21 Aprile 2026

Giornata del made in Italy: celebrati 1000 marchi storici

Il Palazzo Piacentini di Roma ha fatto da cornice alla celebrazione della Giornata del made in Italy, segnando un traguardo senza precedenti per il tessuto produttivo del Paese: l’iscrizione di mille eccellenze nel Registro Speciale dei Marchi Storici di Interesse Nazionale.

Si tratta di un ecosistema industriale di altissimo profilo, composto da 780 imprese titolari che generano un volume d’affari complessivo di 93,6 miliardi di euro e garantiscono l’occupazione a oltre 363.000 addetti. Ad aprire i lavori è stata il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha espresso profondo orgoglio per un traguardo che racconta il talento, la vitalità e l’eccellenza industriale dei produttori italiani. La premier ha ricordato come il nostro Paese sia universalmente riconosciuto nel mondo quale “patria del bello, del buono e del ben fatto”, esortando gli imprenditori con un messaggio potente e fiducioso: “Credete nell’Italia, credete in ciò che siamo, credete nelle nostre e nelle vostre potenzialità”.

Una forza che poggia saldamente sulle fondamenta delle celebri “4 A” – Agroalimentare, Automazione, Abbigliamento, Arredo -, come evidenziato da Gianluca Brozzetti, Vicepresidente dell’Associazione Marchi Storici d’Italia. Brozzetti ha ribadito: “Il Rapporto evidenzia con chiarezza che i Marchi Storici non sono solo un patrimonio identitario, ma una componente strutturale dell’economia italiana. Parliamo di imprese radicate nei territori, capaci di generare valore economico e occupazione e di presidiare le principali filiere del Made in Italy.”

La distribuzione regionale conferma la forza dei poli manifatturieri del Nord: la Lombardia guida la classifica per fatturato (49,1%) e numero di marchi (28,3%), seguita da Veneto (14,2%) e Piemonte (12,9%).

Resilienza globale e nuovi strumenti per la crescita

In un panorama geopolitico ed economico definito tra i più complessi degli ultimi decenni, il Made in Italy continua a dimostrare una straordinaria capacità di adattamento. Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha sottolineato come la storia e l’identità produttiva di queste aziende rendano l’Italia “particolarmente attrattiva” e le imprese stesse “particolarmente resilienti nell’affrontare anche i momenti di crisi”. Continua il ministro: “Parliamo, dunque, di un traguardo che va oltre il valore simbolico e conferma la vitalità del nostro patrimonio industriale e manifatturiero, capace di coniugare tradizione, qualità, innovazione e competitività, dimostrando come la storia produttiva italiana non sia un retaggio del passato, ma una leva strategica per affrontare le sfide di un contesto globale sempre più complesso”.

In questa precisa direzione, Massimo Caputi, Presidente dell’Associazione Marchi Storici d’Italia, ha aggiunto: “la nascita del nuovo Strumento Finanziario favorisce la crescita dei Marchi Storici e segna un cambio di paradigma, trasformandosi da strumento difensivo, in leva di sviluppo industriale. Grazie alla possibilità di co-investire per acquisizioni intra-filiera, favoriamo la nascita di poli di Marchi Storici solidi e competitivi, capaci di rafforzare le filiere e mantenere il valore ancorato al territorio.”

Essere marchio storico: leva per l’impresa e per il Paese

Nel corso del panel dedicato al ruolo dei marchi storici come motore di sviluppo economico e culturale sono intervenuti Francesco Avanzini, Direttore Generale Conad, Anna Marchetti, stilista e fondatrice di Anna Marchetti Fashion, Stefano Mariotti, Amministratore Delegato di Manifatture Sigaro Toscano, Luigi Mastrobuono, Presidente Pernigotti, e Valerio Venturelli, Direttore Generale Riva Classiche & Brand Experience di Ferretti Group. Attraverso le loro esperienze imprenditoriali, i relatori hanno condiviso riflessioni e casi concreti sul valore strategico dei marchi storici, evidenziando come tradizione, capacità di innovazione e legame con il territorio rappresentino elementi fondamentali per rafforzare la competitività delle imprese e contribuire alla crescita del Made in Italy.

“For centuries in the future”: la formazione delle nuove generazioni

Il capitale economico e normativo, tuttavia, rischia di fermarsi senza un adeguato passaggio di testimone alle nuove generazioni di manager e lavoratori. È proprio sul valore inestimabile del capitale umano che si è concentrato l’intervento conclusivo di Federico Eichberg, Capo di Gabinetto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Per garantire continuità a questo romanzo manifatturiero, Eichberg ha posto l’accento sulla creazione della “fondazione Imprese e Competenze” per colmare il divario tra i fabbisogni delle aziende e la formazione scolastica, e ha promosso lo strumento della “staffetta generazionale” per trasferire il saper fare alle nuove leve.

Questa vitale transizione è accompagnata da un claim evocativo, “for centuries in the future”, a dimostrazione che il consumatore internazionale che acquista oggi un prodotto del Made in Italy sa di far propria una saggezza e un canone del bello di secoli capace di proiettarlo nel futuro. Un concetto condiviso in pieno da Armando De Nigris, Presidente del Gruppo Giovani dell’Associazione, il quale ha ricordato che i giovani imprenditori hanno oggi la responsabilità di trasformare questo retaggio in un vero motore di sviluppo, fondendo competenze innovative, nuovi linguaggi e una forte apertura internazionale affinché i marchi storici restino i protagonisti indiscussi dei decenni a venire.

È emersa così la necessità di unire tradizione e innovazione, puntando sulle nuove generazioni per garantire continuità e competitività ai marchi storici italiani: una sfida che il Paese è pronto a cogliere per il futuro del Made in Italy.

Le interviste ai protagonisti:

L’articolo Giornata del made in Italy: celebrati 1000 marchi storici è tratto da Forbes Italia.