7 Marzo 2026

Dizionario biografico delle donne in Italia: Treccani racconta 300 anni di storia femminile

L’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani inaugura una nuova, imponente impresa editoriale: il Dizionario biografico e tematico delle donne in Italia, un’opera in tre volumi — oltre 2.500 pagine e 650 profili — che ricostruisce la presenza femminile nella storia nazionale dal Settecento ai primi decenni del XXI secolo.

Diretto da Emma Giammattei, italianista e storica della cultura, il Dizionario nasce dall’esigenza di restituire visibilità a figure rimaste a lungo ai margini della narrazione storica tradizionale. Non si tratta di integrare retroattivamente un canone già definito, ma di riconsiderare l’intero campo della memoria nazionale alla luce di una presenza che ha inciso in modo determinante nei processi culturali, politici, scientifici, artistici e sociali del Paese.

L’opera affianca al principio biografico un impianto saggistico-enciclopedico: ai profili individuali, ricostruiti nel loro contesto storico e relazionale, si accompagnano saggi tematici che attraversano snodi cruciali della storia delle donne — dai movimenti di emancipazione nel Settecento alla ridefinizione dei ruoli nel Novecento, fino alle trasformazioni contemporanee del lavoro e alle persistenti disuguaglianze di genere. Straordinario anche l’apparato iconografico, che integra documenti, ritratti e fotografie d’epoca come parte organica della narrazione.

L’opera è dedicata a Rita Levi-Montalcini, che guidò Treccani dal 1993 al 1998, e si inserisce in un più ampio impegno dell’Istituto sui temi della parità e della rappresentazione femminile, accompagnato anche dal podcast “Effetto Matilda”. Ne abbiamo parlato con Emma Giammattei.

Come nasce l’idea del Dizionario biografico delle donne in Italia? C’è stato un vuoto culturale da colmare?

Sì, c’è stata una convergenza di esigenze. Nel 2020 si è concluso il Dizionario biografico degli italiani e si è preso atto di un dato evidente: la presenza femminile si fermava al 4%. Non era un’anomalia solo italiana — anche in altri grandi repertori internazionali le donne erano pochissime — ma quel dato ha imposto una riflessione. Nel frattempo, negli ultimi decenni, gli studi di storia delle donne e di genere hanno conosciuto uno sviluppo straordinario. Era necessario fare un bilancio e dare forma sistematica a questo patrimonio di ricerca.

Come si è sviluppato concretamente il progetto?

Il progetto è stato approvato nel 2022 dal Consiglio scientifico e dal Consiglio di amministrazione dell’Istituto. Ho trovato sostegno immediato nella direzione generale e ho lavorato con una redazione altamente qualificata. La selezione delle voci è stata condivisa: siamo partiti da un lemmario iniziale e da un criterio cronologico — dal Settecento a oggi — che ha orientato scelte e priorità.

Qual è la principale differenza rispetto al Dizionario biografico tradizionale?

Il metodo narrativo. Tutte le voci sono costruite come racconti di vita, con una struttura articolata in sezioni e titoli. Per le biografie femminili il rapporto tra individuo e storia è particolarmente complesso: molte di queste donne sono state dimenticate o marginalizzate, e il racconto diventa uno strumento per restituire senso e continuità alle loro esperienze. Il rigore delle fonti resta quello enciclopedico, ma l’impianto è più libero e narrativo.

È solo un’opera di consultazione o anche un intervento culturale?

Entrambe le cose. Rispetta pienamente i criteri scientifici dell’enciclopedia italiana — fonti, bibliografie, apparati critici — ma allo stesso tempo propone una visione. È un’opera che potrei definire “nuova e antica”: radicata nella tradizione enciclopedica, ma metodologicamente autonoma. Ne emerge una storia di tre secoli che io chiamo un “romanzo infinito”.

In che modo dialoga con il dibattito contemporaneo sulla parità di genere?

È uno strumento di studio, ma non è neutro rispetto al presente. È un’opera aperta, che parla anche al nostro tempo. Non nasce come manifesto rivendicativo, bensì come opera di storia. Tuttavia, ricostruire le biografie significa contrastare assenze, rimozioni e marginalizzazioni. In questo senso dialoga con il presente, anche con le sue contraddizioni più drammatiche.

Il lancio è previsto per l’8 marzo. Una scelta simbolica?

L’8 marzo è una data storica, non solo simbolica. Ma l’opera non vuole essere una celebrazione episodica. È una storia delle donne che attraversa tre secoli e mostra come molte protagoniste abbiano superato confini: tra discipline, tra saperi, tra Paesi.

Quali criteri hanno guidato la selezione delle biografie?

Uno è stato proprio il concetto di “confine”: donne capaci di attraversare barriere culturali, sociali o disciplinari. Un altro criterio è la “vita come testo”, cioè la capacità di costruire un percorso dotato di senso. Non tutte le carriere producono una biografia; la biografia nasce da una ricerca di significato.

Può citare un esempio particolarmente significativo emerso dal lavoro?

Un caso emblematico è quello delle Industrie Femminili Italiane, nate nel 1903 grazie a una rete di imprenditrici, attiviste e filantrope, dalla produzione artigianale di merletti. . La società cooperativa IFI aveva lo scopo di «promuovere e migliorare il lavoro femminile e la condizione economica delle lavoratrici». Un’esperienza diffusa in 24 laboratori in tutta Italia, capace di produrre reddito e dividendi, di avere punti vendita a New York, a Boston, in molte città europee. Un episodio quasi sconosciuto, che mostra la forza relazionale e imprenditoriale femminile già all’inizio del Novecento.

Che tipo di pubblico immagina per quest’opera?

Studiosi, persone appassionate della nostra storia, che qui riserva non poche sorprese, perchè restituisce tanti volti ignoti, ma soprattutto lettrici e lettori giovani. La chiave narrativa rende la consultazione più accessibile. Vogliamo che sia un luogo di riconoscimento, non un recinto separato. L’obiettivo non è creare una storia parallela, ma integrare queste biografie nella storia generale.

Si può definire un’opera “militante”?

Nel senso civile del termine, sì. È stata un’esperienza molto coinvolgente anche per la redazione. Ma il rigore scientifico resta centrale. Non si tratta di rivendicare, bensì di ricostruire e comprendere, intendere l’attualità del passato, per agire nel presente.

È un progetto chiuso o aperto?

Aperto. Oltre ai tre volumi, esiste una piattaforma digitale pensata per aggiornamenti e nuove inclusioni. La storia è un processo in movimento, e così deve essere anche, soprattutto, questo speciale dizionario. Le donne hanno ancora molto da dire.

L’articolo Dizionario biografico delle donne in Italia: Treccani racconta 300 anni di storia femminile è tratto da Forbes Italia.