Contenuto tratto dal numero di aprile 2026 di Forbes Italia. Abbonati!
Oggi l’area intorno al 101 di Moffett Boulevard a Mountain View, in California, è stata completamente riqualificata. Tra uffici moderni e appartamenti di lusso, negli ultimi dieci anni la zona ha vissuto una trasformazione profonda. Un cambiamento che ha interessato tutta Mountain View e che l’ha resa uno dei nodi tecnologici e residenziali più costosi della Silicon Valley. A quell’indirizzo, all’inizio del 2014, c’era ancora un vecchio palazzo anonimo in cui i servizi sociali americani offrivano assistenza a famiglie in difficoltà, per esempio distribuendo buoni pasto.
La famiglia di Jan Koum – lui, la mamma e la nonna, arrivati dall’Ucraina a Mountain View – devono molto a quel palazzo e a quel sostegno. Al punto che il fondatore di WhatsApp, insieme a Brian Acton, al momento di firmare i documenti per la cessione della società a Facebook ha scelto di farlo proprio al 101 di Moffett Boulevard. Oggi Koum, secondo Forbes, ha un patrimonio stimato in oltre 17 miliardi di dollari. Ha una società di investimento, Newlands, che detiene quasi dieci milioni di azioni di Meta e sta costruendo un portafoglio di startup.
La storia di Jan Koum
Come ha ricostruito l’edizione americana di Forbes, Koum è nato in un piccolo villaggio fuori Kiev nel 1976, figlio unico di una casalinga e di un direttore dei lavori che gestiva la costruzione di edifici come ospedali e scuole. La famiglia viveva senza acqua calda in casa e con il timore costante di essere intercettata al telefono, tanto da ridurre al minimo le comunicazioni. “Ero un ragazzino ribelle e vivevo in un posto così fatiscente che la nostra scuola non aveva nemmeno un bagno all’interno dell’edificio”, ha ricordato Koum a Wired. “Immaginate l’inverno ucraino, con -20° C, e i bambini che dovevano attraversare il parcheggio della scuola per usare il bagno. La società era estremamente chiusa: si può leggere 1984, ma lì lo vivevo in prima persona. Non ho avuto un computer fino a 19 anni, ma un pallottoliere”.
Quando Jan aveva 16 anni, la madre decise di cambiare vita. Koum, la madre e la nonna si trasferirono in California, a Mountain View. Il padre non se la sentì e rimase in Europa, con la promessa di raggiungere il resto della famiglia appena possibile. Nemmeno negli Stati Uniti, però, la vita fu semplice. La madre riempì le valigie con penne e una pila di 20 taccuini per evitare di pagare il materiale scolastico e si arrangiò come baby sitter, mentre Jan puliva pavimenti in un negozio di alimentari per rimpolpare le finanze famigliari. Grazie a un programma di aiuti sociali i tre ottennero un piccolo appartamento e la possibilità di ritirare buoni pasto in un grande palazzo poco lontano.
La madre sognava di vedere il figlio laureato, ma Jan non era uno studente modello. Era più interessato all’informatica: a 18 anni aveva imparato da solo le reti di computer, acquistando manuali da un negozio di libri usati e restituendoli quando aveva finito.
La situazione si aggravò con la diagnosi di cancro per la madre. La famiglia dovette sopravvivere solo con l’invalidità della donna. Jan si iscrisse però alla San Jose State University e trovò un impiego in Ernst & Young come tester di sicurezza. In pochi anni si ritrovò praticamente solo: il padre morì nel 1997 senza mai essere riuscito a ricongiungersi ai famigliari, il cancro si prese la madre nel 2000. Koum lasciò l’università, che non aveva mai voluto davvero. Sul lavoro le cose andarono meglio e conobbe Acton, primo impiegato di Yahoo!, nell’ambito di un incarico che gli aveva affidato Ernst & Young.
Pochi mesi dopo passò a lavorare proprio per Yahoo!, fino a diventare, nel 2007, manager dell’ingegneria delle infrastrutture. Sempre quell’anno, con circa 400mila dollari da parte, decise di lasciare Yahoo!, imitato da Acton. I due si presero del tempo libero e viaggiarono in Sud America, prima di fare domanda per entrare a Facebook ed essere entrambi respinti.
La nascita di WhatsApp
Una sera del 2009, Koum era a cena da un amico e, mostrandogli la rubrica, pensò che sarebbe stato interessante associare a ogni nome uno ‘stato’, in cui ciascuno potesse descrivere in che cosa era impegnato in quel momento. Nello stesso periodo intuì che il mercato delle app riservava opportunità interessanti. Il 24 febbraio 2009, il giorno del 33esimo compleanno di Koum, nasceva WhatsApp Inc., nome mutuato dalla frase inglese ‘What’s up?’, ‘Come va?’. Le difficoltà iniziali portarono quasi Koum ad abbandonare il progetto, ma Acton lo convinse a non desistere.
L’aiuto arrivò da Apple nel giugno 2009, con le notifiche push. Jan aggiornò WhatsApp in modo che a ogni cambiamento di stato – ‘Non posso parlare’, ‘Sono in palestra’ – partisse una notifica a tutti i contatti nella rete. Gli amici iniziarono così a usare WhatsApp per scambiarsi messaggi con stati come ‘Mi sono svegliato tardi’ o ‘Sto arrivando’. “Potere raggiungere istantaneamente qualcuno dall’altra parte del mondo, su un dispositivo che è sempre con te, è stato potente”, ha detto Koum a Forbes. Ricordò quanto, da bambino, avrebbe voluto notizie del padre mentre era via per lavoro.
L’asta tra Facebook e Google
I numeri dell’azienda crescevano, i primi finanziamenti arrivarono da ex colleghi in Yahoo!, e presto WhatsApp dilagò. Facebook, che aveva scartato Koum e Acton, mise gli occhi sul loro lavoro. Tanto che Mark Zuckerberg inviò una mail a Jan proponendogli di vedersi un giorno a pranzo. “Quando qualcuno del calibro di Mark ti contatta direttamente, rispondi”, ha detto Acton a Forbes.
L’incontro avvenne all’Esther’s German Bakery, scelto per il suo discreto patio sul retro, a 32 chilometri dal campus di Facebook. Zuckerberg disse di ammirare ciò che Koum aveva costruito e si disse interessato a unire Facebook e WhatsApp in una sola azienda. Concetto probabilmente ribadito diverse volte nei mesi successivi, visto che tra i due nacque un’amicizia che li portò a organizzare più o meno una cena al mese.
L’interesse di Zuckerberg accelerò all’improvviso quando a Facebook giunse la notizia che anche Google era interessata a WhatsApp e che era già programmato un incontro tra Koum, Acton e Larry Page. Fu così preparata al volo un’offerta per anticipare la concorrenza: una fonte ha raccontato a Forbes che Zuckerberg propose più di 15 miliardi di dollari e Koum rispose di avere in mente una cifra più vicina ai 20 miliardi. Zuckerberg chiese e ottenne un po’ di tempo.
L’acquisizione divenne ufficiale a febbraio 2014. L’operazione valeva nel complesso circa 20 miliardi, di cui 4 miliardi in contanti, 12 miliardi in azioni (pari all’8,5% della società) e altri 3 miliardi in azioni soggette a restrizioni. Koum e Acton incassarono rispettivamente 6,8 e 3 miliardi di dollari, al netto delle tasse. Sequoia Capital, l’unica società di venture capital che aveva investito in WhatsApp, ricevette 3,5 miliardi a fronte di un investimento di 58 milioni: un ritorno di 60 volte.
Dopo WhatsApp
Dopo la cessione WhatsApp ha continuato a crescere e a evolversi. Nel 2016 ha introdotto funzioni come la crittografia end-to-end e le videochiamate, a gennaio 2018 WhatsApp Business, a settembre 2023 WhatsApp Channels. Si stima che nel 2025 sia arrivata a 3,2 miliardi di utenti nel mondo. Nel 2024 il 90,3% degli italiani tra 16 e 64 anni ha dichiarato di utilizzare WhatsApp e il nostro Paese, con il 97% di tasso di penetrazione, è tra i primi tre al mondo, preceduto dal Brasile (98,9%) e dall’India (97,1%). E la popolarità dell’applicazione continua a crescere: si prevede che altri 76,3 milioni di persone la scaricheranno entro il 2029.
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L’articolo La storia di Jan Koum, il fondatore miliardario di WhatsApp che viveva di assistenza sociale è tratto da Forbes Italia.