22 Settembre 2026

L’Europa che non ti aspetti: per il 35% degli investitori è la regione più attrattiva al mondo

Il dibattito europeo sulla competitività è spesso dominato da toni pessimisti: crescita debole, energia cara, burocrazia, pressione fiscale e ritardi tecnologici; ma osservata dall’esterno, l’Europa può avere un’immagine molto diversa. Secondo la Deutsche Bank Global Sentiment Survey on Europe 2026, condotta su 1.200 dirigenti senior e responsabili aziendali di società extraeuropee che già investono nel Continente o intendono farlo, il 35% considera oggi l’Europa la regione più attrattiva al mondo per il proprio business.

Il dato è significativo perché colloca il Vecchio Continente davanti all’Asia-Pacifico, esclusa la Cina, indicata dal 24% degli intervistati, e al Nord America, fermo al 19%. Seguono Medio Oriente, Cina e America Latina. Ancora più indicativo è il cambiamento di percezione: per l’81% delle aziende coinvolte nell’indagine, l’Europa è diventata più importante nelle proprie decisioni di investimento rispetto a tre anni fa.

Proiettandosi nell’ottica di chi impiega capitale la prospettiva è interessante: l’Europa non viene vista soltanto come un’area stabile e relativamente prevedibile, ma sempre più come un mercato nel quale cercare crescita. Il 74% degli intervistati considera infatti le opportunità economiche europee un vantaggio rispetto ad altre regioni, mentre il 71% segnala la capacità di innovazione, soprattutto in combinazione con il potenziale dell’intelligenza artificiale. La stessa percentuale giudica l’Europa altamente o abbastanza resiliente di fronte alle tensioni economiche e geopolitiche.

Alexander von zur Muehlen, membro del management board di Deutsche Bank, sintetizza il risultato parlando di “fiducia nell’Europa” da parte dell’economia globale. Ma la ricerca evidenzia anche un secondo aspetto: l’interesse degli investitori internazionali non elimina i problemi strutturali del Continente. Anzi, rende ancora più evidente il costo delle riforme mancate.

L’Italia è la quarta destinazione europea per gli investimenti

Tra i mercati europei, l’Italia occupa una posizione tutt’altro che marginale. Il 33% delle società intervistate la include tra le destinazioni nelle quali prevede di investire, collocandola al quarto posto dopo Germania, Regno Unito e Francia.

Particolarmente forte l’interesse proveniente dagli Emirati Arabi Uniti, dove la percentuale sale al 54%, dall’Arabia Saudita, con il 46%, e dagli Stati Uniti, con il 41%. Per le imprese messicane, l’Italia rappresenta addirittura la seconda destinazione europea più attrattiva dopo la Germania.

La survey di Deutsche Bank mostra inoltre come stia cambiando anche il ruolo industriale attribuito al Continente. Oggi soltanto il 19% delle aziende già presenti in Europa produce direttamente sul territorio, ma il 92% degli intervistati ritiene che nei prossimi tre-cinque anni l’area sarà importante per produzione, ricerca e sviluppo e stabilità delle catene di approvvigionamento. Per oltre la metà, il 51%, questo ruolo sarà “molto importante”.

Mercato Unico, fisco ed energia restano i principali ostacoli

La fiducia, però, non è incondizionata. Lo stesso studio individua nel funzionamento incompleto del Mercato Unico uno dei principali limiti europei. Il 43% degli intervistati considera le difficoltà nei rapporti transfrontalieri un freno significativo o molto significativo all’attrattività dell’area; un altro 42% ritiene che abbiano comunque un impatto.

Ci sono poi quattro terreni sui quali meno della metà delle aziende vede un vantaggio competitivo europeo: costo del lavoro, indicato dal 42%, regime fiscale al 44%, costo dell’energia e velocità delle autorizzazioni, entrambi al 47%. È qui che emerge il paradosso europeo: il Continente viene percepito dall’esterno come più interessante di quanto spesso racconti di sé stesso, ma continua a rendere più difficile del necessario trasformare quell’interesse in investimenti.

Sei aziende su dieci prevedono di espandersi in Europa

Il potenziale, almeno secondo Deutsche Bank, è consistente. Il 61% delle aziende già presenti in Europa prevede di ampliare le proprie attività nei prossimi cinque anni. Un ulteriore 33% degli intervistati non è ancora operativo nel Continente, ma sta pianificando o valutando attivamente un primo ingresso.

Per l’Italia, e più in generale per l’Europa, la questione è quindi meno quella di convincere il capitale internazionale della propria attrattività e più quella di non disperdere un vantaggio che sembra già esistere. Se investitori americani, mediorientali e asiatici guardano al Vecchio Continente come a un mercato di crescita, innovazione e resilienza, la sfida passa dalla capacità di semplificare l’accesso, accelerare le autorizzazioni, contenere i costi strutturali e rendere realmente integrato il mercato europeo.

Con una precisazione importante: la survey non fotografa l’intero universo delle aziende globali. Il campione comprende esclusivamente società extraeuropee che già operano o investono in Europa oppure che stanno considerando concretamente di farlo nei prossimi cinque anni. È quindi una fotografia di imprese già potenzialmente interessate al Continente. Ma proprio per questo misura qualcosa di utile: che cosa pensano dell’Europa coloro che devono decidere se impegnarvi nuovo capitale. E, almeno per ora, la risposta è decisamente più positiva di quanto suggerisca molta parte del dibattito europeo.

L’articolo L’Europa che non ti aspetti: per il 35% degli investitori è la regione più attrattiva al mondo è tratto da Forbes Italia.

Related articles