21 Gennaio 2026

L’Europa non ha mai speso così tanto per lo spazio: ecco chi contribuisce di più

Contenuto tratto dal numero di gennaio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

Germania, Francia e Italia. Il podio delle potenze spaziali continentali non è cambiato dopo l’ultimo Consiglio ministeriale dell’Agenzia spaziale europea (Esa) di Brema, il summit triennale che riunisce i ministri dei 23 paesi membri, quelli degli stati associati (Slovacchia, Lituania e Lettonia) e quelli che hanno accordi di cooperazione (Canada, Bulgaria, Croazia, Cipro e Malta) per decidere quali programmi e settori finanziare nei tre anni successivi. E quanto.

Il primo record spetta al bilancio totale: l’Esa avrà a disposizione 22,1 miliardi (22,3 se si considera anche il budget dedicato allo spazioporto di Kourou, che però è quinquennale), cioè il 31% in più rispetto alla ministeriale di Parigi del 2022, quando i miliardi raccolti erano stati 16,9. È l’incremento più corposo dell’ultimo decennio ed è un riflesso del periodo storico. La cifra va aggiustata all’inflazione: il calcolo riporta quindi un +17% reale, comunque significativo. L’inflazione è non solo una variabile di questa equazione, ma una delle conseguenze (sull’energia) più evidenti dello scenario geopolitico.

“Avete fatto la storia”, ha detto ai rappresentanti ministeriali il direttore generale dell’agenzia, l’austriaco Josef Aschbacher, durante la conferenza stampa a chiusura dei lavori, il 27 novembre. Le sottoscrizioni corrispondono al 94,7% della cifra da lui richiesta prima del summit (22,2 miliardi) e i governi lo hanno accontentato per una ragione: poche settimane prima Aschbacher aveva lanciato un appello: “L’Esa sia strumento utile anche per la difesa europea”.

Chi spende di più

Più di tutti è la Germania ad averlo assecondato: nel 2022 aveva contribuito con 3,48 miliardi; adesso ne mette sul tavolo più di 5, il 46% in più. E, da una fetta del 20% sul totale, balza al 22%. Francia e Italia restano al secondo e terzo posto (con un incremento, rispettivamente, del 15 e del 13%).

Berlino punta allo spazio perché lo ritiene componente imprescindibile del proprio piano di difesa. A settembre il governo Merz aveva annunciato 35 miliardi da spendere nei prossimi cinque anni: 7 all’anno, una cifra pressoché identica a quella dell’intera Esa. È parte di quel piano da 1.000 miliardi con cui il paese punta al vertice militare del continente. Mira a costruire reti satellitari militari resistenti alle offensive che arrivino da stati nemici. Ma, per centrare l’obiettivo, conditio sine qua non per l’indipendenza, occorre poter accedere allo spazio. E con frequenza.

I lanciatori prima di tutto

Per questo, in ambito Esa, si punta in primis sui lanciatori. Da tempo il dominio costituisce la fetta più grossa del totale: 4,6 miliardi (ben mezzo miliardo in più rispetto alla richiesta) per avanzare con i programmi Ariane 6, Vega C e le loro evoluzioni, e, attraverso un accordo tra Francia, Italia e Germania, sviluppare tecnologie di riutilizzo dei vettori (come SpaceX, Blue Origin e la Cina in arrivo). Ciò che interessa a Berlino, però, è dare linfa alle nuove proposte, aziende emergenti che stanno costruendo vettori leggeri, per avere più opzioni di trasporto verso l’orbita.

Non è un caso che la European Launcher Challenge, inaugurata dall’Esa nel 2024, abbia ottenuto 900 milioni, cioè più del doppio di quanto richiesto da Aschbacher. Altrettanto significativo è che la competizione, tesa a sviluppare nuove soluzioni di lancio europee, veda due aziende tedesche sulle cinque preselezionate per accedere ai fondi: Isar Aerospace (che ha già condotto un primo lancio, finito in acqua) e Rocket Factory Augsburg. Le altre sono una francese, una britannica e una spagnola (Madrid ha addirittura raddoppiato lo sforzo economico in Esa, ora è il quarto contributore; la Polonia lo ha quintuplicato). L’Italia punta tutto su Avio, sullo sviluppo di nuovi motori e sul futuro di Vega C.

Quella dei vettori spaziali è, peraltro, una delle tecnologie ‘duali’, civili e militari, con cui l’Esa contribuirà alla difesa europea. Doveroso ribadire come l’agenzia, per statuto, non possa gestire asset puramente bellici. Vi si aggiungono i dati dalle costellazioni guidate per conto dell’Unione, come i satelliti di osservazione della Terra (per esempio la costellazione Copernicus) e di posizionamento (Galileo).

Per questo esiste un nuovo piano, presentato dallo stesso dg nelle settimane precedenti il summit: si chiama European Resilience from Space, o Ers, ed è diviso nei settori del monitoraggio del suolo dall’orbita, delle comunicazioni satellitari e della navigazione. È uno strumento finanziato con 100 milioni (quanto richiesto) per la fase uno, che rimarrà aperto alle sottoscrizioni dei paesi membri per l’intero 2026.

Un’alternativa europea a Starlink

Sebbene da record, i finanziamenti ottenuti sono ancora briciole rispetto alle cifre messe in campo dall’Europa come unione e dai singoli stati: decine di miliardi per contrastare il dominio statunitense nelle comunicazioni, con costellazioni da sviluppare presto. Il Fondo europeo per la competitività stanzierà 131 miliardi a sostegno degli investimenti nei settori della difesa, della sicurezza e dello spazio. Allo studio c’è anche uno scudo spaziale, costruito a partire dalle infrastrutture nazionali e commerciali e da quelle dell’Unione.

Iris2 è una soluzione paneuropea (costituita da circa 300 satelliti) per avere un’alternativa a Starlink di SpaceX e presto ad Amazon Leo (l’ex Progetto Kuiper). Ma i paesi più grandi sembrano voler comunque fare anche da soli. Della Germania si è detto; il presidente francese Emmanuel Macron ha dettagliato la strategia spaziale francese la settimana prima della Ministeriale, per rimarcare che i punti deboli dell’Europa sono proprio l’accesso allo spazio e le costellazioni satellitari. E ha annunciato almeno 20 miliardi da spendere fino al 2030 per implementare una difesa spaziale.

Il ruolo dell’Italia

L’Italia rimane saldamente al suo posto, tra i leader europei, per capacità di raggiungere l’orbita e con una filiera che la vede davanti a tutti almeno nella concezione di ecosistema industriale, con l’inaugurazione delle space factory per produrre in serie decine o anche centinaia di satelliti ogni anno.

Leonardo lavora a una costellazione duale composta da 38 satelliti (18 militari e 20 civili) per circa 1,35 miliardi di euro, mentre l’Agenzia spaziale italiana (l’Asi) sta preparando un bando per costruire una costellazione sovrana in orbita bassa. E partecipa con Leonardo, insieme con Francia (Thales) e Germania (Airbus), al nuovo colosso dello spazio per la difesa, chiamato Bromo. Per procedere insieme – è l’idea – dovrà comunque essere tutto standardizzato e interoperabile, affinché ogni rete satellitare contribuisca alla forza del continente.

Non sorprende, tuttavia, che l’Europa rimanga ancora un’Europa delle nazioni. Tra i più clamorosi risultati della Ministeriale, grande risalto è stato dato alla conferma, da parte di Aschbacher, della partecipazione di tre astronauti europei al programma lunare Artemis della Nasa. Uno dei tre a volare verso il Lunar Gateway sarà di nazionalità italiana. Il primo, ovviamente, sarà però un tedesco.

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