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Dopo una prima fase di sperimentazione, l’intelligenza artificiale sta entrando in una nuova fase: quella della trasformazione organizzativa. Secondo Paolino Montanino, amministratore delegato di Avanade Italia, il vero vantaggio competitivo non dipenderà dall’adozione di nuovi strumenti, ma dalla capacità delle imprese di ripensare processi, leadership e modelli di lavoro.
Negli ultimi anni molte aziende hanno sperimentato l’intelligenza artificiale. Che cosa distingue oggi un’organizzazione che utilizza l’AI da una che sta diventando davvero AI first?
Credo che il rischio oggi sia concentrarsi troppo sull’intelligenza artificiale e troppo poco sulla trasformazione che essa può abilitare. La vera differenza non è tra le aziende che utilizzano l’AI e quelle che non la utilizzano, ma tra le organizzazioni che adottano nuove tecnologie per migliorare singole attività e quelle che le impiegano per innovare profondamente il proprio modello operativo, il modo in cui prendono decisioni, collaborano e creano valore.
Per questo motivo in Avanade preferiamo parlare di organizzazioni “innovation first” prima ancora che “AI first”. L’intelligenza artificiale è uno strumento fondamentale, ma non è il fine. Le aziende che stanno davvero trasformandosi stanno ripensando il rapporto tra competenze umane e capacità digitali. Gli agenti AI possono accelerare l’esecuzione e supportare le analisi, ma restano sempre le persone a definire le priorità, assumersi le responsabilità e guidare il cambiamento.
C’è poi un altro elemento imprescindibile: la fiducia. Nessuna innovazione è sostenibile senza solide fondamenta di sicurezza, governance e qualità dei dati. La tecnologia abilita il cambiamento, le persone lo guidano e la sicurezza ne garantisce affidabilità e sostenibilità.
Quali sono oggi le decisioni che un management non può più permettersi di rimandare?
La prima è guidare il cambiamento. Oggi i leader non devono semplicemente adottare nuovi strumenti, ma ripensare il lavoro in un contesto in cui persone e agenti intelligenti collaborano per raggiungere risultati migliori.
Questo significa decidere con chiarezza quali attività richiedono creatività, esperienza, giudizio e responsabilità umana e quali possano invece essere automatizzate o supportate dall’intelligenza artificiale. Non si tratta di sostituire le persone, ma di aumentare la loro capacità di creare valore.
La seconda decisione riguarda la capacità dell’organizzazione di apprendere continuamente. Le aziende più evolute utilizzano dati, feedback e AI per osservare come viene svolto il lavoro, individuare opportunità di miglioramento e adattarsi rapidamente ai cambiamenti. Oggi la velocità di apprendimento è diventata importante quanto la velocità di esecuzione.
Molte aziende stanno aggiungendo strumenti di AI a processi già esistenti. Che cosa significa ripensare davvero un’organizzazione?
È una dinamica che abbiamo visto anche con altre innovazioni tecnologiche. Aggiungere nuovi strumenti a processi vecchi rischia di aumentare la complessità anziché ridurla. Si velocizzano alcune attività, ma rimangono gli stessi silos, gli stessi colli di bottiglia e gli stessi passaggi decisionali.
Ripensare davvero l’organizzazione significa partire dal lavoro e non dalla tecnologia. Bisogna chiedersi quali decisioni vogliamo prendere meglio, quali attività possono essere automatizzate, dove serve ancora il giudizio umano e dove un agente intelligente può supportare il lavoro delle persone.
L’intelligenza artificiale non deve essere sovrapposta ai processi, ma incorporata al loro interno. Solo così diventa una componente naturale del modo in cui un’organizzazione pianifica, produce, condivide conoscenza e serve il cliente.
Spesso si pensa che il principale ostacolo sia la tecnologia. Voi sostenete invece che il vero limite sia la maturità organizzativa. Perché?
Perché oggi la tecnologia è disponibile praticamente per tutti, anche per le aziende di dimensioni più contenute. Il problema è che molte organizzazioni continuano a operare con modelli decisionali e strutture progettati per un contesto diverso.
Per superare questo limite bisogna smettere di ragionare per singoli casi d’uso e iniziare a ripensare i processi chiave dell’azienda. La domanda non dovrebbe essere dove utilizzare l’intelligenza artificiale, ma quali decisioni vogliamo prendere meglio, più rapidamente e con maggiore qualità.
Allo stesso tempo diventano fondamentali la qualità dei dati, la governance, la sicurezza e la gestione degli accessi. Gli agenti intelligenti possono creare valore solo se operano all’interno di un ecosistema affidabile e governato.
Quanto pesa il timore dei costi, soprattutto per le aziende più piccole?
Più che il costo in sé, pesa la velocità con cui si decide di investire. Come per qualsiasi innovazione, bisogna costruire un business case che valuti costi e benefici e individui dove l’intelligenza artificiale può generare valore.
Nella nostra esperienza, però, le aziende sono più preoccupate di rimanere indietro rispetto a un cambiamento che percepiscono ormai come inevitabile che dell’investimento necessario per avviarlo.
Guardando ai prossimi cinque anni, quale sarà il ruolo di Avanade in questa trasformazione?
Le aziende che avranno successo non saranno quelle che avranno adottato più intelligenza artificiale, ma quelle che avranno saputo ripensare il proprio modello operativo intorno a persone, dati, processi e agenti intelligenti.
Il nostro ruolo è accompagnare i clienti in questo percorso, non soltanto dal punto di vista tecnologico, ma aiutandoli a trasformare il modo in cui lavorano. Il vantaggio competitivo non nascerà dall’accesso alla tecnologia, che sarà sempre più diffusa, ma dalla capacità di integrarla in un sistema coerente, costruito su dati affidabili, processi efficaci, persone competenti e una leadership capace di guidare il cambiamento.
Le organizzazioni che emergeranno saranno quelle in grado di apprendere continuamente, prendere decisioni più rapide senza rinunciare al controllo e utilizzare l’intelligenza artificiale come un vero collega digitale. È lì che l’AI smette di essere semplicemente una tecnologia e diventa una leva strategica per la crescita.
L’articolo Perché il futuro dell’AI passa dal cambiamento organizzativo: la visione di Paolino Montanino è tratto da Forbes Italia.