3 Novembre 2026

Intesa-Mps, Carlo Messina rilancia: “Zero rischi di integrazione e 61 miliardi agli azionisti”

I risultati record di Intesa Sanpaolo “confermano la solidità del nostro modello di business” e la “nostra Offerta consente agli azionisti di Monte dei Paschi di Siena di entrare a far parte del principale gruppo bancario italiano e di uno dei principali gruppi bancari europei”.

Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, non ha nascosto la soddisfazione per i conti che la banca numero uno in Italia ha presentato martedì 3 novembre. Conti record che, a suo avviso, sono l’ulteriore prova del nove della validità della sua missione: prendere il controllo di Mps.

Così il manager nel commentare i risultati di bilancio, da cui è emerso “il miglior risultato netto di sempre, pari a 8,2 miliardi di euro” (riferimento all’utile netto) nei primi nove mesi del 2026. Non solo. Il ceo ha fatto notare che “il terzo trimestre, con un utile netto di oltre 2,6 miliardi, è stato il migliore terzo trimestre di sempre”. Livelli record anche per i ricavi, ai “massimi storici”.

Messina rilancia l’Opas su Mps

Tutte pietre miliari centrate, che hanno permesso all’istituto di rivedere al rialzo la guidance sull’utile netto del 2026 e che hanno portato Messina a rimarcare quanto il successo dell’Opas su Mps farebbe bene a tutti: “Siamo convinti della solidità del progetto industriale e del valore che potrà generare per gli azionisti, i dipendenti, i clienti e i territori”.

La platea dei beneficiari non si esaurisce tra l’altro qui, in quanto Messina ha rilanciato il messaggio secondo cui, se andasse in porto, l’Opas farebbe il bene di tutta l’Italia. L’offerta, ha precisato, “si fonda su una chiara logica industriale: rafforzare la capacità del Gruppo di valorizzare il risparmio delle famiglie, accompagnare le imprese italiane nei percorsi di crescita e internazionalizzazione e competere con maggiore forza in Europa, mantenendo un forte radicamento nei territori”.

Riguardo ai riflessi specifici su Intesa, Messina ha detto che la realizzazione del piano di conquista di Mps consentirebbe alla banca di anticipare di tre anni il raggiungimento degli obiettivi del Piano d’Impresa, con “zero rischi di integrazione”.

Il voto degli azionisti Mps e il futuro di Mediobanca

Messina è tornato a commentare anche la bocciatura del piano del ceo di Mps Luigi Lovaglio da parte dell’assemblea della banca senese. Un voto che, ha detto, oltre a rafforzare “la nostra fiducia nel successo della nostra operazione”, ha dimostrato “una profonda spaccatura tra gli azionisti (del Monte) e i manager della banca”. Ragione in più per rendere l’offerta di Intesa “l’opzione migliore per Mps, Mediobanca e (la stessa) Intesa Sanpaolo”.

E, a proposito di Piazzetta Cuccia: “Come ho detto in diverse occasioni, per noi Mediobanca ha molto valore, e anche le persone che lavorano in Mediobanca hanno molto valore. E quindi vogliamo continuare a investire in Mediobanca e nelle persone di Mediobanca”.

Certo, rimane l’ostacolo dell’Antitrust, che deve esprimersi ancora sull’Opas. Ma la decisione dell’autorità non preoccupa Messina, che ha detto di avere una “totale fiducia nell’istituzione”.

D’altronde, Intesa ha costruito l’operazione con un previo accordo con Unipol, che prevede la cessione alla compagnia assicurativa di 635 filiali circa di Mps. Se poi l’Antitrust chiedesse di più, Messina potrebbe tirar fuori un altro asso dalla manica: “Se si dovessero cedere ulteriori filiali, questo non avverrà con Unipol, ma troveremo un altro acquirente”.

Utili oltre 16 miliardi e 61 miliardi agli azionisti

Tra le novità emerse oggi anche le prospettive di una remunerazione più ricca per gli azionisti della nuova entità risultante dal successo della strategia di Messina: “Il nuovo Gruppo potrà conseguire un utile netto superiore a 16 miliardi di euro nel 2029, con distribuzioni complessive agli azionisti stimate in circa 61 miliardi di euro nel periodo 2025-2029”, ha detto il ceo, aggiungendo che la cifra si traduce in “11 miliardi in più” rispetto a quanto previsto dalla banca a febbraio, al momento della presentazione del suo piano.

Il contributo di Intesa all’Italia e le critiche agli extraprofitti

Tutto, nonostante l’apporto significativo che Intesa continua a dare all’Italia, e non ‘solo’ attraverso l’Opas su Mps. Messina è tornato a menzionare infatti il “contributo concreto” della banca al Paese, esplicitandolo con i numeri: “Nei primi nove mesi del 2026 il Gruppo ha generato 5,2 miliardi di euro di imposte e ha registrato un impatto di 900 milioni riconducibile agli effetti della Legge di Bilancio per il 2026, in base agli accordi triennali sottoscritti lo scorso anno, sostenendo al tempo stesso l’occupazione e il finanziamento di famiglie e imprese”.

Non solo. Il banchiere ha ricordato che “le banche, le compagnie assicurative e gli altri intermediari finanziari italiani detengono complessivamente quasi 780 miliardi di euro di titoli di Stato italiani”. Il ceo ha insomma rincarato la dose contro le richieste di nuovi contributi arrivate dal governo, lanciando un auspicio ben preciso: evitare “l’approccio populistico secondo cui prendere misure contro le banche può dare consenso elettorale”. E ha aggiunto: “Siamo l’unico settore al mondo ad avere gli extraprofitti al quadrato. È incredibile”.

L’articolo Intesa-Mps, Carlo Messina rilancia: “Zero rischi di integrazione e 61 miliardi agli azionisti” è tratto da Forbes Italia.