Determinata, riservata e sempre molto concentrata sul lavoro. Molti ricordano ancora Jennifer Garner come l’agente segreto Sydney Bristow della serie thriller Alias, uno dei ruoli che l’ha resa celebre nei primi anni Duemila e che le è valso diversi premi, tra cui un Golden Globe. Aveva 29 anni ed era già una star, dopo essersi fatta notare anche nella serie teen Time of Your Life.
Nel corso della carriera ha alternato cinema e televisione, partecipando a film come Dallas Buyers Club e Peppermint. Oggi è protagonista della seconda stagione della serie mystery-thriller The Last Thing He Told Me su Apple Tv+, tratta dal bestseller di Laura Dave, che nel 2026 ha pubblicato anche il seguito, The First Time I Saw Him.
Garner interpreta Hannah, un’artista la cui vita tranquilla viene sconvolta quando il marito, interpretato da Nikolaj Coster-Waldau — il Jaime Lannister di Game of Thrones — scompare misteriosamente dopo essere stato coinvolto in una frode aziendale. Insieme alla figliastra sedicenne, la donna intraprende una ricerca tra San Francisco e Austin, in Texas, tra indagini e colpi di scena.
Di recente l’attrice ha partecipato a Los Angeles a un evento di Apple Tv+ e Apple Books per promuovere la serie. Ma oggi una parte importante del suo tempo è dedicata anche all’imprenditoria.
A febbraio Once Upon a Farm, l’azienda di alimenti biologici per bambini di cui è cofondatrice, è stata quotata alla Borsa di New York con il simbolo Ofrm. La società, con sede a Berkeley e nota per i suoi snack e pasti freschi spremuti a freddo, ha raggiunto una valutazione di circa 724 milioni di dollari, raccogliendo quasi 198 milioni con l’offerta pubblica iniziale.
Fondata nel 2015 da Cassandra Curtis e Ari Raz, l’azienda ha visto l’ingresso di Garner e del ceo John Foraker nel 2017. Oggi l’attrice è chief brand officer, membro del consiglio di amministrazione e possiede circa il 7% della società.
Per Garner il progetto ha anche un significato personale: è madre di tre figli — Violet, Fin e Samuel — avuti dall’ex marito Ben Affleck, e racconta che proprio la maternità l’ha resa ancora più attenta alla qualità dell’alimentazione dei bambini. Ne abbiamo parlato con lei.
Come vede la tecnologia?
Mi affascina di certo, ma sono anche molto cauta, specialmente quanto si tratta di Internet, perché a mio parere può essere un ambiente dannoso che richiede un rigoroso controllo dei genitori sui bambini. Ho sempre temuto l’impatto dei social media sui miei figli e ho cercato di limitare il tempo che trascorrono davanti al computer, anche se devo confessare che uso svariate app e l’iphone molto spesso.
Come ha deciso di fondare Once Upon a Farm?
La mia missione era di promuovere un cambiamento sistematico nell’alimentazione infantile e di democratizzare alimenti nutrienti, freschi e senza zucchero per bambini. Mi resi ben presto conto che non ce la potevo fare da sola e avevo bisogno di alleati tra i genitori e tra i miei soci, per convincere la gente di questo cambiamento, che implica disciplina e impegno, e per garantire alimenti di alta qualità, spremuti a freddo. In più, sapevo che dovevano essere appetibili per i bambini. Volevo che producessimo il miglior cibo accessibile sul mercato e renderlo accessibile al maggior numero possibile di bambini.
Questa sua idea nacque dal fatto che era diventata madre?
Di certo è stato un grande cambiamento nella mia esistenza. Ho sempre lavorato moltissimo fin da giovanissima, ma ora sapevo che la priorità non ero io con la mia carriera, ma la mia famiglia. E, come madre, mi sono resa conto che avevo un problema, perché non era tanto facile trovare prodotti di questo tipo. Parlando con altri genitori ho constatato come tutti avessero difficoltà a trovare un marchio che consentisse loro di fidarsi di ciò che davano da mangiare ai propri figli. Mi sono resa conto che c’era una possibilità nel mercato da colmare. Da anni mi impegno anche a sostenere Save the Children e il collegamento con la mia azienda e i bambini, a parte i miei figli, è stato naturale. Mi sono impegnata affinché un milione di pasti venissero consegnati ai bambini bisognosi. Con il progredire dell’azienda ci siamo resi conto che potevano perfino espanderci a quelli che abbiamo chiamato “i prodotti invecchiati”: gli snack. A questo proposito, mi diverto a dire che i miei figli si sono offerti di testare i prodotti e avevano veramente molto da dire.
Cosa auspica per Once Upon a Farm dopo l’Ipo?
Sono stata naturalmente molto felice, perché è gratificante vedere come questa azienda che ha una missione importante sia apprezzata e stia evolvendo verso la democratizzazione dell’alimentazione per le famiglie. La quotazione in borsa consente all’azienda di rimanere indipendente, promuovendo il cambiamento sistematico dell’alimentazione infantile a un livello ancora più ampio di quello già attualmente raggiunto. La transizione da un piccolo marchio biologico a un’entità pubblica è un modo per plasmare il futuro del cibo e per espanderci con nuovi prodotti.
Tiene tanto a questa causa, perché, in fondo, è un affare di famiglia…
Ho acquistato la fattoria storica, di famiglia, Locust Grove nel 2017 da mio zio Robert. Era un terreno di 20 acri, che era stato originariamente acquistato dai miei nonni nel 1936. È stato naturale utilizzare questo terreno per produrre le verdure biologiche e fresche e gli alimenti di Once Upon a Farm. In principio, ci tenevo semplicemente a continuare questo business, ma poi mi sono resa conto delle possibilità che avevamo e della differenza che potevamo attuare. Del resto, mi ossessiono letteralmente a tutti i progetti in cui credo.
Ora, la sua ossessione è pure per Hannah, il suo personaggio in The Last Think He Told Me, alla seconda stagione su Apple+.
Ho sentito da subito una forte connessione con questo personaggio, perché mi piace come evolva divenendo una donna sempre più forte e determinata. In particolare, nella seconda stagione è come se portasse a compimento tutti i suoi progetti e passasse lei all’azione, invece di essere la vittima passiva di quello che succede. Sono perfino produttrice, perché credo fortemente in questa storia, nella sua autenticità. Del resto, è stata la mia costante determinazione a portarmi dove sono arrivata. Mi piace prendere le decisioni ed essere io a guidare il mio destino.
L’articolo “Con la mia azienda voglio cambiare l’alimentazione infantile” è tratto da Forbes Italia.