8 Settembre 2026

Top Charity Venice Experience: quando l’arte diventa filantropia

Di Anna Balzani

L’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia fa da cornice al primo appuntamento italiano di Top Charity, una delle più importanti iniziative filantropiche europee, fondata a Varsavia nel 2022 da Omenaa Mensah e Rafał Brzoska. Imprenditrice, filantropa e collezionista d’arte, Omenaa Mensah è fondatrice della Omenaa Foundation; Rafał Brzoska è fondatore e ceo di InPost, uno dei principali operatori nel settore della logistica.

Insieme hanno realizzato una piattaforma capace di riunire personalità di primo piano del mondo dell’imprenditoria, dell’arte, della cultura e della diplomazia attorno a un’idea precisa di filantropia, intesa non soltanto come gesto di solidarietà, ma come modello di cambiamento a lungo termine, in grado di generare un impatto sociale reale.

L’obiettivo di Top Charity è mettere in relazione l’eccellenza artistica e la filantropia, trasformando il valore culturale ed emozionale dell’arte in un sostegno concreto a cause benefiche. Un modello nel quale anche il ruolo del collezionista assume una dimensione ulteriore: non si tratta soltanto dell’acquisto di un’opera ma anche della possibilità di contribuire, attraverso di essa, a sostenere un progetto, un artista, una comunità o una persona. Tra gli ospiti d’onore delle precedenti edizioni figurano Jill Biden, già First Lady degli Stati Uniti, l’attore premio Oscar Will Smith e Otumfuo Osei Tutu II, 16º Asantehene, Re di Ashanti.

Top Charity Venice Experience

L’appuntamento veneziano si terrà il 10 settembre all’Hotel Cipriani, sull’isola della Giudecca. La serata rappresenta il primo capitolo dell’iniziativa organizzato al di fuori della Polonia e la scelta di Venezia assume un significato particolarmente importante. La Serenissima è da secoli un luogo d’incontro tra culture, commerci e linguaggi differenti che, attraverso scambi e contaminazioni, hanno contribuito in maniera determinante alla costruzione del suo patrimonio e alla definizione della sua identità.

Inoltre la sua posizione geografica ne ha fatto uno dei principali crocevia tra Oriente e Occidente. Ancora oggi, durante il periodo della Biennale Arte o nel corso della Mostra del Cinema, a Venezia s’incontrano artisti, collezionisti, istituzioni e protagonisti dell’economia culturale.

I risultati conseguiti nel corso delle precedenti edizioni contribuiscono a spiegare l’attesa suscitata dall’evento. La quinta edizione di TOP CHARITY, svoltasi il 30 maggio 2026 a Varsavia, ha raccolto circa 20 milioni di euro in appena novanta minuti. In quell’occasione, uno dei lotti prevedeva l’incontro con Elon Musk – aggiudicato per circa 590.000 euro – e una visita nella sede di Tesla, in California. Complessivamente, nelle prime cinque edizioni, Top Charity ha raccolto circa 55 milioni di euro destinati a progetti sociali, culturali ed educativi.

Le opere d’arte all’asta a Venezia

L’asta di Venezia riunisce opere d’arte realizzate da artisti di fama internazionale, con particolare attenzione al dialogo tra Europa e Africa. La selezione è il risultato di un lavoro curatoriale sviluppato nell’arco di dodici mesi e nasce da una consolidata rete di relazioni con artisti, musei, gallerie e collezionisti. Le opere proposte affrontano temi quali l’identità, la memoria, la materia e la trasformazione, costruendo un percorso nel quale differenti sensibilità entrano in relazione.

Andy Warhol, Cornelius Annor, Xawery Wolski, Nikol Andonova – Nikyoto, Tegene Kunbi, Antoine Farrugia, Raphael Adjetey Adjei Mayne, Lr Vandy ed Ewa Czwartos appartengono a generazioni, geografie e linguaggi artistici profondamente diversi. Eppure, messi in dialogo tra loro, raccontano una contemporaneità nella quale le distanze geografiche diventano sempre meno rilevanti e il confronto tra culture assume un ruolo centrale.

Tra le opere più attese figura Katie Jones (1973) di Andy Warhol, appartenente alla serie di ritratti di celebrità realizzati attraverso la combinazione di pittura acrilica e serigrafia. Katie Jones, nata Catherine Claire Schlumberger Jones, fu fotografa, mecenate, collezionista d’arte contemporanea e appartenne alla cerchia di amici più vicini a Warhol. Proveniva da una ricca famiglia di origine francese legata all’industria petrolifera e crebbe circondata dalle opere di Pierre Bonnard, Henri Matisse e Piet Mondrian. La sua passione per l’arte si trasformò in impegno concreto. Studiò alla Corcoran School of Art e sostenne artisti emergenti e affermati.

Il suo ritratto assume così un significato che va oltre la semplice rappresentazione: l’opera racconta il rapporto tra artista e soggetto ritratto, ma anche il complesso sistema di relazioni che negli anni Settanta, a New York, legava creazione artistica, collezionismo e mecenatismo. È proprio questa dimensione a rendere suggestiva la presenza in asta del ritratto di Katie Jones: il dipinto ricorda che la storia dell’arte non è stata scritta soltanto dagli artisti, ma anche da coloro che hanno scelto di sostenerne la ricerca, acquistare le loro opere e creare le condizioni affinché nuove idee potessero emergere.

Particolarmente significativa è anche la presenza in asta di artisti africani. L’attenzione internazionale verso l’arte contemporanea africana non rappresenta soltanto un fenomeno del mercato, ma riflette l’emergere di nuove narrazioni e di nuovi protagonisti all’interno del sistema dell’arte globale. In tale prospettiva può essere interpretata la presenza dell’opera Imperial Garden (2026) di Tegene Kunbi, artista etiope che ha ottenuto un crescente riconoscimento. Kunbi vive e lavora tra Addis Abeba e Berlino e realizza dipinti astratti caratterizzati da cromie intense e superfici fortemente materiche. Nel 2026 rappresenta ufficialmente l’Etiopia alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia con Shapes of Silence, visitabile fino al 22 novembre 2026.

A Venezia, città da sempre sospesa tra memoria e contemporaneità e che ha fatto dell’incontro tra culture una parte essenziale della propria identità, Top Charity porta una visione nella quale arte e filantropia possono incontrarsi e rafforzarsi reciprocamente. Il collezionismo assume così un significato che va oltre il possesso, per diventare forma di partecipazione e responsabilità, e l’arte, oltre a raccontare e testimoniare il proprio tempo, può contribuire a cambiarlo, non soltanto attraverso il valore che attribuiamo a un’opera, ma attraverso ciò che, grazie ad essa, siamo capaci di generare.

Cornelius Annor, Artists and Their Artworks, Nkrumah Pencil, 2026, acrylic, fabric, and African wax print fabric on canvas, 150×106 cm
Andy Warhol, Katie Jones, 1973, acrylic, screen print on canvas, 101,6×101,6
Tegene Kunbi, Imperial Garden, 2026, oil and fabric on canvas, 100×80 cm
Nikol Andonova, NIKYOTO, Molten Marble, 2026, mixed media hand-manipulated epoxy on canvas, 170×130 cm

L’articolo Top Charity Venice Experience: quando l’arte diventa filantropia è tratto da Forbes Italia.