Contenuto tratto dal numero di giugno 2026 di Forbes Italia. Abbonati!
Per raccogliere fondi e investitori per Canva, la startup fondata assieme al fidanzato qualche anno prima, Melanie Perkins ha imparato anche a fare kitesurf. La nativa di Perth, in Australia, si convinse di doverlo fare, partendo da zero, tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013. Il motivo, spiega a Forbes, fu l’invito, ricevuto dall’organizzatore di un gruppo di venture capitalist appassionati di kitesurf, a partecipare a una competizione di presentazione di progetti di startup che si sarebbe svolta negli Stati Uniti. Decise che doveva esserci, anche a costo di affrontare acque pericolose. In senso letterale: a un certo si trovò alla deriva su una tavola, tra le isole private di Necker e Moskito, di proprietà del miliardario Richard Branson. Con la sua vela di nove metri sgonfia e inutilizzabile, attese per ore i soccorsi con la gamba sinistra ferita a causa di una collisione contro la barriera corallina. “Era una situazione del tipo, rischio: danni seri; ricompensa: avviare un’azienda. Se riesci a mettere un piede dentro, anche solo di poco, devi in qualche modo riuscire a spingerlo fino in fondo”, ha detto Perkins a Forbes a proposito di quell’esperienza.
Gli investitori che hanno creduto nella tenacia e nella determinazione di Melanie sono stati ricompensati: a marzo Canva è stata valutata 60 miliardi di dollari. Ha 5.500 dipendenti ed è utilizzata da più di 85 milioni di persone in 190 paesi. Il patrimonio di Melanie Perkins è di circa 7,5 miliardi di dollari.
La storia di Melanie Perkins
Perkins, nata nel 1987, figlia di un’insegnate australiana e di un ingegnere malese, si è sempre impegnata a fondo in tutto ciò che faceva. Nell’ultimo anno delle scuole elementari, racconta l’edizione australiana di Forbes, una maestra le disse che faceva troppi compiti, e arrivò persino a parlarne con la madre. Già da adolescente Melanie si avventurava in piccoli progetti imprenditoriali personali, come produrre a mano e vendere sciarpe ai negozianti di Perth e nei mercatini locali.
L’intuizione che portò alla creazione di Canva arrivò nel 2007, quando frequentava l’Università dell’Australia Occidentale. Come ha ricostruito Forbes, Perkins insegnava ai compagni di corso le basi della progettazione grafica al computer nell’ambito dei suoi studi di comunicazione e commercio. Si accorse allora di come il processo di progettazione e stampa di un poster o di un volantino fosse macchinoso. Da qui il dubbio: non sarebbe stato meglio fare tutto in un unico posto, con un solo strumento online? “Volevo creare un software di progettazione semplice, online e collaborativo”, le sue parole sul sito di Canva.
Le origini di Canva
Sempre sul sito ufficiale Perkins ha risposto a 21 domande di ogni genere sull’azienda, ripercorrendo gran parte della sua storia. Prima di Canva, ad esempio, ci sono stati gli annuari scolastici: il primo obiettivo del “software di progettazione semplice, online e collaborativo” era permettere a studenti e insegnanti australiani di progettare e stampare facilmente quei libri ricordo. L’ufficio di Fusion Books, precursore di Canva, fu il salotto della madre di Perkins. Cliff Obrecht, allora suo fidanzato e oggi suo marito, diventò il socio in affari. A marzo 2008 il primo cliente, la cui mail è riportata sul sito di Canva: “Salve, vorrei richiedere un preventivo per un minimo di 200 (massimo 250) copie di annuari per la mia scuola. Resto in attesa di un vostro riscontro”. Le famiglie dei due ragazzi aiutavano a piegare ogni lettera, imbustarla, incollare e inumidire i francobolli per far conoscere Fusion Books in giro per l’Australia.
Non mancò qualche scelta infelice, come quella di andare a Sydney per partecipare a una fiera dell’istruzione, che però registrò più espositori che visitatori. Fusion Books, scrive Forbes, riuscì comunque a trovare un proprio mercato, arrivando a essere utilizzato da 400 scuole in tutto il paese, con licenziatari anche in Francia.
Il vento della Silicon Valley
Nel 2011 Perkins e la sua squadra parteciparono a un concorso a Perth chiamato Wa Inventor of the Year con Fusion Books e si classificarono secondi. L’anno successivo furono invitati a partecipare alla cerimonia di premiazione e al termine si avvicinò loro Bill Tai, investitore arrivato dalla Silicon Valley per intervenire come relatore. “Se vieni negli Stati Uniti, possiamo incontrarci”, disse a Perkins. Greg, fratello di Melanie, all’epoca studiava a San Francisco e ospitò la sorella a casa per due settimane. L’incontro andò bene, tanto che Tai inviò una mail confermando la sua apertura a investire in Fusion Books: “Se il team tecnico si dimostrerà valido, sarei felice di supportarti. So che è un po’ un circolo vizioso, ma vediamo se riesci a farcela con un po’ di aiuto da parte mia e di altri nel creare una rete di contatti”.
Le due settimane di permanenza negli Stati Uniti preventivate divennero tre mesi, il tempo limite concesso dal visto. Perkins sfruttò ogni momento per cercare investitori: partecipò a tutte le conferenze di ingegneria possibili, contattò persone su LinkedIn, allestì una sorta di ufficio nella zona ristorazione di un centro commerciale, con un tavolo e una connessione wi-fi gratuita. Ricevette più di 100 no. Le risposte, ha raccontato Forbes, andavano da “onestamente non mi sento di concludere un affare in Australia” a “non sono sicuro che abbia senso in questo momento”.
Da Fusion Books a Canva
Il momento decisivo fu l’incontro con Cameron Adams, attraverso le conoscenze di Tai. Adams, ex dipendente di Google, aveva fondato una startup a Sydney. Nel marzo 2012 accettò di incontrare Perkins immaginando un ruolo da consulente. Nel giugno di quell’anno diventò invece il terzo cofondatore. Con lui arrivò la svolta: Canva raccolse 3 milioni di dollari di finanziamenti in due tranche, nel 2012 e all’inizio del 2013, incluso un cruciale contributo a fondo perduto da parte del governo australiano. L’esordio ufficiale avvenne nell’agosto 2013. Solo nel primo mese registrò 50mila utenti. Nel 2014 Canva raccolse altri 3 milioni di dollari. Entro quell’anno, 600mila utenti avevano realizzato 3,5 milioni di progetti sulla piattaforma.
Oggi Canva è un riferimento nel suo settore e deve fare i conti con l’avvento dell’intelligenza artificiale. Per questo, come riportato dal network di informazione australiano 9news, nel 2024 ha compiuto otto acquisizioni nel settore dell’IA, con un investimento totale stimato in 400 milioni di dollari. Acquisizioni che, secondo Obrecht, “rappresentano un passo importante verso l’evoluzione di Canva da semplice strumento di progettazione a sistema in cui il lavoro si svolge dall’inizio alla fine, che si tratti di un’idea veloce o di un’intera campagna”. Un’evoluzione che ha avuto un passaggio essenziale ad aprile, con la presentazione di Canva AI 2.0, che trasforma la piattaforma in uno strumento conversazionale e interattivo in cui i team possono passare dall’idea iniziale al lavoro completo e pubblicato, tutto in un unico luogo digitale. “L’intero processo creativo si sta frammentando in una moltitudine di strumenti e flussi di lavoro, diventando sempre più disomogeneo”, ha dichiarato Perkins a Forbes Australia. “Abbiamo intravisto un’enorme opportunità per riunire tutto in un’unica piattaforma e renderla nuovamente accessibile a tutti. Esattamente come abbiamo fatto durante il primo decennio di esistenza di Canva”.
L’articolo La storia di Melanie Perkins, la miliardaria che fondato Canva (e che per finanziarla ha rischiato di annegare) è tratto da Forbes Italia.