Contenuto tratto dal numero di giugno 2026 di Forbes Italia. Abbonati!
Produzione, distribuzione, ma soprattutto strategia e visione. Andrea Cristini, fondatore di Greenergy e ceo di vexuvo, ha le idee chiare sulla strada da percorrere e su come dare un contributo al futuro energetico dell’Italia.
Vent’anni di attività nelle rinnovabili e il sogno di un’energia indipendente, sicura e pulita per il nostro Paese. Come si è evoluto il vostro gruppo?
Quando abbiamo iniziato, il settore delle rinnovabili in Italia era ancora agli inizi. Greenergy è nata per contribuire alla transizione energetica con competenze tecniche, qualità progettuale e una visione industriale di lungo periodo. All’epoca si parlava molto meno di sostenibilità rispetto a oggi e il mercato era ancora frammentato, ma abbiamo creduto da subito nel potenziale del settore e nella necessità di accompagnare il Paese verso un modello più moderno e indipendente. Abbiamo iniziato dal segmento residenziale, per poi dedicarci al commerciale di piccole e medie dimensioni, fino ad arrivare ad alcuni tra i gruppi industriali più conosciuti a livello nazionale e internazionale. Nel tempo questo percorso si è evoluto anche con la nascita di vexuvo, l’Ipp (independent power producer) del gruppo, la società che si dedica alla produzione e alla vendita dell’energia. Con l’avvento di vexuvo, ora gestiamo l’intera catena del valore, un fatto che rappresenta un caso praticamente unico in Italia.
Quali sono i numeri dell’azienda?
Oggi ha circa 200 persone e sette sedi in tutta Italia. Ha in gestione la progettazione esecutiva e la costruzione di oltre 200 Mw e ha in sviluppo circa 4 Gw tra fotovoltaico e Bess (battery energy storage system). Il percorso di crescita di Greenergy è testimoniato anche dall’evoluzione dei ricavi, passati dai 21mila euro delle origini agli oltre 100 milioni previsti per il 2026. Anche vexuvo, in tre anni, ha costruito una pipeline di circa 3 GW e nel 2025 ha consolidato il proprio piano industriale, con la cessione di 1,5 GW di progetti storage e la piena autorizzazione di circa 200 MW di progetti agrivoltaici, cui si aggiungono importanti avanzamenti autorizzativi. È stata inoltre protagonista delle principali aste che hanno caratterizzato il mercato. Il 2026 vedrà la realizzazione dei primi impianti agrivoltaici. Numeri a parte, l’aspetto più interessante è che in questi anni abbiamo visto crescere non solo il mercato, ma anche la consapevolezza del ruolo dell’energia rinnovabile nella transizione e nelle possibilità di sviluppo che può generare.
Ora quali sono i vostri obiettivi?
Vogliamo continuare a crescere mantenendo una visione industriale di lungo periodo. Con Greenergy intendiamo rafforzare il ruolo di operatore integrato nel settore delle rinnovabili, aumentando la capacità installata e consolidando attività come epc (engineering, procurement and construction), ingegneria e manutenzione. Con vexuvo stiamo accelerando sullo sviluppo dell’agrivoltaico e dei sistemi di accumulo energetico, che saranno decisivi per garantire stabilità alla rete e indipendenza al Paese in un momento fondamentale per la sicurezza energetica nazionale. Nei prossimi anni cercheremo di contribuire sempre di più alla costruzione di un modello energetico sostenibile, innovativo e indipendente, investendo in tecnologia, competenze e valorizzazione del territorio. Oggi la vera sfida non è solo produrre energia rinnovabile, ma farlo in modo efficiente, integrato e capace di generare valore duraturo per le comunità e per il sistema Paese.
La crisi in Medio Oriente sottolinea ancora una volta l’esigenza di una visione strategica sulle rinnovabili. Questo Paese ha fatto il possibile in questo senso? Che cosa si può fare meglio?
Negli ultimi anni l’Italia ha compiuto passi avanti importanti, ma credo serva ancora una visione più strutturata e di lungo periodo. Le crisi geopolitiche dimostrano quanto sia rischioso dipendere dall’estero per l’energia. L’Italia ha competenze, territorio e capacità imprenditoriali per diventare un riferimento europeo nella transizione energetica. È fondamentale, però, creare condizioni normative e burocratiche che consentano alle imprese di pianificare investimenti nel lungo periodo senza continui cambiamenti di scenario. È importante che in questa fase si compia un atto di responsabilità. Investire nelle rinnovabili significa agire con attenzione all’ambiente e al paesaggio, che rappresenta una delle principali fonti di ricchezza e identità per l’Italia.
L’intelligenza artificiale è rilevante anche nello sviluppo delle rinnovabili?
Lo è, e si tratta di un’evoluzione naturale. Per me è una prospettiva interessante perché ci darà nuove opportunità: nella ricerca scientifica, nelle opportunità di filiere sempre più integrate e nei nuovi ‘green jobs’. Penso, ad esempio, alla capacità di analizzare enormi quantità di dati per migliorare la produzione degli impianti, prevedere consumi, ottimizzare la manutenzione o gestire in modo più efficiente i sistemi di accumulo e la rete locale e nazionale. Nel caso delle rinnovabili, in cui la produzione dipende da variabili naturali come sole e vento, la capacità predittiva dell’IA può fare una grande differenza. Credo però che la tecnologia debba sempre restare uno strumento al servizio delle persone e della qualità progettuale, non un fine in sé.
C’è un progetto che per lei è molto personale e riguarda il Casino del Duca. In cosa consiste?
Il Casino del Duca è un’antica masseria fortificata a San Basilio, tra Castellaneta e Mottola, nel Tarantino. Rappresenta la mia idea di impresa e di responsabilità verso il territorio. È un luogo che conosco da sempre, perché sono nato e cresciuto a Castellaneta, e fin da bambino quel maniero abbandonato era per me e per molti del nostro territorio il luogo dell’immaginazione, dell’avventura e del mistero. Crescendo, ho iniziato a comprenderne il valore storico: un edificio che attraversa secoli di storia, legato alla famiglia Caracciolo, ai monaci basiliani e persino alla Seconda guerra mondiale. Oggi sento il dovere di proteggerlo dal degrado e restituirgli una nuova vita. È un intervento che unisce identità, memoria e visione futura. L’Italia ha un patrimonio straordinario, che troppo spesso rischia di andare perduto: recuperare luoghi come il Casino del Duca significa non solo conservare il passato, ma creare nuove economie e rafforzare il legame tra comunità e territorio, pensare al futuro partendo dalle fondamenta della storia.
L’articolo Greenergy e vexuvo, la strategia di Andrea Cristini per l’energia del futuro è tratto da Forbes Italia.