Contenuto tratto dal numero di ottobre 2026 di Forbes Italia. Abbonati!
A Mariasole Pollio è successo tutto abbastanza presto. La tv da adolescente, il cinema, le piazze di Battiti Live, la radio e poi Sanremo, dove nel 2025 ha debuttato sul palco dell’Ariston alla guida del PrimaFestival. Ha solo 23 anni, ma ha già attraversato mondi che spesso richiedono una carriera intera. Eppure la cosa più interessante è che Mariasole non sembra voler collezionare esperienze, ma sceglierle.
Oggi è sul set di Madre Terra, la nuova serie di Cinzia TH Torrini, dopo aver interpretato Dorina Giangrande, prima moglie di Pino Daniele, nel film dedicato al cantautore napoletano. Due ruoli diversi, come i mondi che ha attraversato finora. Attrice, conduttrice, speaker radiofonica: Mariasole cambia linguaggio, ma non perde il suo. Anche sui social ha fatto una scelta precisa: meno esposizione, più lavoro.
Perché essere sempre visibili non significa necessariamente esserci davvero. E oggi la sua sfida è proprio questa: usare la popolarità senza lasciare che sia la popolarità a decidere chi essere.
Sei sul set. Cosa puoi raccontarci di questo nuovo progetto?
Sono sul set da maggio e finalmente posso dirlo: sto girando Madre Terra, una nuova serie diretta da Cinzia TH Torrini, che uscirà nel 2027 su Canale 5. Sono tra i protagonisti. Abbiamo trascorso tutta l’estate a Roma, quindi è stata una stagione piuttosto intensa, e adesso ci trasferiamo in Calabria per continuare le riprese. Siamo molto curiosi di vedere cosa ci aspetta. Conoscendo il Sud, mi aspetto sicuramente tanto, tanto calore.
In questi anni sei cresciuta molto, in modo rapido, dal punto di vista professionale. Se guardi alla Mariasole di cinque o sei anni fa, cosa non è mai cambiato?
Sicuramente l’entusiasmo. È lo stesso di quando ho cominciato. Uno dei miei più grandi timori era proprio quello di perderlo con il tempo. Oggi, guardandomi alle spalle, posso dire che non è successo. Poi c’è una cosa molto concreta: non ho mai smesso di prendermi del tempo per pregare e stare con la mia famiglia. Sono credente, credo in Dio, e quello è un momento che mi prendo per me, per ringraziare di ciò che ho, esprimere gratitudine e prendermi cura di me. Sono cose che mi tengono ancorata alle mie radici.
Alla tua età fai cose come stare in diretta davanti a milioni di persone. Come si gestiscono le emozioni?Imparando a prendermi il tempo per disinnescare. Dopo periodi importanti, come quello di Sanremo, torno dalla mia famiglia, dai miei amici, dalle persone che mi riportano alle mie radici. Mi ricordano che quello che ho vissuto è speciale, ma non deve divorarmi. Sono io che devo vivere quelle esperienze preparandomi il più possibile. Lavorare tanto non significa poter controllare ogni imprevisto, ma sicuramente mi permette di sentirmi più padrona di quello che faccio. All’inizio, forse, la mia giovane età mi ha dato anche un po’ di incoscienza: vivevo tutto quasi come un gioco. Oggi cerco di conservare quella parte di follia, ma insieme a una maggiore consapevolezza.
Hai citato Sanremo. Possiamo dire che ha rappresentato un punto di svolta nella tua carriera?
Sicuramente ha creato un prima e un dopo. Sanremo si può vivere in tanti modi, e io sono davvero grata di esserci arrivata. Per la mia età, trovarmi nella settimana più vista dagli italiani è qualcosa che fai fatica persino a collocare. Però lo considero soprattutto un punto di partenza. Nei miei desideri c’è quello di tornare, magari in una maniera nuova, facendo un ulteriore salto di qualità. Non so quando: queste cose sono talmente imprevedibili che io stessa non avrei mai immaginato, nel 2025, di condurre il Festival.
Ti ricordi il momento esatto in cui ti hanno detto che saresti salita sul palco dell’Ariston?
Certo. Ero nel salotto di casa e mi sono letteralmente buttata a terra. C’erano degli amici e all’inizio si sono spaventati tantissimo, anche perché in quel periodo mia nonna non stava bene e ogni cosa era motivo di attenzione. Io invece ero a terra, piangevo e ripetevo: ‘Sono stata presa per Sanremo’. Mi hanno fatto una foto in quel momento e ho deciso di usarla per l’annuncio. Poi sono partite tutte le telefonate ad amici e parenti, soprattutto a mia nonna. Purtroppo è mancata poco prima di Sanremo, ma quello era sempre stato un sogno di famiglia. A casa lo guardavamo insieme a lei. Per questo quel momento ha per me un significato ancora più speciale.
Cosa ti piace di più dell’essere una ragazza così giovane e popolare?
Il rapporto con le persone. Anche oggi, sul set fuori Roma, tanti si sono avvicinati per dirmi parole bellissime. Io sono una che parla tantissimo. Mi piace fermarmi, vedere l’umanità di chi incontro e, soprattutto, il modo in cui spesso mi tratta come se facessi già parte della sua famiglia. È bello sentire che dall’altra parte non c’è soltanto un pubblico, ma ci sono persone con cui posso avere uno scambio vero.
Fai televisione, cinema e radio: oggi che peso hanno i social nel tuo lavoro?
Il mio obiettivo è sempre stato fare televisione e cinema. I social sono arrivati quasi in parallelo: ho iniziato nel 2016, nel 2017 ho cominciato Don Matteo e l’anno dopo ho fatto Battiti Live. Fino ai 18 anni ero molto attiva e raccontavo praticamente ogni giorno la mia vita. Poi, a un certo punto, non mi sono più riconosciuta in quel modo di raccontarmi e ho preferito dedicarmi alle cose che mi interessavano davvero, soprattutto alla parte artistica. Oggi i social li uso come amplificatore, per condividere risultati, esperienze e momenti del mio lavoro, senza che siano però il centro di tutto.
Avere successo alla tua età può creare una distanza con i coetanei?
Dipende molto da come ti poni. Sono consapevole che alcune persone possano mantenere una certa distanza, e cerco subito di abbattere quel muro. Ho bisogno dello scambio umano perché mi permette di crescere e imparare. Quando sei piccolo, forse quella distanza può persino sembrare interessante; poi capisci che è proprio nell’umanità, nelle ‘mani nel fango’, che trovi l’essenza delle cose. Oggi sono molto più interessata a questo. Io sono sempre Mariasole, non Mariasole Pollio.
Che rapporto hai sviluppato con il denaro?
Sono molto generosa e ho anche un po’ le mani bucate (ride, ndr). Allo stesso tempo, però, cerco di investire bene quello che guadagno e di non sperperarlo. Non ho la necessità di avere tutto quello che posso permettermi. Amo la moda, mi piacciono le cose belle e, quando posso, me le concedo, ma cerco di non abusarne. Se devo spendere, molto spesso preferisco farlo per gli altri: un regalo alla mia famiglia mi rende più felice che comprare qualcosa per me.
Il 15 ottobre arriva Je so’ pazzo, il film di Nicola Prosatore dedicato a Pino Daniele, nel quale interpreti Dorina Giangrande, la sua prima moglie. Cosa ha significato interpretare una persona reale, ancora in vita?
Ho avuto l’onore di conoscere la storia di Pino Daniele attraverso le persone che hanno vissuto accanto a lui. Da napoletana, è stato un grandissimo regalo. Un conto è leggere una storia o un libro, un altro è ascoltare una canzone sapendo perché sono state scritte quelle parole, perché è nata quella melodia. Per un artista è un privilegio poter recuperare qualcosa di una persona attraverso gli occhi di chi le è stato vicino. Per me è stata una trasformazione completa. Mi sono tolta i miei panni per entrare nei suoi. È quello che amo della recitazione: dimenticare i lustrini, i flash e le luci per mettersi completamente al servizio di una storia e di un personaggio. Nel caso di Dorina sono stata anche fortunata, perché abbiamo molte cose in comune.
Cos’è per te il successo?
Avere il lusso di fare il lavoro che ami. Svegliarti la mattina e sapere che hai scelto quel lavoro. Per me il successo è soprattutto questo: essere liberi di scegliere. Poter arrivare la mattina e fare qualcosa che desideri davvero, secondo me, è un grande successo.
L’articolo “Io sono sempre Mariasole, non Mariasole Pollio”: la lezione del successo precoce è tratto da Forbes Italia.