Conti solidi per Mps, la banca senese finita nel mirino di Intesa Sanpaolo e reduce dalla cocente sconfitta del piano del ceo Luigi Lovaglio, concepito per preservarne l’indipendenza. Alla luce delle ultime vicende, Piazza Affari ha acceso i fari, oltre che sui numeri dei primi nove mesi del 2026, sulle dichiarazioni di Lovaglio e sul futuro di Mps e Mediobanca. Secondo le indiscrezioni circolate negli ultimi giorni, l’Opas di Intesa potrebbe prendere il via il prossimo 23 novembre.
La banca guidata da Carlo Messina conta inoltre di lanciare un’Opa obbligatoria su Mediobanca, come ha detto giorni fa lo stesso ceo sottolineando che, in caso di successo dell’operazione su Mps e, “qualora ne ricorressero i presupposti, promuoverà un’offerta pubblica obbligatoria avente a oggetto le azioni ordinarie di Mediobanca non detenute da Mps né da Intesa Sanpaolo”.
Lovaglio dopo la bocciatura del piano: “La nostra bussola non cambia”
Come ha commentato Lovaglio i risultati di Mps, la bocciatura della sua strategia difensiva contro Intesa, basata sulle Ops su Banco Bpm e Banca Generali, e il no alla proposta di fusione con Piazzetta Cuccia?
Il manager ha precisato innanzitutto di rispettare la scelta dei soci di Mps: “Rispettiamo pienamente la decisione e andiamo avanti con la stessa disciplina e lo stesso senso di responsabilità che ci hanno sempre guidato”, ha detto. Il ceo ha poi rimarcato gli obiettivi del management: “Il nostro focus resta chiaro: produrre risultati, sostenere i nostri clienti e le nostre persone e continuare a creare valore per tutti i nostri azionisti”. I conti appena annunciati rappresentano, a suo avviso, “un’ulteriore prova della solidità e della qualità del nostro franchise e della nostra capacità di eseguire con costanza, anche in un periodo segnato da sviluppi strategici significativi”.
Nella call con gli analisti, il manager ha citato inoltre tre parole per descrivere il bilancio del Monte: “Se dovessi riassumere i primi nove mesi in tre parole, sarebbero: crescita, qualità e solidità“, ha osservato.
Lovaglio ha ricordato anche la strategia del gruppo, incentrata su una “rigorosa disciplina su rischi, costi e capitale”. La frase chiave è stata la seguente: “La strada può essere cambiata, ma la nostra bussola no”. Un riferimento ovvio all’Opas di Intesa, che avrà apportato cambiamenti al percorso. Ma “il cambiamento non significa perdere la direzione”, ha chiarito il banchiere.
Mps, utile netto a 1,66 miliardi nei nove mesi del 2026
Guardando alle principali voci di bilancio annunciate stamattina, Monte dei Paschi di Siena ha concluso i primi nove mesi del 2026 con un utile netto pari a 1,657 miliardi di euro, in rialzo su base annua del 21,2%. L’utile netto del terzo trimestre è salito del 14,6% su base annua a 543 milioni, meglio delle attese, ma in calo del 10,4% rispetto al secondo trimestre.
I ricavi di Mps sono ammontati nei primi nove mesi dell’anno a 6,023 miliardi, in crescita del 5,6% rispetto allo stesso periodo del 2025, sostenuti dalla dinamica positiva del margine di interesse (+3%), delle commissioni nette (+3,5%) e degli altri ricavi della gestione finanziaria (+21,5%).
Nel terzo trimestre, i ricavi hanno segnato invece un lieve ribasso, attestandosi a 1,998 miliardi, rispetto ai 2,065 del trimestre precedente, scontando la stagionalità del periodo, che ha colpito in particolare le commissioni nette (-11,5%) e gli altri ricavi della gestione finanziaria (-12,6%).
Mps alza ancora la guidance 2026, ma pesa la mancata fusione con Mediobanca
Tra le novità, l’ennesima revisione al rialzo della guidance per il 2026. Ora Mps prevede un utile ante imposte superiore ai 3,7 miliardi di euro, rispetto ai 3,6 miliardi attesi in precedenza. La nuova guidance indica anche un coefficiente Cet1 pari a circa il 15,5%, ipotizzando la distribuzione di un dividendo per azione di 0,86 euro.
Le stime incorporano inoltre gli effetti della bocciatura assembleare del progetto di fusione con Mediobanca, che sono principalmente tre: il mancato beneficio di oltre 50 punti base sul coefficiente Cet1 che sarebbe derivato dalla fusione; il venir meno di un beneficio netto di circa 150 milioni di euro sull’utile ante imposte (Pbt) derivante dai risparmi sui costi al netto dei minori oneri di integrazione; e la necessità di emettere un’obbligazione senior preferred benchmark entro la fine dell’anno per soddisfare i requisiti Mrel.
Insomma, Mps ha annunciato numeri di tutto rispetto. La banca deve fare tuttavia i conti con la perdita dei benefici legati al piano di fusione con Mediobanca.
Mediobanca, Lovaglio rivendica i risultati record. Azioni Mps deboli
Lovaglio ha comunque espresso grande soddisfazione per i risultati di Piazzetta Cuccia, indicando performance a livelli record a quasi un anno dall’integrazione in Mps: “I risultati di Mediobanca parlano da soli. Dopo un anno dall’aggregazione, Mediobanca sta performando a livelli record e sta dando un forte contributo alla qualità e al potenziale di utili del nostro gruppo”, ha affermato, rivendicando i risultati ottenuti dall’integrazione dell’istituto nel gruppo.
Lovaglio ha quindi ribadito che Mps continuerà a “produrre risultati”, anche senza la fusione con Piazzetta Cuccia. Così il ceo: “Continueremo a creare valore. E continueremo a gestire la prossima fase con disciplina e responsabilità”. Poco mosso il trend delle azioni Mps, che si confermano deboli, oscillando attorno a 11,3 euro.
L’articolo Mps, utile in crescita del 21% e guidance al rialzo: Lovaglio risponde a Intesa è tratto da Forbes Italia.