Articolo tratto dal numero di ottobre 2026 di Forbes Small Giants. Abbonati!
Da secoli i veronesi si danno appuntamento in Piazza delle Erbe, dove vestigia romane, architetture medievali e il barocco di Palazzo Maffei raccontano una città che oltre a godersi tanta bellezza, ha saputo farne anche una leva economica.
Di fatto è l’arte, ancor prima dell’impresa, ad averne costruito la reputazione internazionale della città: dalla Verona di Romeo e Giulietta resa immortale da Shakespeare al Festival lirico dell’Arena. Poco distante, il rinascimentale Giardino Giusti, con il labirinto di siepi e i filari di cipressi in cui si persero anche Mozart e Goethe, ricorda quanto arte e cultura siano parte dell’identità locale.
L’emblema resta l’Arena, patrimonio mondiale dell’Unesco e teatro del più importante festival lirico all’aperto del mondo. Un monumento che la città ha saputo trasformare in un potente motore economico, capace di richiamare ogni estate 400mila spettatori e di generare 2 miliardi di euro di indotto per il territorio.
Il tessuto produttivo: oltre 100 miliardi di fatturato e cinque motori di crescita
Lo stesso spirito imprenditoriale caratterizza l’economia della provincia, tra le più dinamiche d’Italia. Con oltre 90 mila imprese, pari a circa un quinto del tessuto produttivo veneto, Verona sviluppa un fatturato aggregato superiore ai 100 miliardi di euro. La sua forza risiede in un’economia policentrica, fondata su cinque grandi motori: metalmeccanica, marmo, carta e packaging, logistica, agroalimentare e vino.
L’eccellenza editoriale e la sartorialità del libro d’arte
Per i cataloghi delle mostre parigine, Cartier e Louis Vuitton non hanno scelto un’azienda della capitale, ma un’impresa di Verona con appena trenta dipendenti. È l’Editoriale Bortolazzi Stei (Ebs), realtà che applica al libro la logica dell’alta sartoria, realizzando libri fotografici e volumi d’arte per musei, fondazioni e grandi marchi del lusso. “Anche il mio stampatore sa chi è Steve McCurry”, racconta Filippo Bortolazzi. È il capitale umano, prima ancora delle macchine, il vero vantaggio competitivo dell’azienda.
Il distretto grafico-cartario e il ruolo guida di Fedrigoni
È uno degli esempi più rappresentativi del distretto grafico-cartario veronese, secondo in Italia soltanto a quello di Lucca-Pistoia. Il comparto rappresenta circa il 15% della produzione nazionale, riunisce oltre 200 imprese e 10mila addetti, produce ogni anno più di 4 milioni di tonnellate di carta e cartone, il 60% delle quali destinate al packaging. Una vocazione rafforzata dalla crescita dell’export: oggi quasi una tonnellata su due prende la strada dei mercati internazionali, trainata soprattutto dagli imballaggi.
Le radici del distretto affondano nel Medioevo, quando l’abbondanza di corsi d’acqua favorì la nascita delle prime cartiere artigianali. Con la rivoluzione industriale il Veneto divenne uno dei principali poli italiani della carta e ancora oggi Verona rappresenta il cuore di una filiera che comprende cartiere, cartotecniche, scatolifici, aziende del packaging, editoria e stampa.
Il campione indiscusso è Fedrigoni, fondata a Verona nel 1888 e oggi tra i leader mondiali nelle carte speciali. Negli anni il gruppo ha acquisito marchi storici come Cartiere Miliani Fabriano e Magnani 1404, costruendo un portafoglio di oltre 25mila prodotti distribuiti attraverso 73 siti produttivi, di taglio e distribuzione. Conta circa 6mila dipendenti nel mondo e continua a rappresentare la punta di diamante del comparto.
La filiera specializzata del packaging e delle carte speciali
Attorno a Fedrigoni ruota una filiera altamente specializzata composta da Cartiere Saci (leader europeo nella produzione di carta da imballaggio a partire da materia prima 100% riciclata), Cartiera del Vignaletto, Scatolificio del Garda, Valvosacco, Sacchificio Veneto, Adiscart Packaging, Sada Packaging Verona, Nova Papyra e Grafiche Seven. Nel complesso il comparto cartario veronese conta 58 imprese, impiega oltre 3.400 addetti e genera un fatturato superiore a 1,1 miliardi di euro, confermando Verona tra i principali hub italiani della carta ad alto valore aggiunto e dell’imballaggio.
Il distretto del marmo: storia, cave e quote di export
Se la carta racconta l’innovazione, il marmo rappresenta la memoria industriale del territorio. Dall’epoca romana le cave della Valpolicella hanno fornito il materiale con cui – per esempio – è stata costruita l’Arena di Verona, arredato palazzi, chiese e piazze di Venezia. Oggi il distretto del marmo Verona-Vicenza riunisce 609 imprese, di cui 403 nella lavorazione e 74 nell’attività estrattiva, occupando 4.355 addetti distribuiti in una settantina di comuni. Insieme le due province realizzano circa il 31% dell’export italiano del settore, con gli Stati Uniti che assorbono quasi un quarto delle esportazioni, seguiti da Germania e Francia.
Design e alta gamma: la risposta del marmo veronese alla concorrenza globale
La competizione globale è cambiata. Cina, India e Turchia dominano ormai la produzione mondiale grazie a costi inferiori e maggiore disponibilità di materia prima. Le imprese veronesi competono in termini di qualità, design e capacità di trasformare la pietra in un prodotto di lusso. Ne sono prova aziende come Antolini, che esporta in 182 Paesi e produce ogni giorno 4.500 metri quadrati di lastre, forte di continui investimenti in brevetti e ricerca sui trattamenti superficiali. Oppure Riva Marmi, che ha firmato progetti per i grandi magazzini Selfridges di Londra e per il settore crocieristico, e Pistore Marmi, interprete del marmo italiano nell’interior design di alta gamma, dagli appartamenti di San Pietroburgo ai grandi progetti internazionali.
Metalmeccanica ed export: il primo comparto manifatturiero
Accanto ai distretti storici continua a crescere la metalmeccanica, primo comparto manifatturiero della provincia per valore aggiunto. Macchine industriali, automazione, impiantistica, componentistica e lavorazioni meccaniche alimentano una rete di imprese fortemente orientate all’export, integrata con le filiere europee della manifattura.
Il polo vitivinicolo leader e la filiera agroalimentare
A questo si affianca il comparto agroalimentare, guidato dal vino. Verona è il principale polo vitivinicolo italiano per esportazioni, con 1,21 miliardi di euro raggiunti, posizionandosi davanti a Treviso (1,12 miliardi) e Cuneo (1,03 miliardi). È forte di denominazioni come Amarone, Valpolicella, Soave, Prosecco, Bardolino, Lugana e Custoza, ma vanta anche una filiera agroindustriale che spazia dalla trasformazione alimentare ai prodotti da forno, fino all’ortofrutta.
Il ruolo strategico della logistica
A completare il modello veronese c’è la logistica. Il Quadrante Europa, tra i maggiori interporti intermodali del continente, collega ogni giorno il Nord Italia ai principali corridoi ferroviari e autostradali europei. Una posizione geografica che ha trasformato Verona in una piattaforma naturale per la distribuzione delle merci tra Mediterraneo e Centro Europa, offrendo un vantaggio competitivo all’intero sistema produttivo.
L’articolo Come Verona ha costruito un’economia policentrica da 100 miliardi di euro è tratto da Forbes Italia.