La cucina italiana non è soltanto una delle espressioni culturali più riconosciute al mondo. È un sistema economico fatto di imprese, filiere, competenze e conoscenze tramandate nel tempo. Un patrimonio che oggi assume un valore sempre più strategico per il Paese, capace di unire turismo, agroalimentare, cultura e capacità imprenditoriale.
È in questa prospettiva che nasce il premio Maestro dell’arte della cucina italiana, riconoscimento istituito per valorizzare le figure che hanno contribuito a costruire l’identità gastronomica nazionale e a portarla oltre i confini italiani. La seconda edizione del premio, celebrata a Palazzo Chigi, ha premiato dieci protagonisti dell’eccellenza italiana, rappresentanti di altrettanti mondi: dalla cucina al vino, dalla pasta alla panificazione, dalla pasticceria all’olio, dalla pizza al gelato fino ai prodotti simbolo della tradizione agroalimentare.
Un riconoscimento che racconta un cambio di paradigma: il cibo italiano non viene più letto soltanto come espressione del gusto, ma come una vera industria culturale ed economica, in grado di generare valore, occupazione e attrattività internazionale.
Dal vino alla cucina: il valore della visione imprenditoriale
Tra i premiati spicca Piero Antinori, nominato Maestro dell’Arte Vitivinicola Italiana. La sua storia rappresenta uno degli esempi più significativi di come una tradizione familiare possa trasformarsi in un marchio globale. Con oltre seicento anni di storia nel mondo del vino, la famiglia Antinori ha saputo coniugare rispetto per il territorio, ricerca e innovazione, contribuendo a ridefinire l’immagine del vino italiano nel mondo e portandolo nel segmento dell’eccellenza internazionale.
Nel settore della ristorazione il riconoscimento è andato a Enrico Chicco Cerea, Maestro dell’Arte della Cucina Italiana, simbolo di una generazione di chef che ha saputo trasformare la grande cucina in un progetto imprenditoriale. Alla guida di Da Vittorio, insieme alla famiglia, Cerea ha costruito negli anni un modello capace di unire alta ristorazione, ospitalità e formazione, trasformando un ristorante in un brand riconosciuto a livello internazionale.
Accanto a lui è stato premiato Francesco Panella, Maestro dell’Arte della Gastronomia, protagonista di un percorso che ha portato la cultura gastronomica italiana oltre i confini nazionali. Attraverso la ristorazione e la comunicazione, Panella ha contribuito a raccontare nel mondo uno stile italiano fatto di convivialità, prodotti di qualità e identità territoriale.
La forza della filiera: dai grandi chef agli artigiani dell’eccellenza
Uno degli aspetti più interessanti del premio è la capacità di rappresentare l’intero ecosistema della cucina italiana, valorizzando professionisti che spesso lavorano lontano dai riflettori ma che custodiscono competenze fondamentali.
Tra questi Corrado Assenza, premiato come Maestro dell’Arte della Pasticceria, considerato uno degli interpreti più raffinati della pasticceria italiana contemporanea. La sua visione ha trasformato il dolce in un racconto del territorio, attraverso una ricerca costante sulle materie prime siciliane e sul rapporto tra memoria e innovazione.
Nel mondo del gelato il riconoscimento è andato a Simone Bonini, Maestro dell’Arte della Gelateria, che ha contribuito a elevare il gelato artigianale a prodotto gastronomico di ricerca, puntando sulla qualità degli ingredienti e su una nuova cultura del consumo.
La pizza, uno dei simboli italiani più conosciuti nel mondo, è stata rappresentata da Simone Padoan, Maestro dell’Arte della Pizza, tra i protagonisti di una nuova generazione di pizzaioli che ha trasformato un prodotto popolare in un’espressione gastronomica evoluta, basata su studio degli impasti, fermentazioni e ricerca e creando il suo piccolo impero gastronomico a San Bonifacio, nel veronese.
Anche la pasta, elemento identitario della cucina italiana, entra per la prima volta tra le categorie valorizzate attraverso Margherita Angela Mastromauro, Maestro dell’Arte della Pasta, interprete di una tradizione che unisce artigianalità, territorio e cultura produttiva.
Un riconoscimento è stato assegnato anche a Pierluigi Roscioli e Federica Russo per l’arte nella panificazione, con il loro forno aperto nel 1972.
E poi Eugenio Morrone, premiato come Maestro dell’Arte della Gelateria Italiana, e Nicola Bertinelli, Maestro dell’Arte Casearia Italiana 2026, presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano e titolare dell’omonima azienda. Morrone rappresenta l’evoluzione della gelateria artigianale italiana, dove tecnica, ricerca e memoria del territorio diventano strumenti di innovazione con il suo: Il Cannolo Siciliano. Nel 2020 è arrivato il riconoscimento internazionale con la vittoria della Coppa del Mondo della Gelateria insieme alla squadra italiana. Una filosofia che lo ha riportato anche alle radici, con l’apertura di una nuova sede a Zagarise, il paese calabrese dove è iniziata la sua storia.
Nel mondo caseario, Nicola Bertinelli rappresenta invece una delle filiere simbolo dell’agroalimentare italiano: quella del Parmigiano Reggiano. “Quando il tuo Paese ti riconosce il percorso che hai fatto è un sogno grande, forse quello di tutti. Ma non è solo questo, è anche la dimostrazione che avere un metodo nel lavoro, un percorso chiaro e onesto, paga», ha dichiarato Bertinelli, sottolineando il ruolo centrale delle nuove generazioni: “I giovani sono il futuro e devono essere il nostro obiettivo”. Un messaggio che racchiude il senso più profondo del premio: la tutela del sapere italiano passa dalla capacità di trasmetterlo e renderlo contemporaneo.
Il nuovo lusso italiano passa dalla conoscenza
Il valore del premio va oltre la celebrazione individuale. La vera ricchezza raccontata dai dieci Maestri è infatti il patrimonio immateriale fatto di tecnica, esperienza e capacità di innovare senza perdere il legame con le proprie radici. In un mercato globale dove il made in Italy continua a essere sinonimo di qualità e autenticità, la cucina diventa uno degli strumenti più potenti di diplomazia culturale e attrazione economica.
Ristoranti, cantine, laboratori artigianali e filiere produttive sono oggi ambasciatori di un modello italiano che il mondo riconosce e ricerca. Il futuro dell’enogastronomia nazionale passa quindi dalla capacità di proteggere e tramandare questo sapere, trasformandolo in opportunità per le nuove generazioni. Perché dietro ogni grande prodotto italiano non c’è soltanto una ricetta, ma una storia imprenditoriale fatta di persone, territorio e visione.
L’articolo Maestri dell’arte della cucina italiana: chi sono i campioni che esportano il made in Italy nel mondo è tratto da Forbes Italia.