C’è una parola che negli ultimi mesi è tornata centrale nel lessico degli eventi che contano: agorà. Non più platee separate da un palco, ma spazi in cui il dialogo diventa orizzontale. È questa l’idea con cui il Women Economic Forum Italia torna in scena per la sua quarta edizione, cambiando insieme città e formula. Dal 24 al 26 ottobre, Torino ospiterà tre giorni di confronto tra donne provenienti dalle istituzioni, dal mondo dell’impresa, della ricerca e dell’innovazione, in un evento che promette di ridisegnare non solo i temi in agenda, ma anche il modo di discuterne.
La novità più significativa dell’edizione 2026 non riguarda soltanto la sede, ma la struttura stessa dell’evento. Il WEF Italy lascia alle spalle lo schema tradizionale — palco da un lato, pubblico dall’altro — per costruire un’esperienza in cui quella distanza si assottiglia fino quasi a sparire. Ad accogliere questo esperimento saranno Ogr Torino, l’ex complesso ferroviario riconvertito in uno dei poli più dinamici della città per startup, cultura e ricerca applicata, e Palazzo Perrone di San Martino, sede della Fondazione Crt, che sostiene la manifestazione insieme alla sua presidente Anna Maria Poggi.
Ad aprire i lavori sarà Laura Mattarella, presidente del Comitato d’Onore del Forum, mentre il programma si snoderà in nove sessioni plenarie. Tra chi guiderà i panel figurano Ersilia Vaudo, Special Advisor on future talents dell’Agenzia Spaziale Europea, Barbara Caputo del Politecnico di Torino, Chiara Corazza di Escp Business School, Staffan de Mistura, Inviato Speciale Onu per il Sahara Occidentale, e le manager Sharon Cittone, Milena Lerario e Tiziana Mele.
Il conto economico del divario
Dietro la scelta dei temi c’è un impianto di dati che merita attenzione. Secondo le proiezioni dell’Ocse, ridurre i divari di genere nella partecipazione al lavoro avrebbe un effetto tutt’altro che marginale sull’economia dei Paesi membri: un potenziale +9,2% di Pil entro il 2060. In Italia il quadro resta impietoso: lungo l’intera vita lavorativa, una donna può aspettarsi di guadagnare oltre il 40% in meno rispetto a un uomo — cinque punti percentuali sopra la media OCSE.
La partita si gioca ormai anche sul terreno dell’intelligenza artificiale. Su dieci persone impiegate nel settore a livello globale, meno di tre sono donne, stando ai dati citati dal World Economic Forum; ai vertici delle aziende, quella proporzione crolla sotto una su sette. Non è solo una questione di accesso alle professioni tecnologiche, ma della possibilità concreta di incidere sulla progettazione dei sistemi che stanno riscrivendo lavoro ed economia — un nodo che attraversa buona parte del programma torinese, insieme a moda, salute e transizione energetica.
Torino, laboratorio scelto non per caso
La scelta del capoluogo piemontese non è casuale. Città di ricerca e cultura d’impresa, Torino viene descritta dagli organizzatori come un terreno fertile per far dialogare istituzioni, aziende, università e società civile — esattamente l’ingrediente su cui punta il nuovo formato del Forum. L’edizione 2026 arriva forte dei numeri raccolti l’anno scorso: 1,2 milioni di utenti in streaming e 1.900 partecipanti da 58 Paesi, oltre alla presenza del G100, una delle reti femminili più autorevoli al mondo nella promozione della leadership economica.
Le parole della vigilia
A raccontare lo spirito dell’operazione è Marilena Citelli Francese, Presidente del WEF Italy, che spiega la scelta con la convinzione che “le idee migliori nascano dal confronto tra esperienze diverse” e indica in Torino, per la sua capacità di tenere insieme tradizione industriale e apertura internazionale, “il luogo ideale” per questa nuova fase del Forum.
Sulla stessa lunghezza d’onda Anna Maria Poggi, Presidente della Fondazione CRT, che collega il tema dell’evento a una questione più ampia di modelli decisionali: la piena partecipazione delle donne ai processi economici e culturali, sottolinea, “non è soltanto una questione di equità”, ma una condizione necessaria per costruire società capaci di affrontare le trasformazioni future.
Se l’agorà greca era il luogo dove si decideva il destino della polis, quella torinese scommette su un’idea più semplice ma non meno ambiziosa: che il futuro dell’economia si scriva meglio quando a tenere la penna sono in tante, e non più in poche.
L’articolo A Torino la nuova agorà delle donne che stanno cambiando l’economia è tratto da Forbes Italia.