Di PNA
ll risiko bancario italiano si arricchisce di nuove dichiarazioni e indiscrezioni, con Mps che rimarca tutta la determinazione a portare avanti il suo progetto di espansione con la doppia ops su Banco Bpm e Banca Generali. Sulla strada del Monte dei Paschi c’è tuttavia un ostacolo significativo: Crédit Agricole. Un no fermo all’offerta di Mps è stato rimarcato nelle ultime ore da Clotilde L’Angevin, deputy general manager della banca che, interpellata dalla Cnbc, ha ricordato che “nulla può essere fatto senza di noi”.
La Banque Verte detiene infatti una quota del 29,3% del capitale di Banco Bpm ed è il vero ago della bilancia nella nuova partita di risiko lanciata dal Monte dei Paschi di Siena. Crédit Agricole vuole espandere la propria presenza in Italia, il suo principale mercato estero, evitando tuttavia che Banco Bom finisca nell’orbita di Mps. Piuttosto, l’apertura è nei confronti di una integrazione tra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia.
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Lovaglio non arretra sulle due ops
Le dichiarazioni di L’Angevin non hanno tuttavia frenato affatto le ambizioni del Monte dei Paschi di Siena, che sono state ribadite dal ceo Luigi Lovaglio. Il numero uno del Monte è tornato a spiegare le due ops su Banco Bpm e Banca Generali, in vista dell’assemblea straordinaria del 29 ottobre, quando gli azionisti saranno chiamati a votare le due operazioni. Nonostante la posizione espressa da Crédit Agricole, che complica il disegno di Mps di conquistare Banco Bpm, Lovaglio ha detto di essere fiducioso sulla valutazione che la Banque Verte farà sull’ops.
Qualche incontro con i vertici del maggiore azionista di Banco Bpm, d’altronde, c’è già stato e l’amministratore delegato di Rocca Salimbeni, intervistato nell’ambito della 31ma Conferenza annuale dei Ceo finanziari di BofA Securities, non ha alcuna intenzione di arretrare: “La mia impressione, dagli incontri avuti, è che la nostra ipotesi è valida”.
Il numero uno di Mps ha ricordato inoltre cosa il Monte sta mettendo sul piatto per convincere il gruppo francese ad accettare l’ops su Banco Bpm: “Stiamo offrendo al Crédit Agricole l’opportunità di partecipare alla creazione di un gruppo con più valore, più resiliente e più redditizio, e con grandi opportunità di crescita”.
Per quanto riguarda i benefici previsti per l’intera Monte dei Paschi di Siena, in palio c’è molto: ovvero la possibilità, con l’ops su Piazza Meda ma anche su Banca Generali, di dar vita a “un vero leader di mercato, integrando tutte le nostre attività in un’unica piattaforma”. Quanto al rischio di esecuzione, Lovaglio ha minimizzato le complessità delle due offerte, definendole una “operazione tradizionale tra grandi banche commerciali” e indicando che, secondo le statistiche, i tempi di integrazione si sono ridotti a 12-15 mesi. L’integrazione di Banco Bpm e Banca Generali in Mps “rientra quindi in questo orizzonte temporale”.
Sul fronte Generali, il numero uno del Monte ha collegato l’operazione alla possibilità di rafforzare la partnership strategica con il Leone di Trieste e di ampliare i canali distributivi: “La collaborazione con Generali rappresenta una grande opportunità, dato che il gruppo assicurativo vanta una base di quasi 11 milioni di clienti”.
Il nodo Delfin e l’attesa per la Consob
Tuttavia, la strada che Mps sta percorrendo per centrare i suoi target di espansione rimane lastricata da alcuni ostacoli e da molte incognite. Tra le principali, sicuramente quella che porta il nome di Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio che, in quanto primo azionista di Mps con una partecipazione pari al 17,5%, ha un ruolo determinante nel decidere il destino delle due ops.
Il punto, come riporta oggi Repubblica, è che la sua posizione non è ancora chiara, in quanto la holding vuole attendere l’esito della Consob, che non ha ancora dato il via libera al prospetto informativo che Mps ha depositato lo scorso 10 settembre. Si apprende per ora che, pochi giorni prima dell’assemblea del Monte, il CdA di Delfin si riunirà per decidere quale voto dare ai piani di Siena.
Nel frattempo, l’ad Romolo Bardin si sarebbe già mosso, “sondando uno a uno e in maniera informale gli otto soci della cassaforte per capire quali sono le loro preferenze” tra l’opas di Intesa Sanpaolo e le ops di Mps. Sempre Repubblica riferisce che Lazard starebbe effettuando le proprie valutazioni in qualità di advisor. Il nodo è rappresentato tuttavia dal fatto che la Consob non si è ancora espressa, anche su un’altra questione delicata. Mps ha infatti chiarito che, anche se l’opas di Intesa dovesse perfezionarsi, le due ops su Banco Bpm e Banca Generali rimarrebbero in essere in quanto “irrevocabili”.
I legali di Intesa Sanpaolo, tuttavia, contestano questa interpretazione: Un’altra questione che complica ancora di più la nuova stagione di risiko bancario che ha preso il via a Piazza Affari.
L’articolo Mps vuole Banco Bpm, Crédit Agricole dice no: così si riapre il risiko bancario è tratto da Forbes Italia.