di PNA
La seconda stagione del risiko bancario che ha preso il via a Piazza Affari rischia di finire ostaggio del terremoto che sta scuotendo Delfin, la cassaforte della famiglia Del Vecchio, uno dei principali pilastri del capitalismo familiare italiano. Lacerata da mesi dalle tensioni tra gli eredi di Leonardo Del Vecchio, la holding sta attraversando una fase di profondo riassetto, segnata soprattutto dalle iniziative di Leonardo Maria Del Vecchio, quartogenito del fondatore di Luxottica, oggi EssilorLuxottica.
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Le partecipazioni strategiche di Delfin
Il punto è che il futuro di Delfin travalica i confini della dinastia familiare: oltre a essere il principale azionista di EssilorLuxottica con il 32,42%, la holding detiene partecipazioni strategiche nella finanza italiana: il 17,53% di Mps, di cui è primo azionista, il 10,15% di Generali e circa il 2,7% di UniCredit.
L’influenza di Delfin nel destino delle banche è, dunque, determinante. Oggi, ancora di più, viste le manovre di m&a promosse da due tra i principali attori del credito italiano: Intesa SanPaolo e Mps.
L’opas di Intesa e le contromosse di Mps
Intesa ha annunciato lo scorso 8 giugno un’opas da 30,6 miliardi sul Monte dei Paschi di Siena, “per creare un nuovo campione bancario” mentre Mps, nel tentativo di sfuggire alle mire di Ca’ de Sass, ha lanciato due Ops: una su Banco Generali e l’altra su Banco Bpm.
Due grandi partite di risiko bancario, dunque, nelle quali Delfin, in quanto primo azionista di Mps e azionista anche di Generali, potrebbe avere un ruolo decisivo.
Lo scontro tra Leonardo Maria Del Vecchio e la governance di Delfin
Il problema è che la grande incognita riguarda proprio la strategia che la holding deciderà di adottare, in un momento in cui lo scontro tra Leonardo Maria Del Vecchio e il board di Delfin si è trasformato in una vera e propria guerra di nervi. La frattura è emersa lo scorso 26 giugno, quando il cda ha respinto a maggioranza la richiesta di Del Vecchio di una lettera di patronage a sostegno del finanziamento da circa 11 miliardi, necessario per acquistare le partecipazioni dei fratelli Luca e Paola e salire al 37,5% della holding.
Da lì, la tensione si è esplosa: Del Vecchio ha disertato l’assemblea di Delfin convocata per l’approvazione del bilancio, denunciando “gravi criticità irrisolte” e, alla fine di agosto ha lasciato gli incarichi di presidente di Ray-Ban e chief strategy officer di EssilorLuxottica, criticando la gestione del ceo Francesco Milleri, che è anche presidente di Delfin.
Lo scorso 29 agosto Leonardo Maria Del Vecchio ha chiesto inoltre ai revisori dei conti della holding, Fabio Scoyni e Lara Forte, di avviare verifiche su alcune criticità riscontrate nella gestione del cda.
Lo snodo del 29 ottobre
Tutto, mentre si avvicina l’appuntamento del prossimo 29 ottobre, quando Delfin dovrà esprimersi nel corso dell’assemblea straordinaria del Monte dei Paschi, chiamata ad autorizzare le due ops lanciate dalla banca. La posizione che assumerà Delfin sarà cruciale per gli equilibri del voto e, di conseguenza, per la strategia del ceo di Mps Luigi Lovaglio di trasformare l’istituto senese nel perno di un nuovo polo bancario italiano.
Ma il ruolo di Delfin sarà fondamentale anche per l’esito dell’opas di Intesa Sanpaolo su Mps. Se l’operazione orchestrata da Carlo Messina andasse a buon fine, la cassaforte della famiglia Del Vecchio si ritroverebbe con una partecipazione stimata al 3-4% nella prima banca italiana.
Anche per questo, le decisioni di Delfin non possono prescindere da una governance compatta, sia per il futuro della holding, che per i dossier che stanno tenendo con il fiato sospeso Piazza Affari.
Divergenze strategiche tra gli eredi e il piano su EssilorLuxottica
A rendere più complicato il quadro è il progetto dell’azionista di Delfin Rocco Basilico che, con una quota del 12,5%, si muove in una direzione diversa rispetto a quella indicata dal fratellastro Leonardo Maria Del Vecchio. Basilico ha proposto infatti di preservare integralmente la partecipazione di Delfin in EssilorLuxottica e di cedere le quote detenute in Mps, Generali e UniCredit, utilizzando l’incasso per finanziare il riacquisto delle quote degli azionisti intenzionati a uscire dal capitale.
Un’idea che Leonardo Maria Del Vecchio ha bocciato in toto, sostenendo che uno scenario del genere comprometterebbe l’eredità lasciata dal padre. E una scelta che stravolgerebbe inevitabilmente l’azionariato di Mps.
Proprio ieri, parlando a margine del forum di Cernobbio, Del Vecchio si è così espresso sui vari dossier di Borsa: “Credo che tutti i soci di Delfin ragioneranno per identificare la migliore offerta economica e la migliore prospettiva per il futuro. Senza tralasciare la doverosa attenzione al sistema-Paese Italia”. Le dichiarazioni si sono concentrate tuttavia soprattutto sul destino di Essilux: “Le banche sono un investimento finanziario. L’investimento industriale che è da proteggere è EssilorLuxottica. Ad oggi perde il 50%, riportiamola a 300 euro”.
Forse mai come ora i destini di Delfin e delle principali partite del risiko bancario italiano sono stati così intrecciati.
L’articolo Del Vecchio contro Del Vecchio: così la battaglia per Delfin scuote il risiko bancario è tratto da Forbes Italia.