Gucci rompe, almeno per due modelli, con la sua tradizione produttiva italiana. La maison di Kering ha iniziato a vendere nuove sneaker di lusso con l’etichetta “Made in China”, una scelta che secondo alcuni osservatori potrebbe creare tensioni con il posizionamento di alta gamma del marchio proprio mentre il gruppo lavora al rilancio di Gucci e alla riconquista dei consumatori aspirazionali. A rivelarlo è Reuters, che ha verificato l’origine delle calzature sia sul sito della maison sia in un negozio Gucci a Parigi.
Al centro della novità c’è la Drip, che segna un cambio di linguaggio rispetto alle sneaker che hanno caratterizzato finora l’offerta di Gucci: il sito del marchio la presenta come “la prima sneaker di Demna per Gucci”. Il modello è arrivato sul mercato il mese scorso con la collezione Primavera e viene venduto a circa 800 euro in Europa e 1.000 dollari negli Stati Uniti: un prezzo inferiore rispetto a quello di molte altre calzature Gucci, ma ancora pienamente inserito nella fascia del lusso.
Secondo quanto ricostruito, la Drip porta l’indicazione “Made in China”. La stessa etichetta compare su un secondo modello slip-on in pelle appartenente alla collezione Primavera. Tutte le altre scarpe Gucci per le quali il sito indica il Paese di origine risultano invece prodotte in Italia.
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Gucci spiega la scelta della produzione cinese
La maison ha spiegato a Reuters che l’Italia resterà “sempre al centro del modello produttivo e dell’identità di Gucci”, precisando di aver scelto in questo caso un produttore cinese per ragioni legate alle caratteristiche tecniche dei prodotti. “Il partner selezionato offriva il know-how tecnologico e le capacità più adatte a raggiungere gli standard di prestazione e qualità che stavamo cercando”, ha dichiarato Gucci, ricordando di avere già collaborato in passato con fornitori svizzeri e giapponesi per categorie come orologi e occhiali.
Un portavoce ha inoltre escluso l’esistenza di un piano più ampio per trasferire la produzione fuori dall’Italia. Anche il secondo modello prodotto in Cina risponderebbe, secondo la società, a esigenze tecniche connesse al design.
La scelta arriva in un momento delicato per Gucci e per Demna, che venerdì presenterà a Milano la sua nuova collezione. Il designer deve trovare un equilibrio tra innovazione, desiderabilità e controllo dei costi, mentre la maison cerca di tornare a intercettare anche quella fascia di consumatori aspirazionali che costituisce una parte importante della clientela del lusso ed è più sensibile al prezzo rispetto ai clienti più facoltosi.
Il rilancio di Gucci secondo Luca de Meo
La partita è particolarmente importante per Kering. Le vendite di Gucci si sono dimezzate negli ultimi tre anni, comprimendo i margini e spingendo il gruppo a chiudere decine di negozi. Il rilancio della maison è quindi uno dei dossier centrali per Luca de Meo, arrivato alla guida del gruppo lo scorso anno. In un’intervista rilasciata a Milano Finanza Fashion, de Meo ha ribadito che la priorità è “rimettere Gucci dove si merita”, riportandolo “nell’Olimpo dei grandi marchi del lusso”.
Il manager ha insistito anche sul rapporto tra prezzo e valore, osservando che in alcuni segmenti il settore ha perso questa connessione: la risposta, secondo de Meo, non consiste semplicemente nell’abbassare i prezzi, ma nell’aumentare il valore attraverso “prodotto, materiali, innovazione, servizio, creatività”. Una strategia che passa anche dal recupero dell’identità delle singole maison: dopo una prima fase dedicata al riequilibrio finanziario e operativo, Kering punta ora a definire per ogni marchio un posizionamento distinto, evitando che la ricerca della crescita finisca per snaturarne identità e percezione.
L’articolo Gucci rompe con la tradizione produttiva italiana: le nuove sneaker di Demna sono Made in China è tratto da Forbes Italia.