29 Giugno 2026

Gin, whisky e rum vista mare: 17 bottiglie che raccontano isole, coste e territori lontani

L’estate è arrivata e con lei torna la voglia di bevute che sappiano di vacanza. Bottiglie eleganti, da tenere nell’home bar o da ordinare in terrazza, capaci di richiamare il mare attraverso il luogo in cui nascono, le botaniche che utilizzano o le storie da cui prendono forma. In alcuni casi il riferimento arriva da un’isola, in altri da erbe mediterranee, agrumi, acqua di mare, alghe, invecchiamenti salini o antiche rotte commerciali.

Da Minorca alle coste scozzesi, passando per Formentera, la Sardegna, la Liguria, le Eolie, la Grecia, la Puglia e il Principato di Monaco, questa selezione mette insieme diciassette spirits pensati per la stagione estiva. Bottiglie diverse per ritrovare nel bicchiere profumi salmastri, atmosfere caraibiche e suggestioni mediterranee o oceaniche.

Amaretto Adriatico, Puglia

Amaretto Adriatico nasce dall’incontro tra Jean-Robert Bellanger, francese con origini italiane, e la Puglia. Durante un viaggio lungo lo Stivale a bordo di una Fiat 500, Bellanger arriva nel Sud Italia e scopre la mandorla Filippo Cea, varietà pugliese che diventa il centro del progetto. Da lì prende forma un amaretto diverso dai modelli più noti della categoria, costruito su una materia prima agricola riconoscibile e su una ricetta pensata per alleggerire la dolcezza abituale del liquore.

Le mandorle vengono raccolte a mano nelle campagne pugliesi, tostate a lungo, macerate e distillate. Alla base aromatica si aggiungono vaniglia, cannella, cacao e caffè, con un uso dello zucchero di canna ridotto rispetto agli amaretti tradizionali. La chiusura arriva con un pizzico di sale delle saline di Margherita di Savoia, a pochi chilometri dal mare. Il riferimento all’Adriatico entra così nel gusto attraverso una nota salina che asciuga il sorso, rafforza la parte tostata della mandorla e rende il liquore più adatto anche alla miscelazione.

La forza del prodotto sta nella capacità di rileggere una categoria storica della liquoristica italiana attraverso Puglia, mandorla Filippo Cea, sale marino e un profilo meno zuccherino. Un amaretto che conserva memoria e riconoscibilità, con una vena sapida che lo porta fuori dal consumo più prevedibile. Si beve liscio, con ghiaccio, oppure in cocktail freschi, dove può lavorare con ginger beer, tonica o agrumi.

Xoriguer Gin, Minorca

Minorca è uno dei casi più interessanti quando si parla di gin mediterraneo. La sua storia passa dal porto di Mahón, dalla presenza britannica nel Settecento e dalla richiesta di gin da parte dei marinai della Royal Navy. Da quel contesto nasce Xoriguer, prodotto dalla famiglia Pons dal 1820. La ricetta utilizza alcol di vino e ginepro dei Pirenei come unica botanica, con distillazione in alambicchi di rame riscaldati a fuoco diretto a legna. Una bottiglia che tiene insieme la storia dell’occupazione britannica e la cultura isolana.

F de Formentera, Formentera

Formentera ha costruito negli anni un immaginario molto riconoscibile: mare turchese, spiagge, beach club, aperitivi lunghi. F de Formentera lavora su questo orizzonte in modo diretto. Il colore blu richiama quello delle spiagge dell’isola e cambia tonalità quando viene miscelato. La parte aromatica si muove su mandorla verde, mora selvatica, sensazioni agrumate, verbena e timo. La gradazione a 38% vol. lo rende più morbido rispetto a molti gin contemporanei e adatto a un servizio semplice, con tonica neutra, ghiaccio e garnish mediterranee.

Panarea Island Gin, Eolie

Panarea Island Gin porta già nel nome una delle isole più note dell’arcipelago eoliano. Il riferimento geografico resta centrale anche nella costruzione del prodotto: il gin nasce dalla famiglia Inga, originaria della Sicilia, e utilizza una ricetta con alcol da cereali, distillato di ginepro e limone, un ulteriore distillato concentrato di ginepro e botaniche tra cui il coriandolo. Al naso emergono ginepro, agrumi e mirto. L’isola entra nel bicchiere attraverso un profilo mediterraneo semplice da leggere, dove la parte agrumata e quella vegetale richiamano una Sicilia insulare.

Portofino Botanical Spirit: Light Edition, Liguria

Portofino Botanical Spirit: Light Edition nasce dalla base artigianale di Portofino Dry Gin e la porta in una direzione più leggera, con una gradazione di 20% vol. Un botanical spirit pensato per bevute meno alcoliche, aperitivi e miscelazioni estive, mantenendo un legame chiaro con il profilo ligure della ricetta originale. La formula unisce alghe marine distillate sottovuoto, acqua del Mar Mediterraneo italiano e venticinque botaniche ispirate ai profumi della Liguria, tra cui ginepro, limone, lavanda, timo, menta e iris.

Selvatiq Mediterranean Gin, Sardegna

Selvatiq Mediterranean Gin racconta la Sardegna dell’arcipelago di La Maddalena e Caprera, dove cresce il Juniperus Oxycedrus utilizzato nella ricetta. Attorno al ginepro troviamo mirto selvatico, arancia amara, foglie di fico e timo, tutti elementi che portano il profilo verso la macchia mediterranea. Il progetto Selvatiq lavora sulle botaniche spontanee, raccolte in territori estremi o poco addomesticati, e nella versione mediterranea questa impostazione trova una lettura costiera: erbe, arbusti, agrumi amari, piante basse, vegetazione battuta dal vento, adatta a chi cerca un Mediterraneo meno balneare e più selvatico.

Votanikon Gin, Grecia

Votanikon Gin guarda alla Grecia come a una somma di territori. Utilizza venti botaniche provenienti da diverse aree del Paese: Mastiha di Chios, zafferano di Kozani, camomilla del Peloponneso, dittamo da Creta, origano da Mani e ginepro dalla Macedonia. La lavorazione segue lo stile London Dry, con un profilo secco e deciso. Il mare funziona come linea di collegamento tra isole, penisole e regioni lontane tra loro. La bottiglia restituisce una Grecia ampia, aromatica, fatta di erbe, agrumi, resine e territori.

Isle of Harris Gin, Ebridi

Harris Gin nasce sull’isola omonima, dove la distilleria è stata aperta nel 2015 anche con l’obiettivo di sostenere la comunità locale. La ricetta utilizza nove botaniche e ha come ingrediente identificativo la Sugar Kelp, un’alga che cresce in profondità e viene raccolta a mano da una squadra di sub. La bottiglia richiama il mare anche nella forma, pensata come omaggio alle correnti. Il profilo resta secco, con ginepro, pino, agrumi, pompelmo e una nota umami al centro del palato.

Port Askaig 100 Proof, Islay

Port Askaig prende il nome da uno dei punti di accesso a Islay, isola scozzese associata da sempre ai whisky torbati. Il 100 Proof torna stabilmente in gamma dopo circa un decennio, imbottigliato a 57,1% vol. Ogni batch è composto da whisky provenienti da una sola distilleria, maturati in botti ex Bourbon di primo riempimento. La gradazione alta dà profondità e persistenza, mentre la torba di Islay porta con sé una componente vegetale e marina, tra fumo, sale e costa atlantica. In una lista estiva dominata dai gin, questo whisky sposta il baricentro verso un mare più freddo, ruvido e nordico.

Black Tot Rum

Black Tot è legato a una delle pagine più note della storia navale britannica. Il 31 luglio 1970, giorno passato alla storia come Black Tot Day, la Royal Navy distribuì per l’ultima volta la razione quotidiana di rum ai marinai. Il progetto contemporaneo nasce dopo il ritrovamento di uno stock di rum della Marina provenienti da Giamaica, Guyana e Barbados, rimasti per decenni nei cantieri navali britannici. Oggi Black Tot lavora su blended rum ispirati al Royal Navy style, con distillati caraibici assemblati in Scozia.

A Mesccia Aged, Principato di Monaco

Appena uscito sul mercato, A Mesccia recupera una memoria meno nota del Principato di Monaco. Fin dal Seicento il porto monegasco era attraversato da scambi tra rum proveniente dai Caraibi e agrumi locali. Da quella consuetudine nacque una bevanda ottenuta mescolando il distillato con Vermouth e Ouzo per il consumo locale. La versione contemporanea riprende quella pratica con rum provenienti da distillerie artigianali dei Caraibi, poi affinati nel Principato sotto la supervisione di Distillerie de Monaco in botti che hanno contenuto Vermouth italiano. Una bottiglia sospesa tra Mediterraneo, Caraibi e memoria portuale.

Holywatergin

Holywatergin parte da una base di dry gin costruita su distillato di ginepro, coriandolo, cardamomo e una punta di liquirizia. La ricetta aggiunge poi un distillato di iris e un estratto di pino, scelti dopo una ricerca sulla flora nei dintorni di Lourdes, nei Pirenei. Il passaggio finale inserisce una piccola percentuale di acqua di mare distillata, utilizzata per portare nel profilo una sapidità inattesa. A 42% vol., è una bottiglia eccentrica, con un gusto salino riconoscibile per chi sa cosa cercare.

Martin Miller’s Summerful, Islanda

Martin Miller’s Summerful è la referenza estiva della gamma Martin Miller’s Gin. Il legame con il tema marino passa dall’acqua islandese, elemento distintivo della casa, utilizzata nella fase finale della produzione. Il gin nasce da un processo di doppia distillazione: una dedicata agli agrumi, una alle botaniche più terrose. In questa versione entrano rosmarino inglese e timo artico islandese, scelti per dare al profilo una direzione fresca ed erbacea.

Morven, Wolfburn Distillery, Thurso

Morven è un single malt della distilleria Wolfburn, prodotto a Thurso, nel punto più settentrionale della terraferma scozzese. La distilleria venne fondata nel 1821 e ricostruita nel 2013 a poca distanza dal sito storico, riportando in attività una produzione artigianale in una zona esposta al Mare del Nord. Morven rappresenta il lato leggermente torbato e costiero della casa. Il profilo unisce fumo delicato, malto dolce, miele, vaniglia, mela, pera e una componente marina sottile, fatta di richiami salmastri e accenni iodati.

Rena 41, Costa Smeralda

Rena 41 nasce a pochi chilometri da Porto Cervo e usa la Costa Smeralda come territorio botanico. Il progetto prende forma nel 2021 da un’intuizione di Giorgio Ferrero, con lo sviluppo della ricetta affidato al maestro distillatore Denis Muni. La composizione unisce botaniche selvatiche sarde raccolte a mano tra colline e aree costiere, come ginepro selvatico, mirto, elicriso e rosa damascena, ad agrumi provenienti dalle pianure di Milis: limone, pompelmo bianco, mandarino, arancia e bergamotto. La distillazione sottovuoto a bassa temperatura serve a preservare le componenti aromatiche più delicate. Anche il nome lavora sul legame con il luogo: “rena” significa sabbia in Sardegna e nell’italiano antico, mentre il numero 41 richiama il parallelo che attraversa l’area di provenienza di molte botaniche.

Gin Mare, Vilanova

Gin Mare nasce a Vilanova, villaggio spagnolo tra Costa Brava e Costa Dorada, e lavora sul Mediterraneo attraverso alcune delle botaniche più presenti nella sua cucina. Il cuore della ricetta è l’oliva Arbequina, affiancata da basilico, rosmarino e timo, con materie prime provenienti da Grecia, Italia, Spagna, Francia e Turchia. Le botaniche vengono macerate e distillate separatamente: gli agrumi riposano per 40 giorni, le altre botaniche per 12 ore, prima dell’assemblaggio finale. Il Mare Nostrum diventa un insieme di paesaggi, tavole, erbe aromatiche e abitudini conviviali. Il Mare Tonic, con gin, tonica, ghiaccio e rosmarino, resta il servizio più lineare per leggerne il profilo.

Glenglassaugh Sandend, Sandend Bay

Glenglassaugh è una distilleria fondata nel 1875 sulle rive del Glassaugh Burn, vicino a Sandend Bay, lungo una costa scozzese dove la presenza del mare entra nel carattere dei suoi single malt. Dopo una lunga chiusura, è tornata in attività nel 2008 e oggi lavora sotto la guida della Master Blender Rachel Barrie. Sandend è l’espressione più direttamente legata alla baia: prende il nome dalla spiaggia a mezzaluna che si trova accanto alla distilleria ed è invecchiato in botti di bourbon, sherry e manzanilla. Il profilo unisce frutta tropicale, vaniglia, caramello salato, ananas, ciliegia, pompelmo e un tocco di sale marino. Un whisky costiero, più rotondo che austero, dove la parte marina resta leggibile senza appesantire la bevuta.

L’articolo Gin, whisky e rum vista mare: 17 bottiglie che raccontano isole, coste e territori lontani è tratto da Forbes Italia.