29 Luglio 2026

Il futuro dell’odontoiatria: dati, prevenzione e piani di cura certificati

Un tempo il dentista era la figura professionale a cui ci si rivolgeva in modo reattivo per riparare un danno già verificatosi. Oggi il paradigma è completamente cambiato: l’obiettivo fondamentale è agire d’anticipo con metodo e dati alla mano per evitare che quel danno possa anche solo insorgere. In questo contesto si inserisce IDI Evolution, un’azienda che fa dei dati la propria materia prima, della prevenzione la propria missione e dei piani di cura certificati il traguardo guida per il settore.

Nel corso di un’intervista condotta da Antonio Ravenna per Forbes, Andrea Piantoni, CEO di IDI Evolution, racconta come la tecnologia, la digitalizzazione e la standardizzazione clinica stiano ridefinendo la salute e il rapporto tra medico e paziente.

L’intervista completa:

Negli ultimi vent’anni c’è una frase che abbiamo sentito sempre più corrente, “data is the new oil” (i dati sono il nuovo petrolio): che ruolo hanno avuto nel mondo dell’odontoiatria e soprattutto nella costruzione del vostro approccio e metodo?

I dati hanno avuto un ruolo assolutamente determinante per noi. Non parliamo soltanto di analisi di mercato o di strumenti per ottimizzare il business, ma della concreta possibilità di trasformare il paziente in un vero e proprio gemello virtuale. Storicamente siamo vissuti in un’odontoiatria totalmente analogica, all’interno della quale la fase decisionale si sovrapponeva inevitabilmente a quella esecutiva: il medico aveva il paziente sulla poltrona e doveva prendere decisioni cliniche nello stesso identico momento in cui le eseguiva. Negli ultimi vent’anni la tecnologia ci ha offerto la straordinaria opportunità di virtualizzare il paziente. Siamo partiti dalle radiografie 2D e dalle fotografie tradizionali, per poi passare al 3D e a strumenti in grado di digitalizzare integralmente lo scheletro, il viso e perfino la dinamica dei movimenti.

Questa evoluzione ci consente oggi di prendere decisioni accurate prima ancora di intervenire sul paziente, risparmiando tempo prezioso alla poltrona, aumentando la consapevolezza del medico e permettendo la condivisione dei dati tra diversi professionisti. In ambito chirurgico, ad esempio, un tempo si operava direttamente in bocca al paziente; oggi posso programmare l’intervento su un modello digitale, studiare preventivamente le strutture anatomiche a rischio e trasferire il piano clinico con estrema precisione attraverso piccoli fori guidati. Anche nell’estetica possiamo previsualizzare il risultato finale prima di iniziare le terapie, definendo colori, forme e dettagli, o applicando trattamenti mini-invasivi come lo spostamento dei denti prima della restaurativa.

L’anno prossimo la nostra azienda compirà venticinque anni, un quarto di secolo trascorso a credere nella tecnologia e nel potenziamento dello studio dentistico. Tuttavia, occorre fare attenzione a un pericolo latente: l’introduzione incontrollata di hardware e software rischia di creare distanza e di raffreddare l’empatia e il fondamentale rapporto diagnostico tra medico e paziente. Per questo motivo il “nuovo petrolio” rappresentato dai dati ha valore solo se viene adeguatamente raffinato attraverso una collaborazione bilaterale tra l’azienda e il professionista, affinché la tecnologia rimanga sempre al servizio della diagnosi e della cura.

E quali sono le tendenze del mercato attuali quando parliamo di odontoiatria?
Un tempo si andava dal dentista in modo reattivo quando sorgeva il problema. Oggi invece?

L’approccio reattivo fa ancora parte della natura umana, poiché tendenzialmente ci si reca dal medico quando si manifesta un sintomo come il mal di denti o un problema alle gengive. Tuttavia, oggi disponiamo di un’opportunità straordinaria derivante dal contesto socioculturale. Viviamo nell’era dell’immagine e dei social network, in cui i settori del fitness e della cosmesi hanno registrato una crescita imponente. Basti pensare che recentemente il settore del wellness ha superato per la prima volta l’industria farmaceutica in termini di fatturato globale.

Questa trasformazione porta i pazienti ad andare dal dentista spinti dal desiderio di avere denti più dritti, più bianchi e un sorriso più armonioso, concentrandosi in particolare sui cosiddetti “social six”, ovvero i sei denti frontali maggiormente visibili. La nostra grande opportunità consiste nel cogliere questo desiderio estetico primario e trasformarlo in un vero e proprio percorso di cura e prevenzione della salute generale. La figura dell’odontoiatra è oggi fortemente sottoutilizzata sul piano diagnostico, nonostante sia tra i pochissimi specialisti medici a consultare regolarmente persone sane.

Sfruttando questa presenza periodica, lo studio dentistico potrebbe intercettare con grande anticipo tre patologie di enorme impatto. La prima è la carie, troppo spesso ridotta al concetto banale di “buchino nel dente”, ma che rappresenta a tutti gli effetti la patologia più diffusa al mondo, la quale potrebbe essere controllata e risolta con diagnosi regolari. La seconda è la malattia parodontale, che parte come semplice gengivite ma che nelle forme avanzate porta alla perdita dei denti ed è accertata concausa di gravi patologie sistemiche come diabete, malattie cardiovascolari e disturbi neurologici. Un’accurata diagnosi parodontale sistematica sui pazienti che frequentano regolarmente il dentista permetterebbe allo Stato di risparmiare trentasei miliardi di euro in dieci anni; eppure, l’ottanta per cento delle persone non viene sottoposto a uno screening parodontale.

Il terzo problema, ancora più drammatico, è il carcinoma orale, un tumore della bocca estremamente aggressivo. In Italia si registrano cinquemila nuove diagnosi e milleottocento decessi all’anno, dati che purtroppo rimangono identici a quelli di quarant’anni fa, nonostante siano nate le lauree in odontoiatria e in igiene dentale. Attualmente soltanto una quota compresa tra il sette e il trentadue per cento degli odontoiatri nel mondo esegue la biopsia di controllo di una lesione sospetta. Se si applicasse una diagnosi sistematica delle mucose orali a tutti i pazienti che entrano in studio, il tasso di mortalità per carcinoma orale si ridurrebbe del venti per cento. Il vero obiettivo dell’odontoiatria moderna non deve essere solo curare meglio le patologie manifeste, ma cogliere l’opportunità di diagnosticare precocemente problemi in grado di salvare la vita delle persone sane.

Guardando al futuro dell’odontoiatria, so che un vostro sogno è quello di realizzare dei piani di cura certificati che diventino delle best practice nazionali: ce ne può parlare?

Questo è il nostro sogno più grande e rappresenterebbe il traguardo più importante per l’intero settore. Per spiegarlo amo fare un paragone con il mondo dell’automobile. Nel 1959 la Volvo brevettò la cintura di sicurezza a tre punti e decise di liberalizzare il brevetto per consentire a tutti di salvarsi la vita. Ci vollero dieci anni perché diventasse di serie e vent’anni perché diventasse obbligatoria per legge in Europa nel 1989. Tuttavia, l’uso regolare delle cinture si è consolidato soltanto agli inizi degli anni Duemila, dopo quarant’anni. Questo cambiamento si è verificato solo grazie alla convergenza tra la tecnologia delle auto, che ha introdotto i segnali acustici, e l’azione delle istituzioni con la decurtazione dei punti della patente e le sanzioni. Oggi nessuno viaggerebbe senza cintura, sapendo che riduce del cinquanta per cento la mortalità in caso di incidente.

In odontoiatria ci troviamo nella medesima situazione. Abbiamo sviluppato software come Alfred che permettono al medico di seguire checklist rigorose, disponiamo dell’hardware adeguato e le associazioni di settore come CDP o IAO hanno redatto protocolli specifici già approvati dall’Istituto Superiore di Sanità. Ciononostante le prassi stentano a cambiare a causa della discrezionalità clinica, in cui il tempo, l’abitudine e la dimenticanza rischiano di compromettere l’efficacia diagnostica.

Nell’aviazione i piloti seguono rigide liste di controllo prima di ogni decollo perché è evidente la responsabilità nei confronti della vita umana. Se sapessimo che su un determinato volo Milano-Roma cadono due aerei da duecento passeggeri all’anno, nessuno salirebbe più su quell’aereo. La mancata applicazione di una checklist per il carcinoma orale provoca esattamente la perdita evitabile di quattrocento vite all’anno, ossia l’equivalente di due aerei precipitati.

La differenza risiede unicamente nella cultura e nella standardizzazione dei processi. Come azienda continuiamo a sviluppare gli strumenti tecnologici necessari, ma serve un’alleanza diffusa perché questi protocolli vengano applicati in modo sistematico. Sono convinto che la prossima grande rivoluzione sanitaria del nostro Paese non debba necessariamente nascere all’interno di un laboratorio di ricerca avanzato, ma possa scaturire semplicemente da una visita odontoiatrica ben fatta e condotta secondo piani di cura certificati. Questo è il sogno di IDI Evolution e il traguardo per cui lavoriamo ogni giorno.

L’articolo Il futuro dell’odontoiatria: dati, prevenzione e piani di cura certificati è tratto da Forbes Italia.