Per le Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 la sfida non è stata soltanto sportiva o organizzativa. È stata infrastrutturale: un core business di un evento che genera segnali, dati e servizi in tempo reale per centinaia di milioni di utenti. Con oltre 3.000 atleti coinvolti in 116 eventi su 22.000 chilometri quadrati di territorio distribuito, la macchina organizzativa richiede più di una tradizionale piattaforma wireless: richiede un ecosistema di rete AI-native, scalabile, resiliente e sicuro.
La scelta della Fondazione Milano Cortina 2026 è stata quella di affidare la realizzazione di questo backbone digitale a Hewlett Packard Enterprise, Network Equipment Hardware Partner ufficiale dell’evento. “I Giochi sono momenti sportivi irripetibili che si svolgono in diretta nel luogo dell’evento e vengono trasmessi da remoto in tutto il mondo. Alla nostra rete servono prestazioni e stabilità ai massimi livelli, dal data center a ogni singolo access point”, dice Giuseppe Civale, director of Ict Infrastructure and Venue Technologies dei Giochi. L’infrastruttura – basata su tecnologie AI-native e automazione avanzata – deve supportare un milione di device connessi, l’erogazione di streaming 8K per oltre 200 broadcaster e circa 2 miliardi di telespettatori, oltre a servizi mission-critical come timing, telemetria, scoring e logistica.
“Le vecchie reti non bastano”, dice Claudio Bassoli, presidente e amministratore delegato di Hpe Italia. “Servono sicurezza in ogni layer per monitorare milioni di interazioni al secondo; reti che si autoconfigurino; agenti IA per telemetria, sicurezza e potenza; e, soprattutto, garantire un’esperienza ottimale per ogni transazione digitale”. Il disegno tecnologico non è semplicemente un upgrade del Wi-Fi. Si tratta di una rete “self-driving”, in grado di auto-configurarsi, auto-ottimizzarsi e auto-ripararsi grazie all’intelligenza artificiale integrata, con strumenti come HPE Mist e l’assistente IA Marvis, che utilizzano telemetria e linguaggio naturale per anticipare congestioni e anomalie.
Da un punto di vista operativo, l’adozione di AI-native AIOps ha reso possibile gestire centralmente una topologia che comprende più di 4.900 access point, 1.500 switch, oltre 70 router, 50 firewall e più di 30 smart session router. Questi nodi non sono solo porte di collegamento dati, ma agenti intelligenti in grado di reagire in tempo reale a picchi di traffico, prioritarizzare flussi media e regolare policy di accesso secondo modelli predittivi.
La dimensione dell’evento ha fatto da banco di prova per una trasformazione digitale che molte imprese oggi affrontano: la rete non è più un’infrastruttura passiva, ma un motore di performance e sicurezza. In contesti di business in cui l’analisi dei dati, la customer experience e l’edge computing sono strategici, una rete AI-native riduce i costi di operation e incrementa il valore del dato generato.
“Questo non è solo connettività: è la creazione di un ecosistema che abilita performance, sicurezza e scalabilità nella stessa soluzione. È un elemento abilitante per atleti, media e fan, e per la macchina organizzativa dell’evento”, aggiunge Bassoli, sottolineando come la latenza, la resilienza e l’esperienza utente sono variabili misurabili e determinanti per la qualità complessiva della piattaforma.
Dal punto di vista del posizionamento di HPE, Milano-Cortina 2026 è stato un caso d’uso ad alta visibilità che sintetizza il percorso di trasformazione dell’azienda stessa. Negli ultimi anni HPE ha orientato il proprio sviluppo verso tecnologie di networking AI-driven, consolidato dall’integrazione di Juniper e da risultati finanziari che vedono l’area networking come sempre più centrale nella generazione di ricavi ricorrenti e di free cash flow. Nel concreto, l’adozione di una rete AI-native in un evento distribuito su migliaia di chilometri implica automazione non solo per il provisioning e il controllo dei dispositivi, ma anche per la mitigazione proattiva delle minacce digitali e per la gestione dei dati sensibili. Con flussi broadcast 8K che richiedono throughput estremamente elevati e qualità di servizio garantita end-to-end, la sicurezza intrinseca di ogni layer di rete diventa un elemento di compliance oltre che di performance.
Sotto questa lente, l’investimento tecnologico può essere valutato non come un costo, ma come un asset strategico: garantire uptime, protezione dei dati e continuità dei servizi digitali in tempo reale è essenziale per la reputazione e l’efficacia operativa di qualsiasi grande evento, così come per le imprese che intendono competere sull’adozione di AI e digital experience. La sfida – per HPE come per i team ICT delle aziende moderne – è duplice: ottenere performance in tempo reale su elevata scala e farlo in maniera sostenibile, con riutilizzo delle risorse installate e con processi operativi automatizzati che riducano la dipendenza dall’intervento umano nei livelli più bassi di gestione.
In un evento come i Giochi Olimpici, dove errori di rete possono tradursi in perdita di dati, ritardi di broadcast o fallimenti di servizi critici, la rete AI-native non è una “banda larga evoluta”, ma un motore digitale essenziale. Per HPE, e per i casi d’uso enterprise di domani, questa infrastruttura rappresenta un modello operativo per affrontare le esigenze di networking avanzato anche oltre la dimensione sportiva.
L’articolo Olimpiadi 2026, successo anche digitale: il networking AI di HPE per miliardi di spettatori è tratto da Forbes Italia.