28 Luglio 2026

Un dipendente di Nvidia fermato a Taiwan nell’inchiesta sul presunto contrabbando di chip IA verso la Cina

I procuratori di Taiwan hanno fermato un dipendente di Nvidia nell’ambito di un’indagine sul presunto contrabbando di server per l’intelligenza artificiale destinati alla Cina, alimentati da chip avanzati Nvidia in violazione dei controlli alle esportazioni imposti dagli Stati Uniti, secondo quanto riportato martedì da diverse testate.

Fatti principali

In una nota diffusa martedì, l’Ufficio della Procura Distrettuale di Keelung ha identificato il sospettato con il cognome Chang, precisando che è stato convocato per essere interrogato dopo che gli investigatori avevano perquisito la sua abitazione e il suo luogo di lavoro la scorsa settimana.
Il comunicato non cita il nome del datore di lavoro di Chang, ma Bloomberg e Reuters riferiscono che si tratta di un dipendente di Nvidia e che la perquisizione ha interessato l’ufficio di Taipei del produttore di chip.
La procura ha aggiunto che, al termine dell’interrogatorio, gli investigatori hanno ritenuto sussistesse un “forte sospetto di attività criminale”. Chang è stato quindi posto in stato di fermo per il rischio di fuga, di distruzione delle prove o di collusione con eventuali complici.
Il comunicato non accusa Nvidia né altre aziende di aver commesso illeciti, ma afferma che il dipendente fermato è sospettato di diversi reati, tra cui la falsificazione di documenti.
Forbes ha contattato Nvidia per ottenere un commento.
Nell’ambito della stessa indagine, le autorità taiwanesi avevano già fermato diverse persone tra maggio e giugno, tra cui dipendenti del produttore di server Super Micro, il cui cofondatore era stato arrestato e incriminato all’inizio dell’anno dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti in un procedimento collegato.

Cosa sappiamo sul caso Super Micro

A marzo, il Dipartimento di Giustizia statunitense (Doj) ha annunciato di aver incriminato tre persone, tra cui il cofondatore di Super Micro, Yih-Shyan “Wally” Liaw, con l’accusa di violazione delle norme statunitensi sul controllo delle esportazioni, cospirazione finalizzata al contrabbando di merci dagli Stati Uniti e cospirazione per frodare il governo americano.

Secondo il DOJ, i tre avrebbero organizzato il trasferimento illecito in Cina di server avanzati assemblati negli Stati Uniti e dotati di sofisticati chip americani per l’intelligenza artificiale. Liaw, cittadino statunitense, è stato uno dei due arrestati. I procuratori sostengono che i tre abbiano venduto alla Cina, attraverso una società del Sud-Est asiatico, server equipaggiati con i più avanzati chip IA di Nvidia, soggetti ai controlli sulle esportazioni. Il presunto schema di contrabbando avrebbe generato 2,5 miliardi di dollari di ricavi per Super Micro.

L’azienda ha precisato di non figurare tra gli imputati del procedimento e ha dichiarato che le presunte azioni dei tre individui violavano le proprie politiche interne e procedure di conformità. Ha inoltre comunicato di aver sospeso in via amministrativa Liaw e un altro dipendente, interrompendo anche i rapporti con il collaboratore esterno coinvolto nell’inchiesta.

Il commento di Nvidia

In una dichiarazione condivisa con Bloomberg, un portavoce di Nvidia, rimasto anonimo, ha affermato che il contrabbando è “fuori discussione” per l’azienda. Ha inoltre spiegato che Nvidia vende i propri prodotti esclusivamente a partner consolidati, proprio per garantire il rispetto delle norme sui controlli alle esportazioni.

Il portavoce ha infine sottolineato che eventuali chip deviati dai canali autorizzati non riceverebbero assistenza, supporto tecnico né aggiornamenti da parte dell’azienda.

L’articolo Un dipendente di Nvidia fermato a Taiwan nell’inchiesta sul presunto contrabbando di chip IA verso la Cina è tratto da Forbes Italia.