3 Agosto 2026

La startup italiana di questo under 30 vuole trasformare il real estate con l’intelligenza artificiale

Contenuto tratto dal numero di luglio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

A 28 anni Luca Parisi è una delle nuove voci dell’imprenditoria italiana che guarda all’innovazione come strumento per trasformare settori tradizionali. Dopo aver fondato e sviluppato Boostar, progetto che gli ha permesso di maturare esperienza nella costruzione e nella crescita di realtà tecnologiche, ha intrapreso una nuova sfida con Proppix, startup che punta a innovare il mondo del real estate attraverso l’integrazione di tecnologia, dati e intelligenza artificiale. In un mercato immobiliare che vale miliardi di euro ma che continua a essere caratterizzato da processi frammentati, da strumenti poco integrati e da una gestione spesso complessa delle informazioni, Proppix è nata per semplificare le attività operative e supportare decisioni più rapide e consapevoli.

Una visione che si inserisce in un contesto in cui la digitalizzazione sta ridefinendo il rapporto tra operatori, investitori e patrimonio immobiliare. In questa intervista approfondisce il percorso che lo ha portato a lanciare questa nuova iniziativa, a capire come l’intelligenza artificiale stia cambiando il settore immobiliare e a raccogliere la sua visione sul futuro dell’innovazione e dell’impresa italiana.

Quale problema ha individuato nel settore immobiliare?
La frammentazione. Oggi proprietari, investitori, gestori e professionisti lavorano spesso con informazioni distribuite su strumenti diversi che non comunicano tra loro. Questo genera inefficienze, rallenta le decisioni e limita la capacità di creare valore. In un mercato sempre più competitivo, la gestione delle informazioni è diventata tanto importante quanto la gestione degli asset.

È da questa analisi che è nata Proppix?
Esattamente. Proppix è nata per semplificare la gestione immobiliare e trasformare dati, attività operative e informazioni economiche in una visione unica e integrata. Crediamo che chi possiede o gestisce immobili debba poter prendere decisioni migliori, più velocemente e con maggiore consapevolezza.

Quanto conta oggi la tecnologia nella valorizzazione di un patrimonio immobiliare?
Conta sempre di più. Per anni il settore ha basato gran parte delle decisioni sull’esperienza e sull’intuizione. Oggi l’esperienza resta fondamentale, ma può essere supportata da strumenti capaci di fornire una lettura più precisa della realtà. La tecnologia non sostituisce la competenza: la amplifica.

Proppix è nata con una visione italiana o internazionale?
Ogni progetto tecnologico dovrebbe nascere con una mentalità internazionale. Il problema che stiamo affrontando non riguarda soltanto l’Italia. La frammentazione gestionale è una caratteristica comune a molti mercati immobiliari. Per questo stiamo costruendo una piattaforma pensata per essere scalabile fin dal primo giorno.

Che impatto avrà l’intelligenza artificiale sul real estate?
Credo che avrà un impatto enorme. Per anni il settore ha accumulato dati senza riuscire a trasformarli realmente in conoscenza operativa. L’IA permetterà di individuare inefficienze, prevedere scenari, supportare investimenti e automatizzare attività a basso valore aggiunto. È una rivoluzione che non riguarda il futuro. È già iniziata.

E quale sarà il ruolo dell’intelligenza artificiale in Proppix?
Per noi l’IA non è una funzionalità aggiuntiva, ma un elemento centrale della visione. Vogliamo costruire strumenti capaci di assistere operatori e investitori nelle decisioni quotidiane, rendendo accessibili informazioni che oggi richiedono tempo, esperienza e analisi complesse. L’obiettivo è trasformare la complessità in chiarezza.

Come vede il futuro dell’impresa italiana nei prossimi anni?
Credo che l’Italia abbia un enorme patrimonio di talento imprenditoriale. La sfida sarà imparare a pensare più in grande, investire di più in innovazione e costruire aziende capaci di competere su scala globale. Oggi il mercato non premia semplicemente chi lavora bene. Premia chi riesce a creare nuovi standard.

Se dovesse lasciare un messaggio a chi leggerà questa intervista, che cosa direbbe?
Credo che le opportunità più grandi nascano nei settori che tutti considerano immutabili. È lì che l’innovazione può generare il maggiore impatto. E c’è una convinzione che guida ogni progetto che costruisco: le aziende più importanti non risolvono problemi. Cambiano abitudini. È lì che stiamo andando.

Dove vede Proppix tra cinque anni?
Non penso molto a dove sarà Proppix. Penso a dove sarà il settore. Se riusciremo a influenzare il modo in cui milioni di persone gestiscono, acquistano, valorizzano e comprendono gli immobili, allora avremo fatto il nostro lavoro.

L’articolo La startup italiana di questo under 30 vuole trasformare il real estate con l’intelligenza artificiale è tratto da Forbes Italia.