Di Massimiliano Atelli
Poche persone sono riuscite a identificarsi con un’epoca, riassumendola in sé. Così è stato, fra i non molti, per Giacomo Casanova, di cui, oggi, 2 aprile 2025, ricorrono i 300 anni dalla nascita. Piace ricordarlo anche con un po’ di gusto del controcorrente, in un tempo difficile che tenta di distinguersi nella cancellazione della memoria (anzi, meglio, di ogni memoria), coltivando l’illusione distorta che possa esistere, oggi, qualcosa o qualcuno che – in società sempre più spinte alla polarizzazione dei diversificati sentire – piaccia o vada a genio a tutti. In questo senso, Giacomo Casanova è, probabilmente, fra quelli che, adesso, più facilmente possono far arricciare sopracciglia o stimolare articolati distinguo.
Gli omaggi
Non per questo, tuttavia, è stato dimenticato. A lui, è stato dedicato il Carnevale di Venezia 2025. A lui, a Palazzo Reale di Napoli, dal 20 maggio, è dedicata l’esposizione di tre opere del pittore veneziano Giambattista Pittoni, appartenenti ad un collezionista americano e alcuni materiali provenienti da un fondo conservato presso la Biblioteca del Museo Correr a Venezia. A lui, rende omaggio alla sua maniera Federico Fellini, a metà degli anni Settanta, con l’omonimo film, che conquista un Oscar e un David di Donatello. E anche la Treccani, nel suo Dizionario degli italiani, lo ricorda, tratteggiandone un fitto ritratto in chiaroscuro nel quale si evidenzia, fra l’altro, la sua passione per i classici, compresa una conoscenza, a memoria, di Ariosto e Orazio.
E poi l’attrazione per Giacomo Casanova negli altri Paesi, dove fioriscono nel tempo Società di studi e collane editoriali dedicate, fra cui le Pages Casanoviennes di Joseph Pollio e Raoul Vèze, dal 1925, e i Casanova Gleanings (1958-1980) di John Rives Childs, senza dimenticare l’Intermédiaire des Casanovistes (1984-2013) di Helmut Watzlawick e Furio Luccichenti.
Seduttore e letterato
Seduttore? Certamente. Letterato? Anche. Avventuriero? Nel senso, soprattutto, che al tempo era attribuibile a questa espressione, di certo. Diplomatico e spia? Sicuramente. Appassionato di esoterismo? Come tantissimi, nella sua epoca. Ideatore, se non inventore? Non si può escludere.
Ufficialmente figlio di attori, in realtà figlio naturale (troppi indizi in questo senso) del nobile Grimani, sedurrà e sarà a sua volta sedotto dalla mistica del patriziato veneziano, in quell’atmosfera pre-rivoluzionaria inimitabilmente scolpita da una celebre frase di Talleyrand, che lo porta in qualche modo a sfidare sé stesso per una vita intera, probabilmente corroso da un senso di incompiuto. Incapace di stare dentro la cornice di una vita ordinata e ordinaria, getta alle ortiche prima la laurea in giurisprudenza e poi la tonsura, al suo tempo le vie principali per chi, di natali non aristocratici, desiderava prendere il c.d. ascensore sociale. Ma Casanova, di ordinario, aveva ben poco.
Il ruolo di Venezia
E’ stato, anzitutto, veneziano. Di una Venezia sfarzosa e inimitabile, ancora in primo piano nella cultura (con Tiepolo, Canaletto, Vivaldi e Goldoni, solo per citarne alcuni), ma giunta all’epilogo del suo ciclo politico e militare.
Da veneziano, Giacomo Casanova ha incarnato in massima misura la venezianità del tempo, ma lo ha fatto, a lungo, da esiliato (la prima volta, per ben 18 anni; l’ultima, fino alla morte, che lo raggiunge in Boemia sul finire del Secolo, a Serenissima Repubblica ormai caduta l’anno precedente). Da veneziano, si è lasciato guidare dal destino – come circa 600 anni prima di lui accaduto all’altro famosissimo concittadino, Marco Polo – soprattutto verso Est, spingendosi fino alla corte degli zar (ma senza, per così dire, trascurare Costantinopoli).
Mistero e anticonvenzionalità
Non bello, Casanova è stato amatissimo dalle donne. Brillante nella conversazione, colto, intelligente, forse non carismatico ma di certo dotato dalla nascita di un’attitudine naturale a suscitare attenzione. A questo, dopo i Piombi, si aggiunge la fama, che è sempre forza attrattiva, nelle relazioni interpersonali. Una fama che lo ha da quel momento sempre accompagnato, anzi preceduto, non sempre aiutato (per i guai procuratigli con le autorità, anzitutto veneziane), in ogni caso accresciuto l’aura di mistero e di anticonvenzionalità, in un tempo in cui le convenzioni erano tutto o quasi.
In questo, Casanova resta un’icona, capace di superare la barriera del tempo, dell’esperienza della seduzione – che un’insensata odierna guerra fra generi vorrebbe, da parte dei suoi fautori, distruggere per sempre (dissolvendone, al contempo, la poetica intrinseca), perfino criminalizzando gli sguardi, forse per moltiplicare le solitudini – ma, come fanno notare in tanti, alcuna delle sue donne ebbe cattive parole per lui, anche a distanza di tempo.
Il gioco d’azzardo
Giacomo Casanova è stato, a detta di tanti, anche uomo di genio. Appassionato di numerologia, è stato giocatore d’azzardo incallito, nei ridotti veneziani e fuor di Patria. Non solo. Non chiaro resta, in mezzo a tante voci, se proprio lui – prevalentemente noto per altro (fuga dai Piombi, avventure galanti, le 43 fatiche letterarie) – abbia effettivamente avuto (ma ci piace pensare di sì, ovviamente) un ruolo importante nello sviluppo del moderno gioco del lotto. Del primo azzardo legale, perché legalizzato dai governi, nei tempi moderni. E che ancora oggi drena per Stati sovrani risorse senza le quali anche servizi essenziali, compresi quelli di utilità sociale, sarebbero – occorre ammetterlo – a rischio se non impossibili da erogare.
Testimone del suo tempo
Infine, Casanova è stato anche – oltre che attore – grande testimone e cronista del suo tempo. Ha visto da vicino avvenimenti epocali e frequentato di persona grandi della Storia (basti pensare a Voltaire, Rousseau, Franklin, e Caterina di Russia). I momenti che ha vissuto li ha tenuti a mente, trascritti, e tramandati. La sua opera più celebre, Histoire de ma vie, è una testimonianza talmente preziosa della società (non solo veneziana) del XVIII secolo da aver attirato l’attenzione perfino di un gigante come Benedetto Croce, che la definì “l’archivio segreto del Settecento”.
Un gaudente certamente, ma in senso assai più ampio e maggiore di quanto vorrebbe l’abusato luogo comune: come ha fatto notare un attento biografo, nel suo ‘Storia della mia vita’ dà conto di un’algebra esistenziale nella quale, fra l’altro, sono maggiori le citazioni dei piatti che prediligeva (120) che quelle delle donne amate (116). Un uomo di successo, alla maniera in cui poteva esserlo, nella sua epoca, chi – con l’unica arma della sua personalità poliedrica e seduttiva – ha cercato di vivere sempre da patrizio senza, suo malgrado (ne soffrirà infatti tutta la vita), essere nato tale. Un uomo, in definitiva, fortemente immerso nel suo tempo, di cui ha offerto un’interpretazione originalissima, ai limiti dell’unicità.
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L’articolo Mistero, seduzione e anticonvenzionalità: 300 anni di Giacomo Casanova è tratto da Forbes Italia.