20 Gennaio 2026

Dal costo alla strategia: come Jaggaer usa l’IA per rendere il procurement leva di competitività

Il 2026 è iniziato ribadendo incertezze sempre più forti del quadro macroeconomico globale – tra Venezuela e Artico, tra rialzi e discese dei prezzi energetici e mercati che valutano rischi legati all’AI e politiche monetarie – e ciò che era un imperativo strategico per le imprese è diventato una condizione di sopravvivenza competitiva sine qua non. Stiamo parlando del procurement: non più soltanto funzione di controllo dei costi ma leva capace di incidere su resilienza, rischio e strategia aziendale. È questo il contesto in cui Jaggaer ha costruito, in oltre 30 anni, una posizione di primo piano nel mercato delle soluzioni digitali per il procurement aziendale e la collaborazione con i fornitori.

La sua leadership in Italia ha radici lontane: un percorso di crescita costante, sostenuto da un ruolo pionieristico nelle soluzioni tecnologiche nella digitalizzazione del vecchio ufficio acquisti, una profonda conoscenza dei processi di procurement e un portafoglio clienti tra i più solidi del settore. “Il nostro posizionamento è frutto dell’ascolto continuo dei clienti, della capacità di anticiparne i bisogni con la tecnologia” spiega Daniele Civini, head of sales di Jaggaer. “Ma anche della presenza diretta nei paesi in cui operiamo, con i nostri professionisti quotidianamente al fianco delle aziende, comprendendone processi, esigenze e specificità di settore”.

Un approccio che ha permesso a Jaggaer di radicarsi profondamente nel tessuto industriale italiano, diventando leader di mercato, lavorando con realtà di primo piano di tutti i settori e accompagnandole nella trasformazione dei processi di acquisto. Oggi il gruppo conta circa 1.400 clienti nel mondo e 1.200 professionisti a livello globale, di cui quasi il 15% in Italia, a conferma del peso strategico del Paese all’interno del gruppo.

Dal procurement operativo alla funzione strategica

Negli ultimi anni il ruolo del procurement è cambiato radicalmente, così come il profilo dei chief procurement officer. “Non si tratta più soltanto di acquistare bene o negoziare il prezzo”, osserva Civini. “Oggi il procurement contribuisce alla costruzione di strutture resilienti, capaci di reggere shock esterni grazie alla gestione di informazioni sempre più complesse a supporto del processo decisionale”.

Il cpo diventa così una figura trasversale, chiamata a dialogare con finance, operations, supply chain e top management. “Le competenze puramente negoziali non bastano più: è fondamentale saper gestire il cambiamento e modificare modelli operativi ove necessario. La nostra piattaforma supporta visione strategica, capacità di allinearsi agli obiettivi di business, un forte mindset digitale volto alla collaborazione: caratteristiche imprescindibili per i cpo” continua Civini. In questo senso, il procurement evolve da centro di costo a funzione strategica integrata nel c-level, punto di raccordo tra il mondo interno dell’azienda e il mercato esterno.

L’impatto dell’intelligenza artificiale sui processi di acquisto

L’intelligenza artificiale rappresenta uno degli elementi più dirompenti di questa trasformazione. “L’IA ha già stravolto i processi di procurement”, spiega Francesco Colavita, global vice president presales consulting Jaggaer. “Possiamo individuare almeno tre grandi ambiti di impatto: insight e recommendation, automazione e orchestrazione dei processi”.

Le recommendation, ovvero suggerimenti basati sui dati, trovano applicazione nella gestione e valutazione dei fornitori in base al loro profilo di rischio, rispetto al quale l’intelligenza artificiale può supportare il buyer fornendo suggerimenti mirati e tempestivi, facilitando decisioni più informate e strategiche.

L’automazione, poi, trova una delle sue principali applicazioni nell’analisi dei documenti condivisi dai fornitori con l’ufficio acquisiti; materiali necessari per la registrazione e la qualifica, documenti di offerta e contratti, che devono essere valutati anche da altre figure aziendali. In questi scenari, spesso caratterizzati da complessità e vincoli temporali stringenti, l’IA è un valido supporto per pre-validare documentazione, individuare clausole chiave, criticità e incoerenze. L’automazione consente di individuare anche le deviazioni dalla spesa contrattualizzata (conosciuta come Maverick spend), generando suggerimenti puntuali su dove e come la spesa effettiva si discosti da processi e policy aziendali e fornendo spunti per l’identificazione di opportunità di saving.

Infine, l’orchestrazione, sempre più centrale nei processi di procurement evoluti. L’IA struttura flussi di lavoro collaborativi, assegna attività e priorità e governa le sequenze operative in modo coerente e tracciabile, coordinando in modo dinamico i diversi attori coinvolti in un ecosistema più ampio che include stakeholder e funzioni interne all’azienda, non solo di procurement. “I casi d’uso sono potenzialmente centinaia – sottolinea Colavita – ma ciò che osserviamo in Italia è una forte attenzione a tutto ciò che aiuta a prendere decisioni migliori e più rapide, riducendo il rischio e aumentando la qualità del risultato”.

Jai, il copilot intelligente del procurement

Questa visione prende forma in Jai, presentato da Jaggaer a giugno. “JAI è un orchestratore di agenti IA pensato come l’evoluzione del procurement digitale la cui roadmap evolutiva si basa sostanzialmente su tre macroaree: assist, co-pilot e autopilot” spiega Colavita. Un’assistenza conversazionale per le attività quotidiane che può arrivare ad una vera e propria delega di porzioni di attività attraverso agenti definiti e configurati con task specifici o addirittura alla fase di Auto-pilot, dove l’utente procurement resta un supervisore delle attività svolte dagli agenti in autonomia, in base a dati e informazioni presenti nei processi aziendali all’interno della piattaforma.

Alla base di Jai c’è un principio chiaro: l’IA non sostituisce le persone, ma ne amplifica il valore. “L’uomo resta al centro o come diciamo noi “Human in the loop”. L’obiettivo è automatizzare le attività operative e ripetitive, accelerare il raggiungimento degli obiettivi aziendali ed elevare il ruolo dei professionisti verso attività a maggior valore aggiunto” sottolinea Colavita.

Accanto all’innovazione tecnologica, Jaggaer ha posto un forte accento su sicurezza ed etica ottenendo la certificazione Iso 42001 per la gestione dell’intelligenza artificiale, un primato nel procurement, che si affianca alla certificazione Agid per il procurement pubblico, unico gruppo internazionale a possedere questa certificazione.

Competitività, cultura e futuro

“In un mondo complesso e imprevedibile, chi riesce a prendere decisioni prima degli altri ha il vantaggio”, precisa Civini. “L’IA supporta l’analisi di grandi volumi di dati e fornisce suggerimenti, ma la decisione finale resta sempre in capo all’essere umano”.

Guardando ai prossimi anni, le priorità del procurement saranno efficienza, resilienza della supply chain e orchestrazione intelligente delle attività. Jaggaer intende guidare questa evoluzione continuando ad ascoltare i clienti, continuando ad investire in una tecnologia solida e innovativa che affianca i propri clienti nel raggiungimento dei propri obiettivi di business. Perché il procurement, oggi, è uno degli ambiti in cui si costruisce la strategia delle imprese.

L’articolo Dal costo alla strategia: come Jaggaer usa l’IA per rendere il procurement leva di competitività è tratto da Forbes Italia.