13 Marzo 2026

Ferragamo, il calzolaio delle star: la mostra che racconta il genio italiano

Era il 1923 quando Salvatore Ferragamo aprì il primo negozio a Hollywood, proprio di fronte al Grauman’s Egyptian Theatre di Los Angeles. Era il 1937 quando Vogue pubblicò per la prima volta un sandalo a zeppa firmato Ferragamo. Due date che segnano l’inizio e la consacrazione di una visione destinata a cambiare per sempre il linguaggio della calzatura, trasformando un giovane artigiano italiano in una leggenda.

A oltre sessant’anni dalla sua scomparsa, a Firenze il museo che porta il suo nome racconta la storia di questo straordinario protagonista della moda internazionale con la mostra “Salvatore Ferragamo 1898-1960”, curata da Stefania Ricci e visitabile fino al 10 maggio 2026. Visitare l’esposizione significa entrare nel laboratorio mentale di un uomo che seppe trasformare un mestiere antico in un linguaggio moderno. Ferragamo non fu soltanto un artigiano d’eccezione: fu un innovatore capace di unire intuizione creativa, conoscenza anatomica del piede umano, ricerca sui materiali e sensibilità estetica. Il risultato è una produzione che ancora oggi sorprende per la sua modernità.

Il calzolaio delle dive

Originario di Bonito, in Irpinia, Ferragamo emigrò negli Stati Uniti nel 1915. A Hollywood trovò il terreno ideale per il suo talento: il cinema stava diventando la nuova fabbrica dei sogni collettivi e le star avevano bisogno di costumi e accessori capaci di sostenere la potenza visiva del grande schermo. Fu il regista Cecil B. DeMille a coinvolgerlo nella realizzazione delle calzature per il kolossal The Ten Commandments. Da quel momento il giovane artigiano irpino venne soprannominato “Shoemaker to the Stars”, il calzolaio delle dive. Il suo atelier diventò presto meta di attrici, aristocratiche e protagoniste del jet set internazionale. Ognuna con esigenze diverse, gusti personali, piccoli capricci e precise richieste stilistiche che Ferragamo traduceva in modelli unici.

L’ultima parte dell’esposizione esplora proprio questo rapporto privilegiato tra il designer e le sue celebri clienti. Ferragamo prendeva personalmente le misure dei piedi e le trasferiva su forme di legno, vere sculture funzionali alla costruzione delle scarpe.

Cenerentole, Veneri e Aristocratiche

Nella sua autobiografia arrivò perfino a classificare le donne in tre categorie: Cenerentole, Veneri e Aristocratiche. “Le Cenerentole calzano sempre scarpe più piccole della misura 6. Sono persone essenzialmente femminili, amanti dei gioielli e delle pellicce. Devono essere sempre innamorate per essere felici. Le Veneri calzano taglia 6. Sono generalmente belle, affascinanti e sofisticate, sebbene, sotto la scorza esteriore, nascondano l’indole di una donna di casa che ama le cose semplici della vita. Poiché queste due caratteristiche sono in contraddizione, spesso sono mal comprese. Le si accusa di amare troppo il lusso e le frivolezze. Le Aristocratiche calzano il n. 7. Sono sensibili, di umore variabile, ma anche profondamente comprensive”.

Anche da queste osservazioni nasceva l’originalità dei modelli. La sensualità di Marilyn Monroe trovava espressione nelle celebri décolleté con tacco a spillo di undici centimetri, mentre l’eleganza austera di Greta Garbo si rifletteva nelle sue amate scarpe maschili. Marlene Dietrich chiedeva modelli di tendenza che al massimo indossava due volte; la duchessa di Windsor ordinava scarpe bicolori per l’estate e in tinta unita per l’inverno. Ingrid Bergman si sentiva a suo agio con i tacchi bassi, mentre Evita Perón prediligeva i pellami esotici del suo paese, l’Argentina.

Colore, arte e sperimentazione

Le calzature realizzate da Salvatore Ferragamo sono veri e propri manufatti artistici e l’esposizione le presenta non soltanto per il loro valore estetico, ma anche in relazione al contesto culturale, storico e creativo in cui sono state ideate. Materiali inediti, lavorazioni sperimentali, accostamenti cromatici audaci: blu intensi, verdi smeraldo, gialli luminosi, oro e argento. Il colore, soprattutto il rosso – simbolo di vita ed energia – diventa per Ferragamo un linguaggio espressivo capace di rompere con la tradizione e dialogare con l’avanguardia artistica del Novecento. Non a caso tra le collaborazioni più significative emerge quella con il pittore futurista Lucio Venna, autore dell’identità visiva del marchio.

Brevetti e innovazioni: il design prima del design

Una delle sezioni più affascinanti è dedicata ai brevetti. Nel corso della sua vita Ferragamo ne depositò ben 369, dimostrando una mentalità progettuale molto vicina a quella del design contemporaneo. Tra le invenzioni più celebri spicca il tacco a zeppa in sughero, brevettato nel 1937. L’idea nacque da una necessità pratica: durante le sanzioni economiche imposte all’Italia dopo la guerra d’Etiopia risultava difficile reperire l’acciaio tedesco utilizzato per i cambrioni metallici delle scarpe. Ferragamo trasformò la difficoltà in innovazione, creando una soluzione che garantiva stabilità all’arco plantare e apriva nuove possibilità estetiche. Anche in questa capacità di trasformare il vincolo in opportunità si riconosce la sua grandezza.

L’eredità di Ferragamo e il Made in Italy

L’iniziativa espositiva restituisce anche la dimensione più intima della vita di Ferragamo: il sodalizio con la moglie Wanda Ferragamo, compagna di vita e di lavoro che dopo la sua morte, nel 1960, seppe guidare l’azienda trasformandola in uno dei simboli del Made in Italy. Oggi il museo e l’Archivio Ferragamo custodiscono non solo prodotti e documenti, ma anche una visione: quella di un’impresa capace di dialogare con il presente mantenendo vivo il patrimonio del passato. “Salvatore Ferragamo 1898-1960” è una bobina della memoria, un’indagine sulla nascita del design italiano e sulla forza dell’artigianato quando incontra il talento. Ed è anche la dimostrazione che la vera eleganza – proprio come una scarpa perfetta – nasce sempre da un equilibrio raro: quello tra intuizione, tecnica e sogno.

L’articolo Ferragamo, il calzolaio delle star: la mostra che racconta il genio italiano è tratto da Forbes Italia.