Ben 16 miliardi e 622 milioni di euro raccolti e oltre 560.000 contratti. La prima doppia emissione del Btp Valore si è chiusa con numeri importanti: 12,071 miliardi sono andati al Btp Valore tradizionale e 4,551 miliardi al nuovo Btp Valore Insieme. Alla chiusura, il Ministero dell’Economia ha inoltre alzato i tassi rispetto ai minimi annunciati pochi giorni prima.
Per il risparmiatore, però, la domanda interessante comincia proprio adesso: quanto rendono davvero i due titoli, che differenza c’è tra incassare cedole trimestrali e ricevere tutto alla fine e, soprattutto, quale delle due formule è più adatta alle proprie esigenze?
I tassi definitivi del Btp Valore
Entrambi i titoli hanno durata di cinque anni, godimento il 27 ottobre 2026 e scadenza il 27 ottobre 2031. Il prezzo di emissione è stato pari a 100 e l’investimento minimo a 1.000 euro.
Il Btp Valore, Isin IT0005735201, utilizza un meccanismo step-up 2+2+1: paga il 3,75% annuo nei primi due anni, il 4,20% nel terzo e quarto anno e il 4,75% nell’ultimo anno. Le cedole vengono corrisposte ogni tre mesi.
Il Btp Valore Insieme, Isin IT0005735227, segue invece una logica completamente diversa: non paga cedole periodiche e riconosce alla scadenza una cedola unica del 22,70% del valore nominale, insieme al rimborso del capitale.
Il Tesoro ha costruito le due strutture in modo da renderle sostanzialmente equivalenti dal punto di vista del rendimento finanziario all’emissione.
Il 22,70% non significa un rendimento del 4,54% all’anno
Qui si trova il primo possibile equivoco interpretativo. Dividere semplicemente il 22,70% per cinque e concludere che il Btp Valore Insieme renda il 4,54% annuo sarebbe sbagliato. Il denaro viene infatti incassato soltanto alla fine del quinto anno e quindi bisogna considerare il valore temporale del denaro.
Acquistato a 100 e mantenuto fino alla scadenza, il Valore Insieme offre un rendimento annuo effettivo lordo di circa 4,18%. Il Btp Valore tradizionale, considerando tutte le cedole trimestrali e i tre diversi livelli di tasso, si colloca anch’esso intorno al 4,17% lordo annuo effettivo.
In altre parole, il 22,70% è il guadagno cedolare complessivo nominale nell’arco dei cinque anni, non il rendimento annuale.
Cosa succede con 20.000 euro
Un esempio associato a un ipotetico investimento di 20.000 euro aiuta a comprendere meglio la differenza tra le due strutture. Con il Btp Valore tradizionale il risparmiatore riceve complessivamente 4.130 euro lordi di cedole nei cinque anni: 750 euro all’anno nei primi due anni, 840 euro nel terzo e nel quarto e 950 euro nell’ultimo.
Applicando la tassazione agevolata del 12,5%, gli interessi complessivi netti ammontano a circa 3.613,75 euro, prima dell’imposta di bollo e di eventuali costi applicati dall’intermediario. Il denaro, però, viene incassato progressivamente attraverso le cedole trimestrali.
Con il Btp Valore Insieme, invece, il possessore non riceve alcun pagamento cedolare durante i cinque anni. Alla scadenza viene corrisposta una cedola unica pari al 22,70% del valore nominale. Su 20.000 euro significa 4.540 euro lordi, che diventano 3.972,50 euro netti dopo la tassazione del 12,5%, oltre naturalmente al rimborso dei 20.000 euro di capitale.
A prima vista il Valore Insieme sembra quindi produrre 358,75 euro netti in più rispetto al Btp Valore tradizionale. Ma sarebbe sbagliato interpretare quella differenza come un maggior rendimento in senso finanziario.
Il Btp Valore mette infatti a disposizione gli interessi molto prima: il risparmiatore può spenderli oppure reinvestirli. Il maggiore importo finale dell’Insieme serve precisamente a compensare il fatto che per cinque anni non si dispone di quelle somme. La differenza, quindi, è soprattutto nella distribuzione temporale dei flussi di cassa.
Valore o Valore Insieme: la vera scelta
Il Btp Valore tradizionale appare più coerente con le esigenze di chi desidera ottenere un flusso periodico di reddito. Le cedole trimestrali possono integrare pensione o altri redditi oppure essere reinvestite nel tempo.
Il Btp Valore Insieme è invece più vicino a una logica di accumulo: si rinuncia agli incassi intermedi per concentrare capitale e interessi al termine dei cinque anni. Può essere adatto, per esempio, a chi associa l’investimento a una spesa futura già individuata e non necessita di reddito periodico.
Non è però uno zero coupon. Viene acquistato a 100 e paga una vera e propria cedola alla scadenza; uno zero coupon, al contrario, genera normalmente il rendimento attraverso la differenza tra prezzo di acquisto e valore di rimborso.
Anche la fiscalità introduce una piccola differenza nei flussi. Applicando il 12,5% alle cedole e calcolando il rendimento annuo sui flussi netti, si arriva indicativamente a circa 3,65% annuo per il Btp Valore e 3,69% per il Valore Insieme, prima di bollo e costi. Il lieve scarto è legato soprattutto al diverso momento in cui interessi e relativa tassazione vengono pagati, non a un sostanziale diverso rendimento economico.
Questa volta non c’è il premio fedeltà
Un’altra differenza rispetto ad alcune precedenti emissioni della famiglia Btp Valore è l’assenza del premio fedeltà. Chi ha sottoscritto i titoli durante il collocamento non riceverà quindi un bonus aggiuntivo per mantenerli fino al 2031. Dopo l’emissione entrambi i titoli sono negoziabili sul Mot e possono essere comprati o venduti al prezzo espresso dal mercato.
Da quel momento il rendimento effettivo dipenderà dal prezzo pagato sul mercato, dal rateo maturato e dalla vita residua del titolo. A parità di tutte le altre condizioni, un prezzo di acquisto più elevato implica un rendimento a scadenza più basso e viceversa. È quindi importante non confondere i tassi cedolari definitivi con il rendimento effettivamente disponibile sul mercato secondario.
Come si confrontano con un Btp normale
Va sempre ribadito che il confronto più logico è con titoli di Stato di durata simile. È poco significativo confrontare una cedola del 4% di un titolo che scade fra cinque anni con quella di un Btp che rimborserà il capitale tra dieci o quindici anni. Rendimenti maggiori possono semplicemente remunerare una durata più lunga e, quindi, una maggiore esposizione alle variazioni dei tassi.
È qui che torna utile anche il confronto con il recente Btp Green 2038.
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Il Green ha una scadenza molto più lunga rispetto ai due nuovi Btp Valore e, nelle condizioni di mercato considerate, può offrire un rendimento superiore. A quel rendimento si accompagna però una sensibilità decisamente maggiore alle oscillazioni dei tassi.
Se i tassi salgono, un titolo con più di dieci anni davanti tende normalmente a subire variazioni di prezzo molto più ampie rispetto a un titolo che scade nel 2031. Confrontare soltanto la percentuale di rendimento senza considerare la durata sarebbe quindi fuorviante.
Il rischio che resta sempre lo stesso
Btp Valore e Valore Insieme sono titoli nominali. Non offrono protezione dall’inflazione come Btp Italia o Btp€i e il rimborso finale avviene a 100, salvo naturalmente il rischio di credito dello Stato italiano.
Se i rendimenti di mercato dovessero salire, il loro prezzo potrebbe scendere. Chi li mantiene fino alla scadenza continua a ricevere i flussi previsti e il rimborso nominale, ma chi fosse costretto a vendere prima del 2031 potrebbe incassare meno di quanto investito.
Restano la tassazione agevolata al 12,5%, l’esenzione dall’imposta di successione e, nei limiti previsti dalla normativa, l’esclusione dal patrimonio mobiliare rilevante ai fini Isee fino a 50.000 euro complessivi per nucleo familiare, considerando i titoli di Stato e gli altri strumenti ammessi.
Durante il collocamento non erano inoltre previste commissioni bancarie di sottoscrizione; sul mercato secondario valgono invece i costi applicati dal proprio intermediario.
Quindi quale conviene?
Come ovvio non esiste una risposta valida per tutti. Chi vuole ricevere un reddito periodico ha una ragione concreta per preferire il Btp Valore, chi invece può lasciare il denaro fermo fino al 2031 e preferisce concentrare il risultato alla scadenza può trovare più naturale il Valore Insieme. In entrambi i casi, però, il punto decisivo resta un altro: cinque anni sono davvero compatibili con l’orizzonte del proprio patrimonio?
Il successo del collocamento e gli oltre 16,6 miliardi raccolti dicono molto sull’interesse degli italiani per il debito pubblico. Non dicono invece se sia corretto aumentare ancora la quota di Btp nel portafoglio di ogni singola famiglia. Come per il Btp Green, il rendimento va quindi valutato insieme alla durata, alla liquidità necessaria, all’inflazione e soprattutto alla concentrazione del patrimonio sul rischio Italia.
L’articolo Btp Valore o Valore Insieme? La differenza non è quanto si guadagna, ma quando si incassano gli interessi è tratto da Forbes Italia.