3 Agosto 2026

Perché il miliardario Ernesto Bertarelli investe nella musica classica

Chi ha costruito una fortuna da 11,5 miliardi di dollari sa che esistono investimenti che producono risultati immediati e altri che richiedono una generazione. Ernesto Bertarelli, 274esima persona più ricca del pianeta secondo la classifica in tempo reale di Forbes, ha costruito il proprio patrimonio trasformando Serono in uno dei leader mondiali delle biotecnologie e oggi guida B-Flexion, la holding d’investimento della famiglia. La stessa visione di lungo periodo la applica anche alla cultura, che considera non una spesa ma un investimento nel capitale umano.

È da questa convinzione che nasce il sostegno della Fondazione Bertarelli ad Amiata Music, il festival musicale fondato nel 2005 dal pianista Maurizio Baglini ma che quest’anno apre un nuovo capitolo con la direzione artistica di Nicholas Chalmers. Ne abbiamo parlato con Ernesto Bertarelli.

Perché un imprenditore che ha costruito il proprio successo nei mercati globali sceglie di investire nella musica classica?

Ho trascorso gran parte della mia carriera investendo nelle aziende, e una delle cose che l’attività d’investimento ti insegna è l’importanza di adottare una visione di lungo termine. Alcuni investimenti generano rendimenti finanziari; altri generano ritorni sociali, educativi o culturali che sono più difficili da misurare, ma non per questo meno preziosi. La cultura è un investimento nelle persone, nelle comunità e nelle generazioni future. Un ambiente culturale vivace stimola la creatività, rafforza i legami sociali e contribuisce all’identità di un luogo. Può anche sostenere l’istruzione, il turismo e le attività economiche”. Spiega che con il Forum Fondazione Bertarelli “ci siamo proposti di creare qualcosa che portasse esperienze artistiche di livello mondiale in Toscana, creando al contempo opportunità per le comunità locali e per i giovani. Nel corso degli anni, decine di migliaia di persone hanno assistito a concerti, spettacoli ed eventi formativi. Quando i progetti culturali vengono realizzati con una prospettiva così ampia, creano un valore che va ben oltre la sala da concerto e che permane, anche dopo l’ultimo applauso.

Le sue parole richiamano un tema caro al mondo del management: il rendimento di un investimento non coincide sempre con il conto economico. Esiste un capitale meno immediatamente misurabile – competenze, relazioni, creatività – che produce valore nel tempo. A proposito: che cosa può insegnare un direttore d’orchestra a un amministratore delegato?

Un direttore d’orchestra da solo sul palco non può produrre una singola nota. Per creare la musica, deve affidarsi a un’orchestra di musicisti altamente qualificati, uniti dal comune impegno di dare vita a un brano. Per molti versi, questo non è poi così diverso dal guidare un’azienda. Puoi avere un’ottima strategia o una visione chiara, ma senza persone di talento che ci credono e lavorano insieme per un obiettivo comune, è impossibile raggiungere un successo duraturo”. Senza contare che c’è anche qualcosa di inspirante nella disciplina dei musicisti; “dietro ogni esibizione ci sono innumerevoli ore di pratica, spesso ripetute giorno dopo giorno, anno dopo anno. L’eccellenza non si raggiunge mai dall’oggi al domani. Si vede lo stesso impegno negli atleti di alto livello e nei velisti. Il successo raramente deriva dal solo talento; nasce dalla dedizione, dalla preparazione e dalla volontà di continuare a migliorarsi anche quando nessuno sta guardando… o ascoltando.

La metafora dell’orchestra porta naturalmente al tema della formazione. Quest’anno Amiata Music ha deciso di investire ancora di più sui giovani, affiancando ai concerti masterclass e percorsi educativi con artisti come Joyce DiDonato e Alice Sara Ott..

Sostenere l’istruzione è sempre stato un obiettivo centrale della Fondazione Bertarelli, sia che si tratti di lavorare con gli studenti della Harvard Business School, con i neuroscienziati dell’Epfl o con i giovani che scoprono la potenza della musica. I giovani rappresentano il nostro futuro e considero un vero privilegio aiutarli a far progredire la loro formazione e a realizzare il loro potenziale. Di recente ho avuto la fortuna di ascoltare l’esibizione del Trio Concept al Forum Bertarelli. Ascoltare giovani musicisti esibirsi a un livello così alto, con un tale talento e una simile dedizione, è qualcosa di profondamente impressionante e incredibilmente emozionante. Ci ricorda ciò che si può ottenere quando ai giovani vengono offerte le opportunità per sviluppare le proprie capacità e inseguire le proprie ambizioni. Ad Amiata Music, la formazione non è semplicemente un’attività che si affianca al programma artistico, ma è parte integrante dello scopo stesso del festival. Stiamo creando opportunità affinché i giovani possano imparare direttamente da artisti d’eccezione come Joyce DiDonato e Alice Sara Ott, confrontarsi con la musica ai massimi livelli e lasciarsi ispirare dal loro talento, dalla loro dedizione e dalla loro creatività. Non tutti i partecipanti diventeranno musicisti professionisti, ma tutti potranno trarre beneficio dalle competenze, dalle esperienze e dalla sicurezza in sé stessi che la musica aiuta a sviluppare. Ecco perché vedo l’educazione musicale come un investimento nel futuro, e non solo nella cultura.

Quello della musica classica è un settore che continua a produrre eccellenza, ma che deve confrontarsi con un pubblico in decrescita. Cosa fare per contenere il problema?

Sono convinto che il problema non risieda nella musica classica in sé. I grandi capolavori sono sopravvissuti per secoli perché continuano a toccare qualcosa di fondamentale dell’esperienza umana. La vera sfida è assicurarsi che le persone abbiano l’opportunità di viverli in prima persona. Viviamo in un’epoca in cui ci sono più modi che mai per occupare il nostro tempo, e le organizzazioni culturali devono impegnarsi di più per coinvolgere il pubblico e dimostrare la propria rilevanza. Ciò richiede un’eccellente comunicazione, ma anche la creazione di esperienze che siano accoglienti, stimolanti e accessibili. Non credo che la soluzione risieda nell’abbassare il livello artistico. Al contrario, l’eccellenza deve rimanere al centro di ciò che facciamo. La vera opportunità sta nel presentare tale eccellenza in modi capaci di coinvolgere un pubblico nuovo e di farlo sentire parte integrante dell’esperienza. È una delle ragioni per cui Amiata Music è così importante per me. Siamo in grado di portare in Toscana artisti di fama internazionale come Joyce DiDonato, investendo al contempo nella formazione e creando opportunità di avvicinamento alla musica per i giovani. Gli studenti di oggi sono il pubblico di domani. Se investiamo nei giovani con lo stesso impegno con cui investiamo negli artisti, il futuro della musica classica verrà da sé.

L’articolo Perché il miliardario Ernesto Bertarelli investe nella musica classica è tratto da Forbes Italia.