Alla base dei forti sell off, le aspettative di un’America che, con un Congresso a maggioranza democratica, sarà più disposta a sotterrare l’ascia di guerra nei confronti dell’Iran. Ma sarà davvero così?

L’outlook di S&P Global Ratings: stime al rialzo per fine 2026 e 2027

Lo scenario di quotazioni del greggio elevate in modo persistente rimane, come confermano le previsioni di diversi economisti. Tra le ultime, in evidenza l’outlook aggiornato annunciato ieri, giovedì 5 novembre, da S&P Global Ratings. L’agenzia ha rivisto al rialzo le stime sia sul Wti che sul Brent, rispettivamente di 5 e 10 dollari al barile, per il resto del 2026. Il nuovo outlook punta a quotazioni del Brent a 105 dollari e del Wti a 95 dollari entro la fine dell’anno, a causa di alcune “recenti dinamiche di mercato”, spiega S&P Global Ratings. A incidere anche “una certa resilienza dei flussi fisici globali di greggio e una ripresa della domanda, soprattutto da parte della Cina”.

Per il 2027, le previsioni sono di prezzi in flessione rispetto ai livelli attuali, ma comunque superiori rispetto a quanto atteso in precedenza. L’agenzia di rating sottolinea che “le nostre stime per il 2027, pari a 80 dollari al barile per il WTI e 85 dollari per il Brent, sono state aumentate di 5 dollari al barile per entrambi i benchmark”.

Le tensioni nello Stretto di Hormuz e l’impatto sul gas Ttf europeo

Alla base della revisione, spiega S&P Global, ci sono gli elevati rischi geopolitici, la necessità di ricostituire le scorte e le persistenti tensioni sul mercato, a causa del protrarsi della guerra in Medio Oriente, che continua a ostacolare le esportazioni di greggio e di prodotti petroliferi. Nel nuovo scenario di base, S&P Global prevede che le interruzioni nello Stretto di Hormuz proseguano per tutto il 2027. Prevista così una forte volatilità per i prezzi anche nel 2027, visto che “l’Iran ha dichiarato di poter reagire in modo aggressivo in caso di attacco” e considerato anche il fatto che, “finora, le principali parti coinvolte non hanno mostrato disponibilità a fare concessioni”. Per il 2028 e gli anni successivi, le stime restano invariate: 60 dollari per il Wti e 65 per il Brent.

S&P Global ha alzato anche le previsioni sul contratto del gas europeo Ttf, a 25 dollari per Mmbtu per il resto del 2026 e a 19 dollari per MMBtu per il 2027. Anche in questo caso la ragione è nei timori per l’offerta, con gli analisti che hanno segnalato i bassi livelli degli stoccaggi nei principali mercati di consumo e il protrarsi della guerra in Medio Oriente, che potrebbe ridurre l’offerta globale di Gnl più a lungo del previsto.

Le previsioni di Goldman Sachs e i fattori di rischio geopolitico

Prima dell’esito delle elezioni midterm Usa, un upgrade delle stime sui prezzi del petrolio è arrivato anche da Goldman Sachs. La divisione di ricerca del colosso americano ha rivisto al rialzo di quasi il 17% l’outlook sul Brent per la fine del 2026, portandolo da 90 a 105 dollari al barile. Goldman Sachs ha alzato anche le previsioni per le quotazioni del Brent nel 2027, dai precedenti 80 dollari a una media di 88 dollari. Non è mancato il riferimento allo scenario peggiore: in caso di ulteriori interruzioni dell’offerta mediorientale, secondo gli analisti i prezzi potrebbero raggiungere una media di 130 dollari nel 2027.

Mentre le previsioni di Goldman Sachs sono state annunciate prima del voto, quelle di S&P Global, pubblicate ieri giovedì 5 novembre, indicano che la Blue Wave non è stata sufficiente a evitare nuove revisioni al rialzo delle stime per i prezzi energetici.

Le analisi di StoneX e JPMorgan: tra surplus di mercato e timori di ripartenza

Una spiegazione della cautela degli analisti è arrivata da Mike Castle, economista senior specializzato in materie prime di StoneX. Interpellato dal Wall Street Journal, Castle ha ricordato come, sebbene il voto abbia dimostrato l’avversione degli americani a nuovi attacchi contro l’Iran, il quadro dei prossimi due mesi rimanga incerto.

Il nuovo Congresso USA diventerà infatti operativo soltanto il 3 gennaio. Da considerare anche le riflessioni di JPMorgan, secondo cui il mercato petrolifero globale sta tornando in una condizione di surplus, sulla scia della ripresa delle esportazioni dal Medio Oriente e per l’indebolimento della domanda. I flussi energetici regionali non sono tuttavia ancora completamente ripristinati: le minacce alla sicurezza e gli elevati costi di trasporto continuano a complicare le spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz. In definitiva, la paura di nuove impennate dei prezzi del crude oil e del gas rimane.

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L’articolo Petrolio a picco dopo il voto Usa: crollo del 16% per il Brent, ma S&P e Goldman Sachs alzano le stime a 105 dollari è tratto da Forbes Italia.