Contenuto tratto dal numero di luglio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!
La transizione ecologica sta ridefinendo il futuro della nautica. Dai grandi yacht alle navi da crociera, dai traghetti alle unità cargo, il settore è impegnato a ridurre l’impatto ambientale con l’adozione di combustibili alternativi e sistemi di propulsione più sostenibili. Negli ultimi anni i combustibili fossili sono stati affiancati da nuove soluzioni.
Tra queste i biocarburanti di seconda generazione, come l’hvo (hydrotreated vegetable oil), utilizzabile anche nei motori diesel senza significative modifiche, ma anche sistemi ibridi, a metanolo e, in prospettiva, a idrogeno. L’obiettivo è ridurre le emissioni di Co2, ossidi di azoto, particolato e zolfo, rispondendo alle sempre più severe normative internazionali.
Nuovi carburanti, nuove esigenze di misura
Tuttavia, la sostenibilità non riguarda solo il motore. L’introduzione di nuovi carburanti impone una revisione dell’intera infrastruttura tecnica di bordo, compresi i sistemi di monitoraggio e controllo. Tra gli aspetti più delicati c’è la misura dei livelli nei serbatoi, parametro fondamentale per garantire sicurezza, efficienza e corretta gestione delle risorse. La diffusione dell’hvo è un caso emblematico. Sebbene questo carburante possa sostituire direttamente il gasolio marino tradizionale, ha caratteristiche fisiche differenti. Il peso specifico passa dai circa 0,84 kg/dm3 del gasolio marino Mgo/Mdo a circa 0,80 kg/dm3 dell’hvo.
Una variazione che può sembrare marginale, ma che in realtà influisce in modo significativo sui sistemi di misura basati sul principio idrostatico. I tradizionali sensori a battente idrostatico calcolano il livello del liquido attraverso la pressione esercitata dalla colonna di prodotto nel serbatoio. Quando cambia la densità del liquido, cambia anche il valore misurato. Di conseguenza, ogni variazione del carburante richiederebbe una nuova calibrazione dello strumento.
In assenza di questo adeguamento, il rischio è quello di ottenere letture errate, che possono tradursi in problemi come rifornimenti non correttamente controllati, fenomeni di troppo pieno, quantità residue di carburante non rilevate correttamente e gestione meno efficiente delle autonomie di navigazione. Le criticità aumentano con il metanolo, uno dei combustibili alternativi più promettenti. Il suo peso specifico è ancora inferiore rispetto a quello dell’hvo e del gasolio convenzionale, rendendo ancora più complessa la misurazione mediante sistemi tradizionali.
Le soluzioni radar per una misura indipendente dal carburante
In questo scenario, è fondamentale scegliere tecnologie che permettano misure indipendentemente dalle caratteristiche fisiche del prodotto nel serbatoio. È in questo ambito che si inseriscono le soluzioni di Vega, azienda di strumentazione di misura destinata all’industria e al settore navale. Da anni i suoi sistemi sono installati a bordo di yacht, giga yacht, megayacht, navi da crociera, traghetti, cargo e petroliere, e devono garantire affidabilità anche in applicazioni molto complesse.
Tra le tecnologie più diffuse c’è il Vegaflex 81, sensore radar a onda guidata progettato per misure di livello precise e stabili indipendentemente dal tipo di carburante. A differenza delle tecnologie basate sulla densità del prodotto, sfrutta il principio della riflettometria nel dominio del tempo (tdr). L’energia radar viene trasmessa lungo una fune o una barra di misura installata all’interno del serbatoio. Il segnale si propaga lungo la guida e viene riflesso dalla superficie del liquido e dal peso terminale del tenditore.
Calcolando il tempo di ritorno dell’impulso radar, il sistema determina il livello con un’elevata precisione, che può raggiungere ±2 millimetri. Che si tratti di gasolio marino tradizionale, hvo, metanolo o altri combustibili, il sensore garantisce accuratezza senza necessità di ricalibrazione. Inoltre, la possibilità di accorciare la fune o la barra di misura permette adattabilità alle dimensioni dei serbatoi.
Misure affidabili anche negli impianti Gnl
Quando le condizioni diventano estreme, come nel caso degli impianti per il gas naturale liquefatto (gnl), Vega propone una versione specifica denominata Vegaflex 86. In questi impianti le apparecchiature sono sottoposte a condizioni molto severe, con temperature criogeniche e grandi variazioni termiche durante l’avviamento e il funzionamento. I processi di liquefazione del gas naturale richiedono standard qualitativi elevatissimi e una continuità operativa pressoché assoluta. Anche minime variazioni nella composizione del gas possono influire sulle prestazioni dell’impianto. In questo contesto la standardizzazione della strumentazione è cruciale per migliorare l’affidabilità, semplificare la manutenzione e contenere i costi.
Grazie alla robustezza costruttiva, i sensori radar a onda guidata Vegaflex 86 possono operare in presenza di pressioni e temperature estreme, mantenendo inalterata la precisione di misura. L’indipendenza dalle caratteristiche del prodotto permette di usare la stessa tecnologia in vari punti del processo, contribuendo a una maggiore uniformità dell’impianto.
Il controllo delle emissioni passa dagli scrubber
La transizione ecologica della nautica passa però anche attraverso il controllo delle emissioni atmosferiche. In questo ambito gli scrubber sono una delle tecnologie più diffuse per ridurre l’impatto ambientale delle navi alimentate con combustibili tradizionali. Noti anche come torri di lavaggio, vengono installati nei fumaioli e servono a depurare i gas di scarico prima che vengano rilasciati in atmosfera. Con un processo di lavaggio, le sostanze inquinanti vengono rimosse, consentendo di rispettare i limiti imposti dalle normative internazionali sulle emissioni.
Nei sistemi open loop l’acqua di mare viene usata per il lavaggio dei fumi e poi scaricata in mare. Tuttavia, la pratica è oggi vietata in oltre 120 porti nel mondo e in tante aree marine protette. Per questo molte navi hanno scrubber ibridi che, una volta in porto, passano automaticamente alla modalità closed loop. In questa configurazione l’acqua viene trattata e riutilizzata, mentre i residui inquinanti e i fanghi sono raccolti in appositi serbatoi per essere poi conferiti agli impianti di smaltimento a terra.
Sensori per prevenire il troppo pieno
Proprio in questi serbatoi è fondamentale disporre di sistemi affidabili per il controllo del livello: una fuoriuscita accidentale potrebbe comportare conseguenze ambientali, operative ed economiche rilevanti.
Per questa applicazione Vega ha sviluppato il Vegaswing 66, un interruttore di livello a vibrazione progettato per garantire affidabilità anche in presenza di prodotti difficili, con elevata viscosità o forte formazione di depositi. Un diapason integrato vibra alla propria frequenza di risonanza meccanica, circa 1.400 Hz. Quando il liquido raggiunge il diapason, la frequenza cambia.
La variazione viene rilevata dall’elettronica di bordo e trasformata in un segnale di commutazione che attiva l’allarme di alto livello. Disponibile sia in versione compatta, sia con tubo di prolunga, Vegaswing 66 può essere impiegato come protezione di troppo pieno o di marcia a secco in numerose applicazioni.
L’articolo Dall’Hvo al metanolo: perché i nuovi carburanti navali richiedono sensori più evoluti è tratto da Forbes Italia.