Sarà Intesa Sanpaolo, la banca guidata dall’ad Carlo Messina, a suonare domani, martedì 3 novembre, il gong dell’inizio delle trimestrali delle banche italiane. Trimestrali particolarmente attese in quanto, oltre ai numeri che emergeranno dai conti, gli investitori si concentreranno sui commenti che i ceo degli istituti di credito rilasceranno sui vari dossier di risiko che li vedono protagonisti.
I mercati attendono al varco soprattutto Messina che, con l’opas lanciata agli inizi di giugno di quest’anno su Mps, ha assunto il ruolo di regista delle operazioni di m&a nel comparto.
L’opas su Mps dopo l’assemblea e il nodo dell’Antitrust
Il manager si presenterà agli analisti forte dell’esito dell’assemblea straordinaria di Monte dei Paschi di Siena del 29 ottobre, che ha bocciato le due ops su Banco Bpm e Banca Generali e, anche, il progetto di fusione con Mediobanca. Una sconfitta per il ceo della banca senese Luigi Lovaglio, che Messina ha interpretato come un mandato chiaro a proseguire con l’opas: i soci del Monte hanno dato infatti, a suo avviso, “una risposta chiara e con proporzioni veramente molto significative”. Resta da superare lo scoglio della decisione Antitrust sull’operazione, che potrebbe arrivare entro la fine di novembre. L’ad di Intesa si è detto ottimista, ribadendo le garanzie occupazionali per i dipendenti senesi e l’impegno ad assumere giovani, a tutela del territorio.
LEGGI ANCHE: Mps, l’assemblea boccia il piano di Lovaglio
Il “no” ai contributi delle banche e l’impatto dell’aumento Ires
Ai giornalisti, Messina non ha parlato tuttavia ‘soltanto’ di Mps. Il banchiere ha commentato anche i nuovi contributi che il governo Meloni ha chiesto alle grandi banche italiane per finanziare la legge di bilancio 2027. “Io non do nessuna apertura ai contributi delle banche”, ha detto il ceo, spiegando la ragione del suo no: “Giustamente il ministro (dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti) parlava dell’importanza della parola data. Ed è un’importanza assoluta. E il rispetto della parola rappresenta un presupposto per la fiducia. Nel caso delle banche anche questo non è accaduto, perché l’accordo preso l’anno scorso per i tre anni successivi ha visto un ulteriore contributo quest’anno”.
Piazza Affari attende dunque da Messina ulteriori dichiarazioni anche su quest’altra partita, che vede come controparte il governo italiano. Al riguardo, gli analisti di Equita hanno calcolato che l’aumento dell’Ires di 3 punti percentuali stabilito dalla manovra avrebbe da solo “un impatto negativo medio sull’Eps 2027 delle banche italiane in area -4%-4,5%”, aggiungendo che “la tassazione rappresenta una notizia negativa per il settore, sia per l’impatto sulla redditività sia per il potenziale aumento del costo del capitale, legato alla maggiore incertezza fiscale e ad un più alto premio per il rischio richiesto dagli investitori”.
Le stime di Barclays sui conti e sull’utile di Intesa
Nel frattempo, in attesa di conoscere i conti di Intesa, la divisione di ricerca di Barclays ha scritto di prevedere per Intesa “un trimestre senza particolari sorprese, ma solido”, caratterizzato da una crescita del margine di interesse (Nii) su base trimestrale, grazie all’effetto dei tassi.
“I ricavi da trading e le commissioni dovrebbero risultare più deboli rispetto al trimestre precedente, anche per effetto della stagionalità. Il capitale potrebbe risentire della valutazione al mercato dei titoli di Stato in portafoglio, ma prevediamo che il Cet1 ratio rimanga stabile rispetto al trimestre precedente”.
Per l’intero 2026, le attese sono di un utile netto di 10,188 miliardi, in ulteriore crescita a 10,827 miliardi e a 11,172 miliardi rispettivamente nel 2027 e nel 2028. Barclays è positiva anche sulle azioni Isp, a cui assegna un rating pari a “Overweight” e un target price di 7,70 euro. Positivi sui conti della banca anche gli analisti di Equita Sim.
La scalata nell’Eurozona e la partita su Mediobanca e Generali
Mentre monta l’attesa per i risultati di bilancio, oggi L’Economia del Corriere ha pubblicato un articolo focalizzato sulla strategia di Messina, ricordando il grande ruolo che, nella conquista di Mps, Mediobanca e Generali ricopriranno in Intesa Sanpaolo, se e una volta che la missione sarà compiuta.
Acquisendo Mps e Mediobanca, si stima intanto che Intesa vedrà la propria capitalizzazione balzare a 160 miliardi di euro, in base ai valori attuali, ricoprendo il secondo o terzo posto “nella classifica delle banche dell’Eurozona”. Con Mediobanca, Intesa diventerebbe inoltre il primo azionista di Generali, considerata secondo diverse interpretazioni il vero asset strategico al centro delle operazioni che hanno caratterizzato il risiko bancario negli ultimi due anni.
Non per niente, il Leone è stato definito il tesoretto alla base di diverse operazioni. Messina ha sottolineato al riguardo che il successo della sua Opas, tra le altre cose, sarà funzionale a blindare proprio l’indipendenza del colosso assicurativo. La maggiore presenza della prima banca italiana in Generali contribuirà ad assicurare a suo avviso anche la stabilità del risparmio italiano, proteggendo al contempo il posizionamento competitivo di Intesa nel wealth management. Insomma, per Carlo Messina, l’opas sul Monte farà il bene non solo di Intesa Sanpaolo, ma dell’Italia intera.
LEGGI ANCHE: L’inflazione continua a correre, ma Fed e Bce dovrebbero lasciare fermi i tassi
L’articolo Intesa Sanpaolo apre la stagione delle trimestrali delle banche: occhi sui conti e su Mps è tratto da Forbes Italia.