Sempre più preoccupazioni si insinuano tra i lavoratori con l’integrazione dell’intelligenza artificiale nel lavoro quotidiano. Un nuovo studio globale dell’Ibm che ha coinvolto i chief human resources officer (chro) ha evidenziato come le organizzazioni stanno reagendo ai cambiamenti determinati dall’AI nei confronti dei lavoratori. Quello che emerge è una divergenza tra le competenze considerate prioritarie dai chro e quelle indicate dai dipendenti.
Il 60% dei dipendenti teme che l’AI stia indebolendo le proprie competenze, indicando il pensiero critico come la capacità più esposta a questo rischio. Tre dipendenti su quattro affermano che l’IA ha già iniziato a ridurre almeno alcune delle loro capacità. E sono proprio queste le competenze più importanti per la forza lavoro secondo i chro: il pensiero critico (57%) e il giudizio umano (48%).
Per il 71% dei chro, saper supervisionare, convalidare e, quando necessario, correggere gli output dell’AI è la competenza più importante dei dipendenti; tuttavia, solo il 29% di questi ultimi attribuisce analoga rilevanza alla capacità di giudizio. Le discrepanze tra la visione dei chro e i dipendenti non finiscono qui: il 43% dei dipendenti riferisce che, quando qualcosa non funziona con l’IA, la colpa ricade su di loro; il 41% dei chro ritiene invece che i dipendenti possano non sentirsi sicuri nel mettere in discussione o correggere gli output dell’IA.
“L’IA sta cambiando non solo il modo in cui il lavoro viene svolto, ma anche gli ambiti in cui le persone possono generare il maggior valore”, ha dichiarato Nickle LaMoreaux, senior vice president e chief human resources officer di Ibm. “Con l’IA che si occupa di un numero crescente di attività di routine e basate sui processi, le capacità tipicamente umane diventano ancora più importanti. I chro svolgono un ruolo fondamentale nel riprogettare il lavoro del futuro, affinché le persone possano concentrarsi sugli ambiti in cui possono generare il massimo impatto”.
L’attribuzione della responsabilità relativa all’AI
Il 36% dei chro afferma che la mancanza di chiarezza sulle responsabilità complica l’implementazione dell’AI.
Quasi la metà delle organizzazioni non coinvolge il chro nella definizione della strategia di AI: infatti, solo il 28% dichiara di disporre di una roadmap congiunta con l’It, mentre il 73% afferma di avere difficoltà a coordinarsi con continuità all’interno della C-suite.
L’80% dei chro ritiene che l’adozione dell’IA generi tensioni e pressioni per i dipendenti, tra cui convalidare le raccomandazioni, correggere gli errori, fornire contesto e gestire le eccezioni. I dipendenti, d’altra parte denunciano un carico di lavoro maggiore con l’IA oppure che il lavoro svolto non venga riconosciuto. Il 42% dei chro afferma che gli incrementi di produttività ottenuti grazie all’IA vengono reinvestiti principalmente nell’innovazione o nella riqualificazione professionale.
Il ruolo delle risorse umane nell’alfabetizzazione dell’AI
Le risorse umane sono chiamate a guidare l’alfabetizzazione e la trasformazione dell’IA, anche faticano ancora ad adottarla al proprio interno. Il 72% delle organizzazioni utilizza l’IA in misura limitata o non la utilizza affatto all’interno della funzione Risorse Umane. I chro valutano particolarmente basse le capacità della funzione hr in termini di alfabetizzazione all’IA dell’intero team (13%), misurazione delle performance dell’IA (16%) e change management per l’adozione dell’IA (20%).
Ripensare i processi quotidiani
I risultati mostrano, inoltre, che le organizzazioni che generano il maggior valore dall’IA stanno riprogettando il lavoro, i processi decisionali e le competenze intorno alle persone e alla tecnologia.
Le organizzazioni che definiscono chiaramente i flussi di lavoro come guidati dall’uomo, supportati dall’IA o eseguiti dall’IA dichiarano una riduzione del rischio del 18% e un miglioramento della qualità del 20%. Tuttavia, quasi la metà (46%) delle organizzazioni non coinvolge il chro nella definizione della strategia di IA.
L’articolo IA al lavoro, il paradosso dei dipendenti: temono di perdere competenze che le aziende considerano decisive è tratto da Forbes Italia.