14 Ottobre 2026

Il business del secolo: 100 anni di Faravelli tra continuità familiare e visione del futuro

Cent’anni di storia significano attraversare trasformazioni industriali, crisi geopolitiche, cambiamenti tecnologici e passaggi generazionali senza perdere la propria identità. Per Faravelli, gruppo italiano attivo nella distribuzione di materie prime e ingredienti, il traguardo del secolo coincide con una riflessione sul futuro. L’azienda è ancora controllata dalla famiglia che l’ha fondata, è arrivata alla terza generazione e sta progressivamente coinvolgendo la quarta. La responsabilità di guidarla oggi è “portare avanti una filosofia, una tradizione, una reputazione e tutto ciò che ha reso Faravelli un’azienda riconosciuta sul mercato, adattandosi allo stesso tempo a un contesto in continuo cambiamento”, spiega il ceo, Luca Benati. Dalla geopolitica alla tecnologia, la sfida è trovare un equilibrio tra continuità e trasformazione: “Dobbiamo tenere ciò che ha reso l’azienda quello che è e, contemporaneamente, tentare di immaginare il futuro”.

Dalla chimica all’espansione globale: l’evoluzione del gruppo e la gestione del passaggio generazionale

Nel corso dei decenni il volto di Faravelli è cambiato profondamente. Alle attività originarie, legate alla fotochimica e alla chimica industriale, si sono affiancati nuovi ambiti, dall’alimentare al farmaceutico, fino alla cosmetica e alla nutraceutica. Tra i passaggi ricordati da Benati c’è la guerra del Kippur negli anni Settanta, che offrì nuove opportunità di crescita. Negli anni Ottanta e Novanta si intensificò invece la presenza nel farmaceutico e nell’alimentare, anche attraverso rapporti di distribuzione esclusiva per il mercato italiano. Parallelamente ci fu l’espansione internazionale. Il primo investimento in Germania risale al 1978, mentre dagli anni Duemila il processo ha accelerato, portando il modello in mercati come Repubblica Ceca, Spagna, Stati Uniti e Cina. Un’altra tappa importante è stata la creazione, all’inizio degli anni Duemila, di un laboratorio applicativo dedicato anche alla formulazione di miscele funzionali, che ha richiesto “investimenti in competenze e infrastrutture che prima non c’erano” e ha contribuito a spostare l’offerta verso servizi a maggiore valore aggiunto.

La continuità familiare rimane uno degli elementi centrali della storia del gruppo. Tramandare un’impresa, però, non significa replicare quanto fatto dalla generazione precedente. “Ogni passaggio generazionale è diverso, perché cambiano il momento storico e il capitale umano”, osserva Benati. L’inserimento avviene gradualmente, attraverso esperienze diversificate e il contatto diretto con clienti e operatività. “Uno dei rischi del passaggio generazionale in un’azienda familiare è chiudersi nelle quattro mura dell’impresa, cristallizzando le competenze”. Per questo diventa importante conoscere direttamente il mercato. La regola, sintetizza l’ad, è “rimanere aperti al mondo”.

Oltre il prodotto: la leadership responsabile, il valore della consulenza e la sfida dell’IA

Il passaggio generazionale si intreccia con il modo di intendere la leadership. “Cerco di essere un papà. Prima di entrare in azienda si cresce in un ambito familiare e il rapporto con un padre è molto formativo. Il lavoro dell’imprenditore, in questo senso, inizia in famiglia”, racconta Benati. Un rapporto franco permette di comprendere passioni, doti e competenze dei figli prima di individuare un ruolo nell’organizzazione. Più cauta è invece la sua posizione sulla leadership: “È una parola inflazionata. Non mi piace essere identificato come leader: quella che svolgo è una funzione aziendale”. Dare indicazioni alla nuova generazione, aggiunge, “è un privilegio, ma soprattutto una funzione”.

A cambiare sono state anche le richieste dei clienti. Faravelli non si definisce più soltanto un distributore: intorno alle materie prime ha costruito competenze tecniche e regolatorie. “Le aziende hanno problemi operativi spesso simili e oggi chiedono supporto tecnico e regolatorio”, spiega il ceo. A questo si aggiungono la selezione dei prodotti e dei produttori, la valutazione della qualità e l’affidabilità. “La value proposition a volte non passa solo dal prezzo, ma anche dalle competenze tecniche e dalla capacità di valutazione”. È su questa evoluzione che Faravelli vuole costruire il prossimo capitolo. ‘Next Begins Now’, il messaggio scelto per il centenario, guarda a un modello in cui alla distribuzione si affianchino attività a maggiore valore aggiunto. “Vorrei che continuassimo nella direzione della diversificazione, abbinando al nostro modello di business una serie di attività ad alto valore aggiunto e un supporto tecnico continuativo”, afferma Benati. L’obiettivo è continuare a vendere materie prime, aggiungendo competenze e consulenza per andare oltre il prodotto. Una strategia che comprende anche le infrastrutture di laboratorio e che potrebbe sostenere una nuova fase di espansione: “Competenza e consulenza saranno, speriamo, più facili da internazionalizzare. Esportare competenza è meno delicato che esportare prodotti”.

Anche l’intelligenza artificiale entra in questo percorso, ma con un approccio selettivo. Per Benati l’efficienza dei processi viene prima dell’adozione tecnologica: “Grazie all’efficienza possiamo adottare strumenti tecnologici in maniera mirata”, che devono però rimanere “al servizio delle persone e non in loro sostituzione”. Da qui l’attenzione alla formazione e allo sviluppo delle capacità più difficili da automatizzare: “Creatività, buon senso, determinazione e cura sono qualità umane insostituibili”.

L’articolo Il business del secolo: 100 anni di Faravelli tra continuità familiare e visione del futuro è tratto da Forbes Italia.