Contenuto tratto dal numero di luglio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!
Tra tensioni geopolitiche e competizione globale sempre più intensa, il sistema salute è chiamato ad affrontare una fase complessa, caratterizzata da forti pressioni e sfide sistemiche. Per superarle, è essenziale adottare una prospettiva integrata, ridisegnando l’approccio ai temi chiave per il futuro, tra i quali l’innovazione.
Gilead Sciences Italia è un’azienda biofarmaceutica specializzata nella ricerca, nello sviluppo e nella commercializzazione di farmaci. Il vice presidente e general manager Frederico da Silva crede che sia necessario ripensare i modelli di cura per cogliere il pieno valore dell’innovazione e garantire la sostenibilità dell’intero sistema salute.
L’industria biofarmaceutica oggi opera in un contesto complesso, in continuo cambiamento. Qual è la chiave per navigare in questo scenario?
La crescente pressione sul sistema, insieme a una competizione globale sempre più intensa, ha reso evidente il ruolo strategico del settore biotech, non solo per la salute pubblica, ma anche per la competitività e la sicurezza del Paese. La vera sfida oggi è governare un cambiamento che dall’esterno può apparire difficile da controllare: rapido, continuo, complesso e interconnesso. Ma è in questi elementi che risiede la chiave: occorre saper leggere con attenzione l’ecosistema in cui operiamo e interpretarlo da prospettive diverse. In un momento come questo, ogni attore è chiamato a uno sforzo ulteriore: uscire dalla propria visione e comprendere bisogni, aspettative e vincoli dei suoi interlocutori. Da qui costruire un dialogo aperto, per continuare a portare innovazione e salute a tutti i cittadini, oggi e domani. Garantire un accesso equo e tempestivo alle migliori cure disponibili è una responsabilità collettiva.
La pressione sui sistemi sanitari cresce, mentre l’innovazione diventa sempre più sofisticata. Come evolvere verso modelli capaci di coniugare sostenibilità e accesso alle terapie?
L’evoluzione è possibile solo cambiando la logica con cui misuriamo il valore dell’innovazione: non più un costo, ma un investimento strategico, tanto per la salute quanto per la competitività economica del Paese. I dati lo confermano: in Italia, negli ultimi 25 anni, la mortalità è diminuita del 22%. L’innovazione farmaceutica ha contribuito a trasformare patologie un tempo mortali: pensiamo a come sono cambiati i tassi di sopravvivenza ai tumori o a malattie come l’epatite C, oggi curabile. Questi risultati, però, non sono scontati. Occorrono investimenti e una visione di lungo periodo. Sviluppare un farmaco è un percorso complesso e ad alto rischio, che richiede in media 12 anni e investimenti intorno ai 2,5 miliardi di euro, cifra ancora più alta per i farmaci trasformativi, come quelli sviluppati da Gilead. Per questo investiamo in ricerca e sviluppo un quarto dei ricavi, quasi il triplo degli altri settori ad alta innovazione. Ma per continuare a garantire innovazione è indispensabile aggiornare i modelli di valutazione e accesso, che mostrano crescenti limiti nel tenere il passo con il progresso del settore.
Quali sono le priorità di Gilead?
La priorità resta portare ai pazienti nuove terapie trasformative in aree a elevato bisogno clinico. Oggi possiamo contare sulla pipeline più solida e diversificata dei nostri 40 anni di storia. Un risultato reso possibile da investimenti continui in ricerca e sviluppo, dal valore dei nostri talenti e dalla stretta collaborazione con la comunità scientifica e di pazienti. L’obiettivo è portare dieci terapie trasformative entro il 2030. All’inizio di quest’anno l’Agenzia italiana del farmaco ha autorizzato il nuovo trattamento per la colangite biliare primitiva, patologia infiammatoria in cui da anni non si registrava innovazione. Nel 2027 il nostro farmaco per il carcinoma mammario triplo negativo è candidato alla prima linea e, sempre in oncologia, è atteso l’arrivo di una Car-T di nuova generazione per il mieloma multiplo. Nel campo delle malattie infettive abbiamo lanciato la prima terapia per l’epatite Delta, la forma cronica più aggressiva di epatiti virali, e stiamo costruendo una nuova generazione di terapie per l’Hiv, che include la prevenzione oltre al trattamento.
In questo scenario, che cosa serve perché l’Italia e l’Europa restino attrattive per ricerca, investimenti e accesso tempestivo all’innovazione?
Dobbiamo fare evolvere il nostro ecosistema in una piattaforma globale di innovazione. Per riuscirci, è fondamentale proseguire il percorso di riforma legislativa già avviato e rafforzare gli investimenti in sanità, a partire dalle risorse destinate ai medicinali innovativi, che dovrebbero avvicinarsi allo 0,6% del Pil entro il 2027. Le leve a disposizione per sostenere l’innovazione sono molteplici. In primo luogo, è necessario accelerare i processi decisionali e di approvazione. La riforma strutturale della governance farmaceutica è un altro tema: occorre superare o rivedere profondamente il meccanismo del payback entro il 2027. In parallelo, è il momento di ripensare il contributo del settore privato, valorizzandone il ruolo all’interno del sistema sanitario. Senza una strategia integrata, anche misure come l’Mfn (most favoured nation, la clausola del commercio internazionale che impone il divieto di discriminazione tra i partner nei casi in cui non sia stato concluso un accordo bilaterale, ndr) rischiano di rallentare la velocità e la diffusione dell’innovazione. I dati della European Federation of Pharmaceutical Industries and Associations (l’organizzazione che rappresenta le aziende biofarmaceutiche che operano in Europa, ndr), indicano che tra il 2021 e il 2025 la quota europea delle approvazioni annuali della Food and Drug Administration americana è scesa dal 77% al 38%. È quindi urgente intervenire per tutelare un settore da cui dipendono non solo la salute pubblica, ma anche la crescita e la competitività del Paese.
L’articolo Gilead Sciences Italia, innovazione e riforme per rendere più competitivo e sostenibile il sistema salute è tratto da Forbes Italia.