20 Ottobre 2026

Dai cavi internet ai droni abissali: l’ex ministro della Difesa Roberta Pinotti racconta la nuova frontiera industriale

Contenuto tratto dal numero di ottobre 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

Energia, agroalimentare, turismo. Mobilità, ma anche difesa, sicurezza, infrastruttura digitale. I fondali marini escono dal campo delle suggestioni e dell’eccezionalità degli interventi per entrare a pieno titolo nei piani startegici economici. A cominciare dall’Italia, che, per caratteristiche geologiche, posizione e rango geopolitico, si candida al ruolo di leadership nella blue economy. Un impegno anche istituzionale, grazie alla neonata Fondazione polo nazionale della dimensione subacquea presieduta dall’ex ministro della Difesa Roberta Pinotti.

Economia, scienza, servizi, ma anche difesa. Il mare e i fondali sono risorse sconfinate. Sono forse sottovalutati?

I fondali, che ricoprono il 70% della superficie terrestre, sono stati finora molto poco esplorati, soprattutto se li compariamo con la scoperta dello spazio, una dimensione la cui esplorazione presuppone competenze assai elevate, ma che si è avviata alla fine degli anni ’50. Solo recentemente si è ragionato in modo globale sull’importanza dell’underwater e si è diffusa la consapevolezza di quale grande risorsa sia, dal punto di vista climatico, alimentare, per i giacimenti di terre rare. Di fatto, per il futuro del pianeta. Inoltre, la rivoluzione tecnologica del web non fluttua nell’ aria o nello spazio tramite i satelliti, come molti immaginano, ma ha la spina dorsale sul fondo degli oceani: oltre il 99% del traffico internet e dei dati globali viaggia nei cavi sottomarini. I fondali oceanici ufficialmente mappati sono un po’ meno del 30%, solo fino a due anni fa eravamo al 20%: questo significa che di recente ci si è mossi con più determinazione. Il tema è guardato con estrema attenzione anche dal punto di vista della sicurezza, perché le possibilità di danneggiare i cavi sottomarini o le reti energetiche creano una situazione di grave rischio per la funzionalità di qualsiasi paese, da ogni punto di vista. Oggi è il tempo dell’underwater, un’esplorazione facilitata dalle nuove competenze tecnologiche che consentono di immaginare soluzioni per le difficoltà insite in una frontiera così ostile.

Il Polo nazionale della subacquea è nato perché c’è una nuova consapevolezza, ma anche tecnologie che abilitano funzioni e fruizione innovativa dei fondali marini. Ci fa qualche esempio?

L’esplorazione e lo sfruttamento del dominio sottomarino stanno vivendo una rivoluzione tecnologica ed è proprio questo che consente di esplorare e fruire di un mondo che era considerato inaccessibile. Le principali tecnologie riguardano lo sviluppo dei droni subacquei e guidati dall’intelligenza artificiale. Con il Polo nazionale della subacquea stiamo via via incrementando l’inserimento di sensori che consentono ai droni di rilevare o esercitare altre funzioni in fondali abissali. Sono state seguite due direttrici principali: la protezione delle infrastrutture critiche e, più in generale, della sicurezza dei fondali sottomarini e lo sviluppo di un veicolo multiruolo per attività abissali. Importanza particolare riveste il tema della comunicazione, una sfida assai complessa perché sott’acqua si bloccano le onde elettromagnetiche che usiamo normalmente sulla terraferma: progetti per utilizzare reti acustiche e ottiche o comunicazione quantistica wireless sia per connettere sciami di droni che per proteggere i cavi transoceanici; sviluppo di sonar ad altissima risoluzione. Entrambe le direttrici fondamentali sono molto importanti per la difesa e la sicurezza, ma anche per applicazioni civili. Dalla ricerca al prototipo, fino all’industrializzazione, il polo si è mosso da subito in un’ottica duale.

Questo vuol dire aprire un campo strategicamente rilevante per l’Italia da molti punti di vista. Quali?

L’Italia è partita con il piede giusto per quello che riguarda lo sviluppo dell’underwater. Intanto nella governance scelta per il Polo nazionale della dimensione subacquea: è una realtà unica a livello europeo, perché utilizza la grande competenza del ministero della Difesa, attraverso la Marina militare, nel settore sottomarino e da subito coinvolge tutti i ministeri competenti, allargando quindi a una visuale non esclusivamente militare, e apre al mondo dell’industria, dell’università e della ricerca. La fondazione è uno strumento estremamente innovativo, con il compito di supportare il polo, facilitando l’apertura verso le realtà civili, le relazioni europee e favorendo investimenti privati da convogliare su progetti che seguano una strategia nazionale. L’altro punto di forza è che in Italia abbiamo realtà molto qualificate dal punto di vista industriale, a cominciare da Fincantieri, che ha creato una divisione sulla subacquea, per arrivare alla grande esperienza di Saipem e alla ricchezza del mondo delle pmi, con notevoli capacità e competenze e una vitalità straordinaria, oltre all’alta qualificazione nell’università e nella ricerca. Il polo sta già dimostrando una grande attrattività: pur essendo una realtà giovane, nata nel dicembre 2023, ha da subito dimostrato notevole efficienza e può già avvalersi di un ecosistema di quasi 300 realtà fra grandi aziende, pmi, centri di ricerca e università.

Fondazione Pns ha la base a La Spezia, ma nei programmi è un progetto ‘scalabile’ anche per le altre regioni. Qual è il piano?

La fondazione ha la base a La Spezia, dove storicamente è collocato il Cssn (Centro di supporto e sperimentazione della Marina Militare), ma è nata come polo nazionale e la composizione dell’ecosistema lo dimostra, anche se certamente il fatto che la sede sia in Liguria facilita il rapporto con le realtà del territorio. Al polo ha aderito subito la Regione Friuli Venezia Giulia. La Liguria ha fatto una scelta particolarmente innovativa: ha chiesto alla fondazione del Polo nazionale della subacquea di essere l’organismo intermedio per i progetti relativi all’underwater finanziati dai fondi Fesr dell’Unione europea, bando che abbiamo lanciato a luglio. Ovviamente è un’opportunità che potrebbe essere colta anche da altre amministrazioni regionali.

Tra politica e solidarietà

Nata a Genova, sposata, due figlie, laureata in lettere cum laude, Roberta Pinotti ha iniziato la carriera politica ricoprendo incarichi nell’amministrazione locale e come dirigente del Partito Democratico. Membro del Parlamento dal 2001 al 2022, sia alla Camera che al Senato, ha ricoperto la carica di presidente della Commissione difesa dal 2006 al 2008 alla Camera e dal 2020 al 2022 al Senato. Membro dell’Assemblea parlamentare della Nato, ha partecipato a missioni di osservazione elettorale in Europa. Ha promosso e presieduto il gruppo interparlamentare italiano di solidarietà con le donne afghane. é presidente del gruppo di amicizia parlamentare Italia-India e ambasciatrice per l’Italia presso Women Political Leaders. é stata sottosegretario alla Difesa (2013) e ministro della Difesa dal 2014 al 2018 (prima donna a ricoprire questa carica in Italia). È stata insignita della Legione d’onore dal governo francese, dell’Orden Militar de Ayacucho dal governo peruviano e del premio americano dalla Fondazione Italia-Usa.

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