23 Aprile 2026

Così Alessandro Melzi d’Eril guiderà Mediobanca in una nuova era

Contenuto tratto dal numero di aprile 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

“Entrando in Mediobanca, sapevo che avremmo vissuto insieme numerosi cambiamenti e che questi avrebbero potuto creare incertezza e persino disorientamento. Nell’ambito di questi cambiamenti, dobbiamo però essere certi che il brand, i valori e le professionalità di Mediobanca dovranno essere e saranno preservati”. Sono queste le parole di Alessandro Melzi d’Eril per i dipendenti di Mediobanca, a seguito dell’annuncio della fusione per incorporazione in Banca Monte dei Paschi di Siena.

Quando il 28 ottobre il consiglio d’amministrazione di Mediobanca lo ha nominato amministratore delegato, a seguito della scalata ostile di Mps, Melzi sapeva che sarebbe stato un percorso in salita. Traghettare Mediobanca nella nuova era significava trovare il giusto equilibrio per conseguire le sinergie promesse da Luigi Lovaglio al mercato, senza disperdere il valore e l’eredità di un brand da 80 anni protagonista nel panorama finanziario italiano ed europeo. Un brand fortemente riconosciuto non solo dai circa seimila dipendenti, ma anche dalle grandi famiglie imprenditoriali italiane, che negli anni si sono affidate a Mediobanca per le operazioni straordinarie legate alle loro aziende, così come per la gestione dei patrimoni privati: dai Berlusconi ai Doris, sino ai Branca, Lucchini, Marzotto e Dompé.

Gli obiettivi di Melzi d’Eril per Mediobanca

Per stabilizzare la banca dopo mesi di tensione, tutelandola e inserendola in un nuovo piano di crescita virtuoso, Melzi ha preso il timone mettendo a frutto i suoi 20 anni di esperienza e, soprattutto, quelli come amministratore delegato del gruppo Anima, che ha guidato dal 2020. Obiettivo: gestire la ripartenza di piazzetta Cuccia facendo leva su basi solide, ovvero le attività di corporate & investment banking e quelle di wealth management, nonché sulle competenze del suo leadership team, equilibrato connubio tra manager interni ed esterni.

Sì, perché al cinquantenne Melzi, forse il banchiere più giovane del sistema italiano, appassionato di montagna e di tennis, sposato con tre figli, viene attribuita una forte capacità relazionale, caratterizzata da un approccio trasparente e diretto, pacato e al tempo stesso risoluto, capace di creare numerosi consensi tra chi lo circonda, incluso chi era abituato allo stile piuttosto austero della banca. Doti che saranno fondamentali anche per gestire l’assetto decisamente articolato che deriverà dalla nuova governance del gruppo Monte dei Paschi di Siena, che a febbraio ha comunicato di voler procedere con la fusione per incorporazione di Mediobanca.

L’obiettivo, come condiviso nel piano di gruppo presentato da Lovaglio al mercato a fine febbraio, è quello di sprigionare oltre 700 milioni di sinergie entro il 2030. Un traguardo ambizioso, che non potrà prescindere da un forte focus di business, nonché sulla combinazione con i business in capo a Mediobanca. Nei piani di Melzi, il corporate & investment banking dovrà essere caratterizzato da un modello sempre più capital light, diversificato per geografie, segmenti di riferimento e prodotti, oltre che sinergico con la divisione di wealth management. Quest’ultima, la cui crescita è prioritaria, farà leva sul modello di private & investment banking, sull’ampliamento dei servizi di advisory oltre che sulle opportunità offerte dall’evoluzione dei servizi digitali e dall’intelligenza artificiale, anche in favore della ‘next wealth generation’.

L’espansione all’estero e la leadership

Ed è proprio in queste trasformazioni che Melzi vede le migliori opportunità, anche nei mercati esteri: secondo il suo progetto, Mediobanca potrebbe replicare il modello di advisory per le medie imprese in paesi vicini all’Italia, anche per fare da volano a una crescita del wealth management a livello internazionale.

Per un futuro tutto da scrivere, Melzi punta ancora una volta sulla squadra. Consapevole di dover guidare una fase inedita per piazzetta Cuccia, ha scritto ai suoi che “il nostro ruolo assume un significato ancora più profondo: siamo chiamati non solo a preservare quanto costruito, ma a guardare con coraggio e visione alle sfide future”. Dal suo ingresso in Mediobanca, il manager ha dimostrato che la sua attenzione ai numeri va di pari passo con quella per il patrimonio che ha ricevuto in custodia e che riconosce soprattutto nelle professionalità presenti nell’istituto.

“L’innovazione e la digitalizzazione ci spingono a evolvere, ma i nostri valori di integrità, professionalità e vicinanza al cliente rimangono il punto fermo, anche quando il panorama competitivo si trasforma rapidamente”, ha scritto Melzi ai dipendenti. Parole che segnano l’inizio di una nuova pagina per Mediobanca, nata proprio 80 anni fa, il 10 aprile del 1946, e la stagione di un nuovo banchiere milanese.

L’articolo Così Alessandro Melzi d’Eril guiderà Mediobanca in una nuova era è tratto da Forbes Italia.