15 Settembre 2026

Il padre “compresso”: perché la nuova paternità italiana è ancora un’equazione irrisolta

Per un decennio il dibattito pubblico ha chiesto agli uomini di cambiare: di essere padri più presenti, più coinvolti nella cura dei figli, più disposti a condividere il carico mentale ed emotivo della famiglia. Ma la domanda che raramente ci si è posti è un’altra: è cambiato anche tutto ciò che li circonda? Aziende, tempi di lavoro, congedi, modelli culturali — hanno davvero tenuto il passo con la richiesta di una paternità diversa?

È da questa asimmetria che nasce la seconda edizione di Parola Ai Padri, il progetto culturale ideato dallo strategist Carlo Crudele, in programma il 19 settembre 2026 al Cinema Teatro Fulgor di Rimini. Il tema scelto per quest’anno, “Padri complessi, padri compressi“, fotografa bene la contraddizione: uomini che non si riconoscono più nel modello del padre-provider ma che non hanno ancora un’identità pienamente riconosciuta, schiacciati tra desiderio di esserci e un’organizzazione del lavoro che spesso non lo permette.

Aiutare o prendersi cura? Una domanda che vale un cambio di paradigma

Il primo nodo affrontato dalla giornata riguarda il linguaggio stesso con cui pensiamo alla genitorialità maschile: un padre “aiuta” la madre, o è semplicemente un genitore che si prende cura dei figli? Nell’incontro con Silvana Quadrino, Riccarda Zezza e Girolamo Grammatico si discuterà di quanto questa distinzione, apparentemente lessicale, nasconda in realtà uno dei retaggi più duri a morire della cultura familiare italiana: quello che affida alla madre la responsabilità primaria della cura e al padre un ruolo di supporto.

Il tempo che il lavoro continua a sottrarre

Il secondo terreno di confronto è quello tra paternità e lavoro. La ricerca Il padre dimezzato, firmata da Cristina Di Loreto (psicoterapeuta e fondatrice di Me First), restituirà una fotografia aggiornata dei working dad italiani.

Il tema arriva poi nelle aziende, con Simona Liguoro, HR Director di Nespresso Italia, Chiara Bacilieri e Claudine Rollandin di Promama, e sfocia infine nel nodo dei congedi parentali, discusso da Chiara Gaiola, Assessora del Comune di Settimo Torinese. Il punto è semplice quanto scomodo: se la presenza paterna nei primi mesi di vita di un figlio è considerata importante, perché il tempo riconosciuto ai padri resta ancora così distante da quello garantito alle madri?

Famiglie che non stanno più nelle definizioni di prima

Il pomeriggio sposta il fuoco dal lavoro alla forma stessa della famiglia. Con Claudio Rossi Marcelli e Roberto Grassilli, l’incontro “Spoiler: padre in transizione” affronta le famiglie che sfuggono agli schemi convenzionali, mentre a chiudere il programma sarà “L’Odissea del padre”, con Alessandra Minello, Franco Baldoni e Cristina Di Loreto: un confronto sul mito ormai logoro del padre-eroe, sostituito da un’idea di paternità molto meno epica — fatta di pannolini cambiati, uscite dal lavoro in orario, richieste d’aiuto.

Una giornata che esce dal teatro e invade la città

L’iniziativa è realizzata con il patrocinio di Regione Emilia-Romagna e Comune di Rimini, ed è sostenuta dai main partner Fastweb + Vodafone e Nespresso.

L’evento, però, non si esaurisce sul palco. La giornata prende il via al Caffè Cavour con “Un caffè con papà”, insieme a Crudele e all’assessore comunale Kristian Gianfreda. Al Fulgor sarà invece possibile partecipare all’installazione “La paternità in un post-it”, curata insieme a Promama, mentre Micamacho e Osservatorio Maschile proporranno momenti di autocoscienza dedicati ai padri. A chiudere la giornata, al Bar Lento, sarà lo spettacolo di stand-up comedy di Davide Gambardella.

La prima edizione, nel 2025, aveva portato al Fulgor 11 ospiti — tra cui Daniele Novara, Maura Gancitano e Chiara Saraceno — raggiungendo una copertura mediatica di 78,5 milioni di persone e circa 829mila impression su 50 uscite media. Da allora Parola Ai Padri si è trasformato in un progetto continuativo, con sito, content hub, newsletter e iniziative sul territorio tutto l’anno.

Per Carlo Crudele, il punto non è più solo culturale: “Abbiamo chiesto agli uomini di cambiare, ma continuiamo a costruire un mondo pensato per i padri di prima”, ha dichiarato, definendo la nuova paternità “uno dei grandi cambiamenti culturali del nostro tempo”, capace di riguardare non solo gli uomini, ma aziende, istituzioni e l’intera organizzazione sociale. Non è un tema astratto per lui: diventato padre di due gemelli nel 2017, Crudele ha vissuto sulla propria pelle la difficoltà di conciliare un lavoro ad alta intensità con la voglia di esserci, fino a trasferirsi nel 2018 da Milano a Rimini in cerca di un ritmo di vita più sostenibile e a lasciare, nel 2023, un’agenzia di comunicazione strutturata per un ruolo più flessibile in una startup tech, pur di guadagnare tempo da padre. È da questo percorso personale, prima ancora che professionale, che nasce l’idea di “Parola Ai Padri”.

L’articolo Il padre “compresso”: perché la nuova paternità italiana è ancora un’equazione irrisolta è tratto da Forbes Italia.

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