31 Luglio 2026

Philippe Sereys de Rothschild: come cambia il vino tra tradizione, clima e innovazione

Le grandi dinastie del vino europeo si trovano oggi di fronte a un paradosso. Mai come ora i loro nomi sono stati sinonimo di eccellenza e prestigio internazionale; eppure, mai come oggi il futuro appare attraversato da interrogativi profondi. Il cambiamento climatico sta modificando la geografia della viticoltura, le nuove generazioni ridefiniscono il concetto stesso di lusso e i mercati globali diventano sempre più frammentati.

In questo scenario, poche realtà rappresentano meglio l’equilibrio tra tradizione e innovazione dell’universo Baron Philippe de Rothschild. Dalle proprietà storiche di Pauillac alle esperienze internazionali di Opus One in California e Almaviva in Cile, il gruppo ha costruito negli anni una visione che unisce continuità familiare e capacità di evolvere. Ne abbiamo parlato con Philippe Sereys de Rothschild, che riflette sul significato di custodire un’eredità centenaria senza trasformarla in un esercizio di conservazione.

Radici profonde per affrontare il futuro

“In un mondo in rapida trasformazione è fondamentale avere radici, basi solide”.

Le tenute Baron Philippe de Rothschild si fondano su una storia condivisa, sulla responsabilità tramandata di generazione in generazione e sulla determinazione a rimanere un’impresa familiare: è questa la loro forza. “Ogni generazione offre il proprio contributo nel contesto del proprio tempo. La storia continua a scriversi insieme a quella della famiglia, senza mai separarsi dal presente, guardando al futuro senza inseguire le mode e mantenendo l’azienda fedele alla propria rotta. La viticoltura è, per sua natura, un’attività di lungo periodo: quando si pianta una vite bisogna ragionare almeno su un orizzonte di quarant’anni. Questa prospettiva, unita alla dimensione familiare, ci impone di pensare su scala generazionale. È il nostro più grande punto di forza per costruire un futuro solido senza cedere alla tentazione dell’immediatezza”.

Una visione che oggi deve confrontarsi con una trasformazione senza precedenti: quella imposta dal clima. Per una regione come Bordeaux non si tratta più di un’ipotesi futura, ma di una realtà che si manifesta a ogni vendemmia. “Ogni vendemmia ci mostra gli effetti del cambiamento climatico e, al tempo stesso, ci insegna come adattare le nostre pratiche in vigneto. In questo contesto, e considerando i periodi di siccità ricorrenti che iniziano sempre più precocemente, la prima grande sfida è la gestione dell’acqua”. La seconda, strettamente collegata, riguarda la sostenibilità del materiale vegetale nel lungo periodo. “Un vigneto viene impiantato per diversi decenni e ciò che oggi è adatto potrebbe non esserlo più in futuro. Per questo dobbiamo preservare la diversità del nostro patrimonio vegetale: è proprio lì che risiede una parte della soluzione”. Un’altra sfida riguarda il controllo delle malattie, sotto molteplici aspetti. “Dobbiamo mantenere la capacità di produrre uve di altissima qualità, con una costante attenzione alla tutela dell’ambiente che ci circonda, affrontando al tempo stesso pressioni esterne sempre più numerose: cambiamento climatico, fattori ambientali, quadro normativo, dinamiche sociali e molto altro. Per fare ciò disponiamo di un dipartimento di ricerca e sviluppo che lavora su tutte queste problematiche, fondamentali per la viticoltura del presente e del futuro. La condivisione di conoscenze e competenze con altre tenute, così come con enti di ricerca e sperimentazione, e la successiva applicazione dei risultati in vigneto ci consentono di anticipare i cambiamenti e gli adattamenti necessari”.

Innovare senza perdere l’identità

L’innovazione, tuttavia, non viene mai contrapposta alla tradizione. Al contrario, secondo Sereys de Rothschild è proprio la tradizione a rendere possibile un cambiamento coerente.

“Perché dovrebbe esistere una contrapposizione tra conservare la tradizione e accogliere il cambiamento? Valorizzare un sapere tramandato e una cultura trasmessa di generazione in generazione non significa opporsi all’evoluzione. Il mondo cambia, così come cambiano le persone che rendono le nostre proprietà ciò che sono oggi: non sono le stesse del passato né saranno quelle del futuro. Tutto è in continua trasformazione. Conoscenze, competenze e tecniche evolvono, progrediscono, e con esse anche le nostre pratiche viticole. La ricerca dell’eccellenza si nutre di curiosità verso il mondo, di innovazione, di investimenti nella ricerca e nello sviluppo, di nuove tecnologie. Seguiamo con attenzione tutti questi ambiti e partecipiamo attivamente a numerosi progetti. Baron Philippe de Rothschild era un visionario e un pioniere: è stato lui a trasmettere questa visione che continua a essere tramandata di generazione in generazione”.

Questa capacità di trasformarsi, guardando costantemente oltre i confini di Bordeaux, trova espressione nelle esperienze internazionali del gruppo. Château Mouton Rothschild, Opus One e Almaviva rappresentano tre interpretazioni diverse dell’eccellenza, accomunate da una stessa filosofia. “Château Mouton Rothschild, Opus One e Almaviva sono tre vini straordinari, dotati di una forte personalità che riflette i terroir da cui provengono. Si completano a vicenda, offrendo ciascuno un’interpretazione di altissimo livello del vigneto che rappresenta. Questo mosaico ci ha permesso di capire che la condivisione delle risorse e delle conoscenze costituisce un vero punto di forza. Opus One e Almaviva sono joint venture, il che significa costruire insieme ai nostri partner una visione e una strategia comuni su tutti i fronti, sia tecnici sia commerciali. Il successo si fonda sul dialogo costante, e sulla condivisione delle competenze. Efficacia che diventa particolarmente evidente sul piano tecnico. I team delle tre proprietà si incontrano regolarmente e condividono in modo continuo osservazioni ed esperienze. Le soluzioni ad alcune problematiche che iniziano oggi a manifestarsi a Pauillac, ad esempio quelle legate all’adattamento climatico, possono provenire da tenute che hanno già affrontato situazioni analoghe. Anche dal punto di vista commerciale, però, questa collaborazione ci offre una visione privilegiata dell’evoluzione dei mercati. Complementarità e spirito di squadra rafforzano le nostre competenze, l’accesso ai mercati e la nostra visibilità internazionale. Siamo davvero fortunati: è un patrimonio straordinario che ci permette di continuare a consolidare la reputazione mondiale di questi tre vini eccezionali”.

La stessa prospettiva di lungo periodo emerge quando si affronta il tema dei cicli economici che hanno caratterizzato e caratterizzano, soprattutto oggi, un territorio come Bordeaux: “Ogni ciclo ci insegna molto e ci obbliga a tornare all’essenziale. Il nostro punto di riferimento deve essere sempre il consumatore finale: la persona che acquista la bottiglia, la apre e beve il nostro vino”.

Nel caso di Mouton Rothschild, il valore del marchio non nasce soltanto dal vino.

Da un secolo, il dialogo con l’arte costituisce uno degli elementi distintivi della proprietà. “Oltre a essere un grande vino, Château Mouton Rothschild ha costruito la propria identità sul profondo legame con l’arte. Nel 1924, per celebrare la prima annata interamente imbottigliata allo château, Baron Philippe commissionò al celebre cartellonista Jean Carlu l’etichetta di quella vendemmia. Un’intuizione straordinariamente innovativa per gli anni Venti, ripresa con l’annata 1945 e proseguita senza interruzioni: da allora ogni vendemmia è illustrata da un’opera originale realizzata da un artista contemporaneo. Insieme a mia sorella Camille Sereys de Rothschild e a mio fratello Julien de Beaumarchais de Rothschild continuiamo a custodire questa tradizione, ereditata da nostra madre, la Baronessa Philippine de Rothschild, e prima ancora da nostro nonno, Baron Philippe. Da quella tradizione è nata una collezione di opere uniche, oggi esposta all’interno degli spazi di vinificazione della tenuta. Allo stesso modo, il Museo del Vino nell’Arte si trova accanto alla cantina. A Château Mouton Rothschild, vino e arte procedono da sempre fianco a fianco”.

Al centro di tutto rimane però il terroir, il principio che accomuna ogni progetto della famiglia Rothschild, indipendentemente dalla latitudine. “Ciò che ha sempre guidato Baron Philippe e la nostra famiglia è stata, e continua a essere, la ricerca dei grandi terroir. Che si tratti di Pauillac, del Languedoc, della California o del Cile, il terroir è sempre stato il criterio fondamentale. È il terroir a ispirarci e a rendere questo prodotto tanto fragile quanto straordinario. Una volta individuato, ogni fase del lavoro, sia in vigneto sia in cantina, è guidata dalla ricerca dell’eccellenza e dalla volontà di esprimere al massimo il potenziale del terroir in ogni annata. Questo richiede standard estremamente elevati, competenze maturate nel tempo e un patrimonio di conoscenze che si trasmette di generazione in generazione pur continuando costantemente a evolversi”.

L’ultima riflessione è dedicata alla figura di Baron Philippe de Rothschild, il visionario che trasformò Mouton in un riferimento mondiale. Cosa farebbe se iniziasse oggi? La risposta arriva senza esitazioni: “Farebbe le cose in modo diverso, perché il mondo è diverso. Ma, allo stesso tempo, farebbe molte cose nello stesso modo, perché continuerebbe a comprendere il presente meglio di chiunque altro e ad anticipare il futuro, proprio come ha sempre saputo fare”.

L’articolo Philippe Sereys de Rothschild: come cambia il vino tra tradizione, clima e innovazione è tratto da Forbes Italia.