8 Luglio 2026

Cosa fare a Yerevan: 8 esperienze tra lusso e mixology

Yerevan ha l’aspetto di una città sospesa in un futuro parallelo. Appena fuori dal centro urbano domina il profilo del monte Ararat, che si staglia come una presenza solenne sopra una corona di montagne verdi. Attorno, il paesaggio è costellato di antiche chiese ricche di storia e da una natura che sembra scolpita da un genio ribelle, come nel caso delle spettacolari geometrie delle Stone Symphony.

All’interno della città edifici sovietici brutalisti si alternano a delle sculture magnificenti da grande impero coloniale, come la scalinata più famosa della capitale, Cascade Complex. Ma il tocco che scombina ulteriormente le carte è l’estrema gentilezza del popolo armeno, così ancorato alle tradizioni, al rispetto, all’orgoglio, alla propria dignità. Che si commuove di fronte a un tappeto antico intrecciato a meno ma che sarebbe pronto a toglierlo dal piedistallo di un museo per avvolgere uno straniero tremante di freddo.

Futuro e passato si intrecciano senza volersi toccare, quasi a spartirsi parti diverse della città. Forse i punti di contatto di queste rette parallele si trovano solo nei nuovi ristoranti e nei bar di tendenza: creati per una metropoli ma ricchi di tradizione al cuore (o meglio alla carta), aperti ai prodotti internazionali ma conservando gelosamente, e promuovendo incessantemente, le coltivazioni locali. A partire dal vino, che è nato qui.

Tra le strade in pietra rosa, la celebre “city of stones”, il suono malinconico del duduk, il flauto nazionale riconosciuto dall’Unesco, accompagna un itinerario tra cocktail bar e ristoranti che stanno ridefinendo l’identità gastronomica del Paese. E che un armeno/italiano, Gegam Kazarian, sta portando in auge con Yerevan Cocktail Week, un appuntamento che racconta una scena mixology in piena evoluzione e che diventa il pretesto ideale per scoprire una città dove gastronomia, vino e cultura convivono da millenni, dal 3 al 7 maggio 2027.

Camilla, la fusion tra Ny e l’Armenia

Camilla è uno degli indirizzi più interessanti della nuova scena gastronomica di Yerevan. Affacciato sulla vivace Pushkin Street, il locale unisce l’energia dei cocktail bar newyorkesi all’eleganza dell’ospitalità italiana, con un ambiente di design, una curata carta di signature cocktail e una cucina pensata per accompagnare il bere miscelato. Frequentato da creativi, professionisti e viaggiatori, rappresenta una delle tappe ideali per scoprire il volto più contemporaneo della capitale armena.

Il pub dove il barman canta

Il Beatles Pub è uno dei locali storici della vita notturna di Yerevan e un punto di ritrovo per chi ama musica dal vivo, birre artigianali e cocktail in un’atmosfera informale. Ispirato all’immaginario della celebre band di Liverpool, il pub è caratterizzato da arredi vintage, memorabilia musicali e un calendario di concerti che spazia dal rock al blues fino alle band locali. E l’head barman, un tenore, spesso si improvvisa in pezzi famosi mentre fa ballare anche i grandi lampadari sui soffitti, un’attrazione da non perdere. Più che un semplice cocktail bar, è un luogo dove vivere la dimensione più autentica e conviviale della capitale armena, frequentato da residenti, studenti e viaggiatori alla ricerca di una serata dal sapore internazionale.

Alco – La winery urbana a un passo da Yerevan

Alco non è una cantina in mezzo ai vigneti, ma una vera e propria urban winery poco fuori Yerevan: un posto che ribalta l’idea classica di degustazione e la porta direttamente in città (o quasi). È una piccola gita perfetta quando vuoi uscire dal ritmo dei cocktail bar e scoprire un’altra faccia dell’Armenia, quella legata al vino e alle sue storie antichissime. Qui il percorso è semplice ma molto coinvolgente: si entra negli spazi di produzione, si scopre come nascono i vini armeni tra tecniche tradizionali e approcci più moderni, e si finisce inevitabilmente al momento migliore: la degustazione. Calici di varietà locali come Rkatsiteli o Areni Noir vengono spesso accompagnati da assaggi tipici (formaggi, frutta secca, marmellate), che rendono tutto più conviviale e “armeno” nel senso più autentico possibile.

Pablo – Il cocktail bar dove il design incontra la mixology

Pablo è un locale contemporaneo che unisce design ricercato, atmosfera rilassata e una miscelazione di alto livello. Gli interni, eleganti ma informali, fanno da cornice a una proposta di cocktail creativi che valorizza ingredienti locali e tecniche moderne, mentre il bancone è il vero cuore del locale, dove ogni drink viene preparato con precisione e personalità, direttamente davanti agli occhi dei clienti. Frequentato da una clientela cosmopolita, tra creativi, professionisti e appassionati di mixology, Pablo rappresenta il volto più internazionale della capitale armena: un luogo dove fermarsi per un aperitivo che facilmente si trasforma in una lunga serata, accompagnata da buona musica e da un’accoglienza che fa sentire subito parte della città.

Blue Gold – Il cocktail bar da cui non tornare più a casa

Blue Gold è uno dei locali più originali di Yerevan, capace di unire una mixology contemporanea a un’atmosfera elegante ma piena di energia. Il bancone è un vero palcoscenico, dove i bartender sperimentano con ingredienti locali, distillati internazionali e presentazioni scenografiche, creando cocktail che incuriosiscono già al primo sguardo. L’ambiente, dal design moderno e dalle luci soffuse, cambia volto nel corso della serata: perfetto per un aperitivo rilassato, si anima con musica, conversazioni e un pubblico cosmopolita che riflette la vivacità della capitale armena. È uno di quei posti dove si entra per un drink e si finisce per restare molto più a lungo del previsto, lasciandosi conquistare dall’energia della notte di Yerevan.

6) Gustav – Eleganza nordica nel cuore di Yerevan
Gustav è uno di quei cocktail bar che colpiscono subito per il loro equilibrio tra minimalismo e calore, con un’estetica quasi nordica che si inserisce in modo sorprendente nella vivace scena notturna di Yerevan. Dietro il bancone, la mixology è precisa e pulita: cocktail essenziali nella forma ma ricchi di dettagli, spesso giocati su ingredienti stagionali e accostamenti non scontati. L’atmosfera è rilassata ma curata, tra luci morbide, design essenziale e una clientela che si muove tra professionisti, creativi e curiosi in cerca di qualcosa di diverso dal solito. Gustav è il classico posto che non alza mai la voce, ma proprio per questo resta in testa: discreto, elegante e con quella sicurezza tranquilla dei locali che sanno esattamente cosa stanno facendo.

Una gita imperdibile a Garni

A poco più di un’ora da Yerevan, la città inizia lentamente a dissolversi nel paesaggio: il traffico si dirada, i palazzi lasciano spazio a colline aride e canyon scolpiti dal vento, e la strada comincia a seguire un ritmo più antico. È qui che si arriva al Tempio di Garni, uno dei luoghi più iconici dell’Armenia, spesso chiamato “il tempio degli antichi”, unico esempio rimasto di architettura greco-romana nel Paese.

La prima apparizione è quasi teatrale: il tempio emerge su un altopiano, perfettamente geometrico, sorretto da colonne ioniche che sembrano sospese tra cielo e profondità della gola sottostante. Il silenzio è parte dell’esperienza, rotto solo dal vento che attraversa il canyon di Garni, con le sue formazioni basaltiche a canne d’organo che scendono verso il fiume Azat. Lo spunto in più? Fermarsi a mangiare un pane tipico armeno nei dintorni: così sacro per il popolo che vi si usava avvolgere i neonati.

Il canto dentro il tempio più antico

Poco distante, il viaggio spesso prosegue verso il monastero di Geghard, e qui il paesaggio cambia ancora una volta, quasi senza preavviso. La strada si stringe tra pareti di roccia e gole profonde, mentre il verde si fa più raro e la pietra prende il sopravvento. Geghard appare come un luogo nascosto, più che raggiunto: una parte è scavata direttamente nella montagna, come se la fede stessa avesse scelto di diventare architettura sotterranea. Entrando nel complesso, l’atmosfera si fa immediatamente più raccolta.

La luce filtra con fatica nelle navate ricavate nella roccia, creando giochi di ombre che rendono ogni passo più lento, quasi meditativo. L’aria è fresca, umida, e il silenzio ha un peso diverso rispetto a Garni: qui tutto sembra più intimo, più profondo, come se il tempo avesse deciso di rallentare ancora un po’.

Le pareti portano incisioni antiche, croci scolpite nella pietra e tracce di pellegrinaggi secolari. A tratti si sente il suono dell’acqua che scorre nel canyon poco distante, ricordando che anche questo luogo, così sospeso, è ancora profondamente vivo. E proprio qui l’esperienza di vero lusso, perché non si può comprare ma solo sperare di essere fortunati: sentire delle voci angeliche cantare in armeno all’interno della chiesa. Non è usuale, ma l’atmosfera è suggestiva e soprattutto rara.

L’articolo Cosa fare a Yerevan: 8 esperienze tra lusso e mixology è tratto da Forbes Italia.