10 Luglio 2026

La famiglia miliardaria americana che sta elettrificando i data center dell’IA negli Stati Uniti

Per gli abitanti di Carrollton, una piccola città della Georgia occidentale circondata da boschi e attraversata dal fiume Little Tallapoosa, il cognome Richards – o, più precisamente, il nome Southwire – è immediatamente riconoscibile. Molti dei suoi 28.000 residenti lavorano per l’azienda, che ha qui la propria sede centrale da oltre mezzo secolo.

Il fondatore Roy Richards (morto nel 1985) fu profondamente coinvolto nella vita della comunità: presiedette l’Autorità ospedaliera di Carroll City-County, la Peoples Bank di Carrollton, fu presidente della Camera di Commercio della contea di Carroll e direttore della Camera di Commercio della Georgia. Il Richards College of Business della University of West Georgia porta il suo nome, grazie a una donazione del figlio Roy Richards Jr., che nel 1990 istituì anche una fondazione di famiglia per sostenere la città e il territorio circostante.

Southwire è inoltre nota per il programma 12 for Life, una partnership quasi ventennale con le scuole locali che combina istruzione tradizionale e lavoro all’interno di un ambiente produttivo adattato agli studenti. Il progetto ha contribuito ad aumentare il tasso di diploma delle scuole superiori cittadine dal 64% del 2007 a oltre il 90%.

Al di fuori di Carrollton, Southwire è poco conosciuta dal grande pubblico. Eppure produce circa la metà dei cavi e dei fili utilizzati per distribuire elettricità negli Stati Uniti e, secondo l’azienda, i suoi impianti elettrici sono presenti in circa metà delle abitazioni americane. Impiega oltre 9.000 persone in almeno 40 città statunitensi e in diversi Paesi del mondo.

Complice l’aumento del prezzo del rame, la domanda di infrastrutture elettriche nel post-pandemia e ora l’esplosione dei data center, il fatturato di Southwire ha raggiunto il record di 9,7 miliardi di dollari nel 2025, oltre il 50% in più rispetto al 2021 secondo le stime di Forbes. Questo ha arricchito ulteriormente la famiglia Richards, che possiede ancora il 100% dell’azienda e che Forbes valuta 13,1 miliardi di dollari, abbastanza da collocarla tra le famiglie più ricche degli Stati Uniti.

L’effetto IA

La ricchezza della famiglia è destinata probabilmente a crescere ancora grazie all’esplosione dei data center dedicati all’intelligenza artificiale. Secondo la Federal Reserve, tra il 2021 e il 2025 gli investimenti in questi impianti sono quadruplicati e negli Stati Uniti sono attualmente in fase di sviluppo altri 1.500 nuovi data center. Queste strutture utilizzano GPU ad altissime prestazioni che richiedono da due a quattro volte più energia rispetto ai chip tradizionali.

Una notizia particolarmente favorevole per i Richards, che nel novembre 2024 hanno triplicato le dimensioni di uno stabilimento in North Carolina dedicato alla produzione di cavi ad alta capacità, indispensabili per l’espansione dei data center IA. Inoltre Southwire ha investito 1,8 miliardi di dollari per modernizzare i propri impianti e prepararsi alla crescita del mercato. “Southwire sta cercando di restare all’avanguardia”, afferma David Long, amministratore delegato della National Electrical Contractors Association.

Entro il 2030, la domanda energetica dei data center trainati dall’IA dovrebbe aumentare del 175%. Tuttavia la disponibilità di energia rappresenta già oggi il principale vincolo per gli operatori, persino più dell’accesso alle GPU, secondo Southwire. Questo significa che le utility dovranno ripensare completamente il modo in cui distribuiscono l’elettricità e gestiscono i costi, rendendo partner infrastrutturali come Southwire più essenziali che mai.

Una storia iniziata quasi novant’anni fa

La famiglia Richards e Southwire hanno scelto di non rilasciare dichiarazioni per questo articolo, ma erano già state intervistate da Forbes nel 1967 e nel 1976, fornendo gran parte delle informazioni storiche riportate, insieme ai contenuti presenti sul sito aziendale. Le origini della famiglia risalgono al 1937. Desideroso di portare l’elettricità nella casa della nonna, il venticinquenne Roy Richards tornò nella contea di Carroll poco dopo essersi laureato al Georgia Tech e iniziò a costruire pali elettrici.

“L’industrializzazione nel Sud degli Stati Uniti era appena agli inizi”, raccontò a Forbes nel maggio del 1967. Grazie a un programma federale di prestiti destinato all’elettrificazione delle aree rurali, la sua società, Richards & Associates, trascorse i due anni e mezzo successivi installando 5.600 chilometri di linee elettriche nelle campagne americane.

Lo scoppio della Seconda guerra mondiale sospese il programma di finanziamenti e Richards si arruolò nell’esercito, dove raggiunse il grado di capitano. Quando tornò in Georgia, i pali costruiti in precedenza erano inutilizzabili perché il filo elettrico scarseggiava e i tempi di consegna superavano i quattro anni. “Pensai che dovesse esistere un modo migliore e decisi di entrare personalmente nel settore”, raccontò nel 1967.

La nascita di Southwire

Nel 1950 fondò Southwire, producendo cavi con macchinari usati, 80.000 dollari di capitale e un team di appena dodici persone, tra cui un suo ex professore del Georgia Tech. Dopo appena due anni l’azienda aveva già spedito oltre 2.200 tonnellate di filo elettrico. “Aiuta non sapere che una cosa è impossibile”, disse a Forbes nel 1976.

Il grande salto arrivò nel 1963, quando Southwire inventò il proprio sistema di colata continua, che automatizzava diverse fasi della trasformazione di rame e alluminio in barre metalliche utilizzate per produrre cavi. L’azienda sostiene che questo sistema brevettato, oltre a generare importanti ricavi da royalties, sia oggi responsabile della produzione del 50% delle barre di rame del mondo, materia prima fondamentale per fili, cavi e conduttori elettrici. “La maggior parte degli imprenditori considera la tecnologia un male necessario”, dichiarò un concorrente di Southwire nel 1976. “Roy invece la usa come uno strumento imprenditoriale”.

Dall’integrazione verticale alla crisi

Negli anni successivi Southwire continuò a crescere, ma faticava a reperire abbastanza alluminio. Così, nel 1968, Richards ottenne un prestito obbligazionario industriale record da 142 milioni di dollari per costruire una fonderia di alluminio insieme a National Steel.

Negli anni Settanta aggiunse anche una fonderia di rame, una segheria per produrre pallet e bobine e perfino pozzi di gas e petrolio durante la crisi energetica. Alla morte di Roy Richards, nel 1985, la guida passò al primogenito Roy Richards Jr., cresciuto insieme ai sei fratelli in una piccola fattoria alla periferia di Carrollton. Dopo aver iniziato gli studi al Georgia Tech, lasciò l’università per entrare subito nell’azienda di famiglia.

Il suo arrivo coincise con un periodo difficile. I tassi d’interesse record della recessione del 1981-1982 colpirono duramente Southwire, fortemente indebitata. Inoltre il crollo dei prezzi di rame e alluminio mise sotto pressione il modello di integrazione verticale costruito dal padre. “Southwire stava cercando di rialzarsi dopo essere arrivata vicina al fallimento”, ha ricordato Richards Jr. in un video del 2022. “Margini sottilissimi, profitti minimi e ancora tanti debiti da ripagare”.

Il rilancio

Richards Jr. guidò la ripresa razionalizzando la produzione, aumentando le vendite internazionali e puntando sull’innovazione. Nel decennio successivo il fatturato quadruplicò fino a raggiungere 2 miliardi di dollari.

Nel 2001 cedette la carica di amministratore delegato a Stu Thorn, primo ceo esterno alla famiglia. Durante il suo mandato Southwire si espanse a livello internazionale e acquisì aziende come Coleman Cable e il produttore di utensili Maxis. Nel 2016 arrivò Rich Stinson, veterano del settore elettrico, che accelerò ulteriormente la crescita con nove acquisizioni. Nel dicembre 2025 gli è succeduto Ganesh Ramaswamy, manager proveniente da Baker Hughes.

Nel frattempo Roy Richards Jr. è rimasto presidente del consiglio di amministrazione e, negli ultimi quindici anni, ha insegnato come professore aggiunto di Strategia presso IE Business School di Madrid.

La sostenibilità come priorità

Richards Jr. è stato uno dei principali promotori della trasformazione ambientale dell’azienda. Riconoscendo i danni ambientali provocati dalle attività industriali degli anni Settanta e Ottanta — l’Environmental Protection Agency aveva individuato contaminazioni del suolo e delle acque presso uno stabilimento in Kentucky — ha spinto Southwire verso una produzione più sostenibile e sostenuto iniziative climatiche.

Tra queste figurano la presidenza di Drawdown Georgia, iniziativa dedicata alla decarbonizzazione dello Stato, e la creazione di Nuthatch LLC, impresa sociale impegnata nella tutela del territorio nel Sud-Est degli Stati Uniti, con oltre 2.000 ettari destinati alla rinaturalizzazione. Richards non sostiene che Southwire sia ormai perfetta, ma ritiene che l’azienda sia cambiata profondamente. “Vogliamo essere l’avanguardia, i progressisti, la parte più avanzata di questo cambiamento”, dichiarò nel 2022.

Un’opportunità enorme, ma non priva di polemiche

La rapida e controversa espansione dei data center rappresenta al tempo stesso una straordinaria opportunità commerciale e una sfida per una società che punta sulla sostenibilità.

In molte aree rurali degli Stati Uniti i residenti accusano questi impianti di produrre forte inquinamento acustico e di contribuire all’aumento delle bollette elettriche. Pur essendo un gruppo globale, Southwire mantiene profonde radici in Georgia, Stato nel quale è stata proposta una legge che vieterebbe ai governi locali di autorizzare nuovi data center fino al 2028. La stessa Carrollton ospita già un data center e un secondo è in costruzione nelle vicinanze.

Resta però evidente che l’espansione dei data center ha creato enormi opportunità per aziende come Southwire. “Questa accelerazione ha costretto tutti a ragionare in modo diverso”, osserva David Long. “I data center sono uno dei motori della crescita, ma non sono gli unici beneficiari”.

È probabile che tra i maggiori vincitori ci sia proprio la schiva famiglia Richards, che continua a seguire la tradizione del fondatore mantenendo Southwire una società privata. “È un vantaggio”, spiegava Roy Richards a Forbes nel 1976. “Ci sono molti benefici nel mantenere un basso profilo e non perdere tempo con la burocrazia della Securities & Exchange Commission. All’inizio nessuno dei banchieri sapeva chi fossimo. Oggi questo non è più un problema”.

L’articolo La famiglia miliardaria americana che sta elettrificando i data center dell’IA negli Stati Uniti è tratto da Forbes Italia.