Contenuto tratto dal numero di aprile 2026 di Forbes Italia. Abbonati!
Figli di Hera, a caccia di Apophis. L’onomastica astronomica e quella dell’esplorazione nello spazio profondo attingono in abbondanza dalla mitologia e dalla storia antica. Ci si prepari, dunque, al decollo di Ramses, la sonda dell’Agenzia spaziale europea (in collaborazione con quella giapponese, la Jaxa) che partirà per cogliere un’occasione irripetibile: studiare da vicino l’asteroide Apophis, nell’antico Egitto nome di un dio-serpente nemico di Ra, il Sole. Non è un caso: Apophis, il sasso celeste, aveva destato non poca preoccupazione quando sembrava potesse centrare la Terra. Non accadrà, non nel breve almeno; ma transiterà così vicino al nostro pianeta da offrire una possibilità rara alle indagini scientifiche. Alla guida di Ramses, con il supporto dell’Agenzia spaziale italiana, ci sarà Ohb Italia, insieme con un’altra eccellenza del made in Italy: Tyvak International. Due aziende che sono già state protagoniste di un’altra avventura nel Sistema solare: la missione Hera.
“Apophis ha le dimensioni di una nave da crociera: 375 metri di lunghezza. Possono sembrare pochi, ma nel caso di un impatto sulla Terra le conseguenze sarebbero gravi”, spiega Roberto Aceti, amministratore delegato di Ohb Italia. “Asteroidi come Apophis arrivano così vicino al nostro pianeta ogni cinque-diecimila anni, e questo fa del loro passaggio un’occasione da non perdere per studiarli. La nostra generazione è la prima nella storia dell’umanità che può fare qualcosa per contrastare questa minaccia”.
L’affare Apophis
I calcoli sulla sua traiettoria si sono fatti via via più certi: l’appuntamento sarà il 13 aprile del 2029, quando Apophis sfreccerà a circa 30mila chilometri dalla Terra, cioè a circa un decimo della distanza dalla Luna e più vicino dei satelliti geostazionari. Fra le missioni architettate per sfruttare la visita ravvicinata, Ramses sarà lanciata nella primavera del 2028. Il primo contratto, da 63 milioni di euro, firmato come capocommessa da Ohb, risale all’ottobre 2024: “Per gli standard di missioni di questa complessità, tre anni e mezzo sono un tempo ridottissimo”, aggiunge Aceti. Giusto qualche giorno prima era decollata Hera, un’altra missione di difesa planetaria diretta verso l’asteroide Didymos. Tempistica non casuale: “Per noi è possibile realizzare Ramses in questi tempi ridotti proprio perché abbiamo riutilizzato le competenze maturate dalla responsabilità di alto livello che abbiamo avuto in Hera, realizzata da Ohb Systems in Germania”.
Terminata la critical design review, a febbraio 2026 Ohb Italia ha siglato un nuovo contratto da 81,2 milioni per iniziare la costruzione. I principali sottocontraenti sono Ohb System in Germania, che si occupa della struttura, e la spagnola Gmv per il sistema di guida. Manovrare nello spazio profondo non è cosa banale. Rispetto a una missione in orbita terrestre, spiega Aceti, è come paragonare “una navigazione da diporto, con la costa sempre in vista, a un attraversamento oceanico: servono sensori di navigazione e camere ottiche in grado di riconoscere Apophis e orientare il satellite nella direzione corretta. E un sistema propulsivo potente, che sarà realizzato da ArianeGroup”, per virare tempestivamente su Apophis mentre si avvicina ad alta velocità.
Ramses avrà camere ottiche, iper e multispettrali, laser lidar, per un’analisi completa del corpo celeste e delle sue caratteristiche: “Si avvicinerà fino a un chilometro dall’asteroide e produrrà mappe dettagliate, con una risoluzione di dieci centimetri”, ricorda il ceo. “Misurerà la presenza di polveri, la massa, la densità e i cambiamenti di forma: ci si aspetta che la gravità terrestre lo deformi e che la sua orbita si modifichi”. È forse l’aspetto più importante per sapere se, in un prossimo passaggio, potrebbe impattare con la Terra.
L’integrazione del satellite, un cubo di due metri di lato per 1.200 chilogrammi, avverrà a Milano, nello stabilimento di Ohb. Quindi si passerà in Olanda, per i test, prima di spedirlo in Giappone, da dove Ramses sarà lanciata. Ohb avrà la responsabilità di coordinare “una ventina di aziende e 400 ingegneri in tutta Europa”, sottolinea l’amministratore delegato. “Portiamo un know how di integratore, cioè di chi definisce le interfacce di tutte le unità”. Altre due piccole realtà spaziali italiane sono coinvolte per tecnologie ottiche e remote sensing, entrambe campane: Cosine e Tsd Space.
L’eredità di Hera non si ferma qui: anche Ramses porterà con sé due cubesat, che rilascerà per andare in avanscoperta a compiere altre indagini cruciali. Uno è spagnolo, costruito da Emxys: studierà la geologia di Apophis e proverà a scendere sulla sua superficie. L’altro è Farinella, battezzato in omaggio al planetologo italiano Paolo Farinella. A fornirlo sarà la torinese Tyvak International, che per Hera aveva realizzato il cubesat Milani: “La piattaforma e l’avionica di bordo saranno pressoché le stesse”, afferma Margherita Cardi, vice presidente dei programmi e del business development di Tyvak. “Questa volta lo strumento principale sarà un radar per analizzare la struttura interna dell’asteroide prima, durante e dopo il passaggio, e per indagare gli effetti dell’interazione con la gravità terrestre”.
Anche nel caso di Tyvak (che ha firmato due contratti per un totale di 13 milioni), forte della collaborazione con il Politecnico di Milano e l’Inaf, l’esperienza maturata con Hera è fondamentale. Con un’interessante sovrapposizione di eventi: “Visto il poco tempo a disposizione, è stato necessario puntare su ciò che avevamo già fatto”, racconta Cardi. “Hera rilascerà Milani nel gennaio 2027, avremo l’opportunità di vedere come si comporta proprio mentre staremo lavorando a Farinella, ed eventualmente correggere in corsa alcuni dettagli”.
L’occasione sarà preziosa, dunque, anche per la possibilità di ‘replicare’ alcune tecnologie, un paradigma che sta dando vigore alla space economy, soprattutto in orbita bassa, con satelliti prodotti in serie. Beninteso, le missioni nello spazio profondo necessitano comunque di design dedicati, ma le cose stanno cambiando: “Stiamo andando verso un’industrializzazione forte e penso sia una necessità”, conclude Aceti. “In futuro si potrà pensare di creare un’infrastruttura in grado di raggiungere periodicamente Marte a costi ridotti. Si potrà ipotizzare un ‘remake’ di Ramses: la prima volta fatto in tre anni e mezzo, per la seconda e le successive servirà molto meno tempo e senza investire miliardi”.
L’articolo Difesa planetaria: l’Italia vola verso l’asteroide Apophis è tratto da Forbes Italia.