Revolut ha subito un attacco informatico che ha portato alla cessione dei dati personali, dei documenti di identità e delle transazioni finanziarie di circa 700 clienti. L’intrusione non è avvenuta attraverso una violazione diretta delle infrastrutture tecnologiche dell’istituto, bensì mediante l’induzione in errore del reparto di compliance della società.
L’inganno del falso ordine d’indagine
Secondo quanto ricostruito dagli esperti di International Cyber Digest, un gruppo di criminali informatici noto come ‘IAmNotAVillain’ ha compromesso un account di posta elettronica certificata appartenente al Ministero dell’Interno italiano. Utilizzando l’indirizzo istituzionale violato, gli hacker hanno inoltrato alla sede lituana di Revolut una richiesta di informazioni formattata come un Ordine Europeo di Indagine – lo strumento di cooperazione giudiziaria transfrontaliera disciplinato dalla direttiva UE del 2014 -, simulando un’inchiesta della Procura di Milano.
La fintech britannica ha risposto alla richiesta fornendo i dossier relativi agli utenti indicati. Tra i soggetti coinvolti figurano il calciatore Georges Mikautadze, il tennista Alexandr Shevchenko e Mark Karpelès, ex amministratore delegato della piattaforma di criptovalute Mt. Gox. Revolut ha successivamente dichiarato di aver individuato la truffa, bloccato l’indirizzo fraudolento, notificato i clienti interessati e allertato le autorità di vigilanza, precisando che l’incidente non ha comportato accessi ai conti né sottrazione di fondi. Sulla vicenda stanno ora indagando il Ministero dell’Interno e la Polizia Postale, al lavoro per chiarire come i pirati informatici abbiano preso il controllo della casella di posta della Pubblica Amministrazione.
La multa per scarsa trasparenza
Quest’anno, inoltre, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) ha sanzionato le società del gruppo Revolut con una maxi-multa complessiva di 11,5 milioni di euro per pratiche commerciali scorrette.
Nel dettaglio, Revolut Securities Europe UAB e Revolut Group Holdings Ltd sono state multate per 5 milioni di euro per violazioni del Codice del Consumo. Secondo l’Autorità, le società avrebbero omesso di fornire informazioni “chiare ed esaustive” sui costi aggiuntivi e sulle limitazioni legate agli investimenti senza commissioni. Un’ulteriore sanzione da 5 milioni di euro è stata inflitta a Revolut Group Holdings Ltd e Revolut Bank UAB per carenze nella gestione dei conti e nella trasparenza informativa. L’Autorità ha rilevato l’assenza di un adeguato preavviso in caso di restrizioni sui conti e un supporto clienti giudicato insufficiente.
Infine, Revolut Group Holdings Ltd e Revolut Bank UAB sono state sanzionate con ulteriori 1,5 milioni di euro per non aver fornito informazioni chiare sui requisiti e sui tempi necessari per ottenere un IBAN italiano in sostituzione di quello lituano.
La strategia regolatoria: l’iter per le licenze bancarie globali
In ogni caso, l’ambizione dichiarata dal vertice societario punta a trasformare la fintech in una banca globale con un target di 100 milioni di utenti. La realizzazione di questa strategia poggia sulla progressiva acquisizione delle autorizzazioni bancarie nelle principali giurisdizioni internazionali. Oltre alla licenza di matrice lituana, che consente l’operatività nell’Unione Europea attraverso il passaporto comunitario e le filiali locali, il gruppo ha esteso la sua presenza diretta ottenendo il via libera regolatorio in mercati chiave come Regno Unito, Francia, Australia e Messico.
L’espansione nel continente americano ha segnato un ulteriore passaggio rilevante con il conseguimento della licenza bancaria in Colombia e con il via libera condizionato concesso dall’Occ (Office of the Comptroller of the currency) negli Stati Uniti per l’ottenimento della licenza nazionale. In questo scenario si inserisce l’avvio dell’iter autorizzativo in Svizzera, dove Revolut ha formalmente presentato alla Finma (Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari) la domanda per ottenere la licenza bancaria elvetica.
Il piano industriale per la Confederazione Elvetica prevede lo stanziamento di oltre 150 milioni di franchi nell’arco di cinque anni. Le risorse saranno destinate all’ampliamento della sede aziendale di Zurigo, all’integrazione dei conti per l’accredito degli stipendi, all’ingresso nei prodotti di previdenza integrativa (Pilastro 3a) e all’interfaccia con il sistema di pagamento nazionale Twint.
La parabola del fondatore Nik Storonsky
La vicenda legata alla sicurezza dei dati si inserisce in una fase di forte espansione finanziaria e societaria per Revolut. La società, fondata nel 2015 a Londra da Nik Storonsky e Vlad Yatsenko, nasce originariamente come piattaforma per l’abbattimento delle commissioni sui cambi valuta e sui trasferimenti internazionali. Storonsky, ex trader di derivati presso Lehman Brothers e Credit Suisse, detiene attualmente circa il 18% del capitale ed è uscito dalla cittadinanza russa nel 2022 a seguito del conflitto in Ucraina. Entrambi sono nella classifica Forbes dei più ricchi del mondo: Nik Storonsky ha un patrimonio stimato di 18,8 miliardi di dollari, mentre Vlad Yatsenko di 2,2 miliardi.
Revolut, che conta oltre 65 milioni di clienti a livello globale, ha registrato nel 2025 un fatturato record per 6 miliardi di dollari (circa 5,2 miliardi di euro), con un aumento del 46% rispetto all’anno precedente, diventando una delle fintech con la maggior valutazione al mondo, a 115 miliardi di dollari.
L’articolo Così gli hacker hanno ingannato Revolut sui dati di 700 clienti. Intanto il colosso fintech punta a conquistare la Svizzera è tratto da Forbes Italia.